Peter Murphy + David J @ Cinzella Festival [Cave di Fantiano, Grottaglie 17/Agosto/2018]

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Per celebrare i 40 anni dalla fondazione dei Bauhaus, il magnetico Peter Murphy riabbraccia il vecchio sodale David John “David J” Haskins e inaugura il tour che li vedrà impegnati almeno fino a fine anno. A dispetto dei concerti già annunciati in inverno a Milano e Roma, a ospitare una delle primissime date in una notte di metà agosto è una spettacolare cava, resa di fatto un anfiteatro, nelle campagne di Grottaglie in provincia di Taranto, nell’ambito del Cinzella Festival. Scelta particolarmente singolare a una prima occhiata, in realtà una celebrazione essa stessa trattandosi di un ritorno 36 anni dopo il concerto dei Bauhaus tenutosi proprio a Taranto, negli anni in cui il capoluogo ionico era centro nevralgico nella penisola per appassionati delle sonorità post punk, dark, new wave che si sviluppavano in quel periodo, soprattutto in Gran Bretagna. A raccogliere le memorie di quell’epoca irripetibile ci avevano pensato due dei ragazzi che quell’avventura musicale l’avevano vissuta in prima linea, Giuseppe Basile e Marcello Nitti, pubblicando nel 2007 “New Sound, New Wave”: un volume che racconta una storia folgorante, quasi una favola incredibile, ancor di più per il sottoscritto che in quelle zone ci è nato e cresciuto e mai avrebbe immaginato un simile passato musicale glorioso, di un gruppo di amici che con caparbietà e piglio riuscirono a portare artisti del calibro di New Order, Simple Minds, Ultravox, The Cult, Siouxsie and The Banshees a esibirsi nella città dei due mari, una sequenza di aneddoti, foto e setlist di quelle serate e non solo, tra una foto degli stessi Bauhaus intenti a giocare a calcio a petto nudo prima del loro concerto e un Bernard Sumner rimasto per ore a mollo in mare, incantato a tal punto dalla bellezza del luogo da dedicarci il brano “The Beach”. Logico, dunque, che siano proprio Nitti e Basile a inaugurare la serata del 17 agosto nel nome di un’altra di quelle band che fortemente vollero a Taranto, i Sound di Adrian Borland a cui è dedicato il loro più recente libro “Meaning of a distant victory” e il documentario “Walking in the opposite direction” che presentano e che viene proiettato a seguire, un excursus avvincente quanto amaro della tormentata esistenza della band e soprattutto del suo leader, a tratti da pugno nello stomaco quando si fa riferimento senza remore ai problemi psichici di Borland, accentuati dalla frustrazione derivata dallo scarso successo riservato alla band prima e alla sua carriera solista poi, la scioccante rivelazione del tentato omicidio del padre e la caduta in una spirale senza uscita, fino al suo suicidio nel 1999. Una proiezione che non lascia indifferente il pubblico ma il più colpito sembra Micheal Dudley, storico batterista dei Sound ospite della serata, pronto sì a offrirsi alle richieste di foto dei fan ma forse comprensibilmente provato dalla visione.

Veloce spostamento nell’area concerti che nelle altre serate di questa edizione del Cinzella Festival ospiterà anche Frah Quintale, Nothing But Thieves e Goblin: l’area del palco è enorme e la struttura è montata solo su parte di esso, si può stare in piedi o comodamente seduti in gradinata e c’è una buona affluenza, tra i presenti il colore dominante è ovviamente il nero. Sono David J e gli altri due musicisti, John Andrews alla chitarra e David Slupski alla batteria, a salire per primi ma le luci sono tutte per Peter Murphy. A 61 anni suonati, sfoggia un fisico asciutto, è elegantissimo in camicia bianca e soprattutto regala una performance incredibile per intensità e teatralità: luciferino, vampiresco nelle movenze sinuose con un foulard, inarrestabile da un lato all’altro dello stage, perfino in solitaria nell’area oltre la struttura metallica del palco per la gioia di staff e security e con una potenza vocale che riesce ad ammaliare e restituire intatto il fascino dei brani storici dei Bauhaus, complice una band a pieni giri che spedisce il pubblico in una dimensione lunare, lugubre, elettrica, tra flanger, riverberi, telluriche bordate e atmosfere più decadenti. La parte del leone la fanno i brani di “In The Flat Field”, del resto nel prossimo tour dovrebbero eseguirlo in tutta la sua interezza, micidiali i pezzi da novanta “She’s in Parties” e “Bela Lugosi’s Dead” oltre a “Kick In The Eye”, “God in An Alcove”, “The Passion of Lovers”. Gli occhi sono puntati fissi Murphy che da il giusto merito ai suoi compagni, solleva una corona fino ad incoronarsi, si dedica a intermezzi alla melodica e durante una coda strumentale cita “I Say a Little Prayer” aggiungendo “Say a Little Prayer for Aretha Franklin!”. Una serata piena di pathos e rievocazioni, emozionante tanto per chi “c’era” già allora quanto per i più giovani.

Pierdomenico Apruzzese

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