Peter Pan Speedrock @ Jailbreak [Roma, 11/Gennaio/2007]

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“Vieni a vedere i Peter Pan Speedrock stasera al Jailbreak?”
“No.”
“Guarda che suonano come Gluecifer, Hellacopters e Motorhead”
“Ci vediamo lì alle 23”

Più o meno la conversazione avuta ieri con un amico che mi chiedeva, per l’appunto, di accompagnarlo a vedere questo gruppetto olandese di cui ignoravo l’esistenza (sempre meglio ammetterlo). Nel pomeriggio faccio qualche ricerca su Internet per ascoltare qualche brano, vado sul loro sito ufficiale, clicco sulla sezione link e trovo una serie di banner che mi fanno godere al solo leggerli. Sono bastati solo i rimandi ai gruppi “amici” per togliermi ogni dubbio. Provare per credere. Il Jailbreak di giovedi sera è un po’ triste. C’è poca gente, e i pochi convenuti sono amici della band di supporto, poi c’è la crew della band e 3/4 persone capitate per puro caso. Il gruppo spalla sono gli Steelfingers, un gruppo di ragazzuoli di Roma niente male davvero, in pista dal 2002 con all’attivo due EP e due demo. La miscela di rock’n’roll grezzo mi piace. Simpatici, allegri, suonano come i Rolling Stones d’annata con un’attitudine magari più punk, alla Clash, ed hanno un bel repertorio di canzoni cazzute. Ogni tanto spunta anche un’armonica per arrangiare i brani con un flavour più americano e il risultato è più che positivo. I Peter Pan Speedrock sono tre cazzoni. Di quelli veri. E di quelli brutti. Con il solo intento di ricreare un suono bastardo, il più possibile vicino ai Motorhead dei primi gloriosi tempi, e con le panze rigonfie di birra, hanno creato il caos. One-two-three-four e hanno sparacchiato a mitraglia una quindicina di brani uno più veloce dell’altro. Sembrava stessero facendo una gara con qualcuno. Ma non è tutto, perchè i cazzoni di cui sopra hanno anche delle canzoni vincenti con ritornelli che funzionano, sghembi e Oi, da urlare ubriachi alla luna d’inverno. Il pubblico, come detto miserissimo, apprezza alla grande e persino un ragazzo con le stampelle si mette ad agitarle tanto che il cantante si interrompe dice: “di quattro concerti in Italia la prima e unica persona che ci incita ha le stampelle!”. Ma se ne infischia e via a schitarrare un altro brano. Fortunatamente hanno un batterista inumano che tiene il tempo come il migliore Mikkey Dee, precisissimo e pesante che sorregge a torace villoso e possente il suono dei Peter Pan Speedrock. Prima del finale una divagazione tecnica del cantante sul perchè è meglio la “Three Horses” invece che l'”Heineken” e poi a chiudere una tripletta di canzoni schizzatemi in gola a velocità supersonica. Furiosi, feroci e avvelenati come pochi. Peccato per la pochissima gente, i ragazzi meritavano molto, molto di più.

Dante Natale

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