Petit Fantôme e il sano gioioso “naif creare”

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Si fa chiamare Petit Fantôme ma il suo vero nome è Pierre Loustaunau e ha all’attivo più di qualche interessante collaborazione come quella con il gruppo almeno formalmente britannico (anche se il leader è fondatore è pur sempre francese) François & The Atlas Mountains, di cui ne è il tastierista ufficiale. Petit Fantôme è invece il suo progetto in solo tutto interamente made in France. La cosa più bella e se vogliamo politically correct all’epoca della diffusione ad oltranza della musica online è che Petit Fantôme offre su di un’omonima piattaforma web la possibilità di scaricare interamente e gratuitamente il suo ultimo album ‘Stave’ a condizione di lasciare un semplice like o uno share su facebook o twitter. E per questo gesto, il giovane Pierre va premiato e come minimo ripagato con interesse e dovuto passaparola. Certo l’artwork del sito e dell’album potrebbe lasciare in un primo momento interdetti visto che tutto rimanda a quel qualcosa di vagamente “hipster gioioso”. Ma l’abito non fa il monaco e se buon sangue francese non mente ecco che passando all’ascolto, escludendo qualche pezzo particolarmente chillout o peggio ancora surf-rock, prende vita quel sottile quanto affascinate romanticismo noir di cui solo i francesi sono capaci. Merito forse della sonorità della lingua stessa, che si sa almeno per noi italiani suona tanto melodiosa quanto nostalgica e poi il contenuto, i titoli e i testi. Fatta eccezione di alcuni brani come ‘Etre honnête’, ‘Une mélodie sans eau’, ‘Peio’ che ricordano molto da vicino lo stile di un altro cantautore francofono vagamente egocentrico alias Sébastien Tellier, Petit Fantôme si lascia comunque ascoltare con una certa gradevolezza ed attenzione. Di sicuro non siamo a livelli di grande profondità sonora e le melodie appaiono più come un’acquarello naif che una tela a colori ad olio, ma del resto nell’epoca in cui tutti si volatilizza in un batter di click chi non dice che la strategia giusta sia proprio quella della gentile superficialità? Menzione a parte infine merita il brano ‘Teahupoo’. Ancora una volta nulla di complicato o eccessivamente profondo, poco note e una voce in riverbero per plasmare la musica come fosse uno spazio da scavare ed allargare a proprio piacimento fino a rimanere persuasi da uno strano effetto di silenzio riflessivo. Un sano e gioso “naif creare” dunque, che tutto sommato si lascia piacevolmente ascoltare e nulla di meglio che un po’ di sana superficialità per cominciare il nuovo anno con qualche peso in meno di quello precedente.

Daniela Masella

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