Peter Hook @ Magazzini Generali [Milano, 25/Novembre/2010]

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Rieccoci a parlare di lui, Peter Hook, dopo il concerto al Moonlight Festival di Fano (leggi). L’unico dei tre Joy Division resosi disponibile a celebrare un trentennale così importante per tutti coloro che li hanno apprezzati ed amati. Ma può essere? In una recente intervista ha dichiarato apertamente riguardo ad una possibile reunion con Summer e Morris che “non mi hanno mai chiesto cosa ne pensassi, allora io non ho chiesto niente a loro”. Il solito Peter Hook; va dritto al sodo, senza mezzi termini come lo era da giovane: un’attitudine più “punk” che post-punk. Praticità, effetto e un forte ego, questo era e questo è, sia all’epoca dei New Order che ora con questo spettacolo portato in giro per il mondo rincorrendo una stella cometa inafferrabile come Ian. A Fano, non ci si era resi conto di quanto fosse reale questa percezione, tant’era l’attesa. Stasera, invece, mi sembra di capire che fondamentalmente “sor” Peter un po’ ci stia marciando: gioca con i nostri desideri, con le nostre aspettative. Un forte ego, come dicevo, che fa a cazzotti con il senso della serata. E sul finale arriva la conferma quando interrompe bruscamente ‘Trasmission’ perché qualcuno sta discutendo animatamente e, a quanto pare, anche giustamente con la security. Fin qui nulla di strano se non fosse per il fatto che se la prende col malcapitato, poi prova a riattaccare il pezzo da dove l’aveva lasciato e infine getta la spugna passando all’ultimo bis ‘Love Will Tear Us Apart’. Non ci vedo più. Mi allontano gridando un bel “fanculo”.

Se questa è stata la fine del concerto, l’inizio invece è andato diversamente. Molta aspettativa, molta confusione. I Magazzini Generali sono stati letteralmente invasi nel giro di un’ora e mezza anche da ultra-cinquantenni vestiti in maniera sobria, borghese, con la faccia di chi ha lasciato qualche pratica sbrigata a metà sulla scrivania del proprio ufficio o di chi ha appena discusso con la figlia per essere rincasata troppo tardi la sera prima. Ogni faccia è una storia a se. Un divertente esercizio freudiano che mi rapisce per un’oretta prima che attacchino i romani Confield. Partono come un diesel e conquistano tutti gradualmente. Gli applausi arrivano quando mollano le influenze “interpoliane” e, a ritroso, passando per motivi simili ai primi New Order, si avvicinano con l’ultimo pezzo, ‘Night Bus Lovers’, al post-punk doc targato Manchester.

Rapido cambio palco e via con questa carrellata di pezzi fantastici anticipata sul sito del locale che ha come cuore il primo album dei Joy Division ‘Unknown Pleasures’. Impugno la camera appena vedo Hook ma mi viene immediatamente intimato di riporla in borsa (“Il manager ha tassativamente vietato di fare foto”). Non ci capisco più un cazzo. E’ come se ti dicessero che è possibile entrare in Parlamento con una rivoltella, ma non puoi usarla. Ok, mi incazzo un po’, ma poi su ‘Leaders Of Men’, mi lascio sedare dalla strofa “The leaders of men/Born out of your frustration/The leaders of men/Just a strange infatuation”. In fondo, è un po’ il senso di tutto il ragionamento di prima, di questa forma particolarissima di (auto-)celebrazione. Mi godo pezzo dopo pezzo il concerto sino a ‘She Lost Control’, ‘Shadowplay’, certamente tra le canzoni più note dei Joy Division. I bis partono con ‘Warsaw’, che da secondo pezzo della scaletta è stato retrocesso a terzultimo posto, per poi concludere come si era iniziato questo report, ovvero con una leggera perplessità circa le reali motivazioni che hanno spinto Peter Hook a celebrare qualcosa che pare sia ormai molto, troppo distante da lui e da quell’equilibrio fascinoso che i quattro ragazzi di Manchester hanno mantenuto per anni.

Andrea Rocca

Setlist
At A Later Date
No Love Lost
Leaders Of Men
Failures
Digital
Glass
Disorder
Day Of The Lords
Candidate
Insight
New Dawn Fades
She’s Lost Control
Shadowplay
Wilderness
Interzone
I Remember Nothing

Encore
Warsaw
Transmission
Love Will Tear Us Apart