Pestilence @ Init [Roma, 20/Maggio/2011]

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Ennesimo evento thrash-death metal per l’Init, ancora un bel bagno di folla impazzita nella sala live. Sembra in effetti essere quasi una costante: un lungo cartellone con almeno tre gruppi fra i più pesanti del panorama metal odierno ed una headliner pesante ed attesissima. Folta folla di chiome urlanti, pronte come sempre ad impazzare sotto il palco, un tipo di manifestazione aggressiva che caratterizza gli ormai collaudatissimi concerti thrash all’Init. Il cartellone di stasera recita: C.F.A., (che purtroppo ho perso a causa del maledetto traffico di Roma), Antropofagus e Pestilence, una bella dose massiccia di metallo pesante che sembra aver raccolto parecchia “gentaccia” all’ingresso del locale. Appena dentro si incappa in una lunga tavolata con esposizione di magliette, CD di gruppi introvabili o meno, spille, adesivi e cappellini, la solita mostruosa esposizione che accompagna eventi di questa portata, ovviamente tutto rigorosamente a tema. Da segnalare una buona prova della band Bolognese che accompagna i Pestilence a Roma: gli Antropofagus. Sembrano avere un ottimo seguito anche qui a Roma, superando piacevolmente i recinti campanilistici con un’ottima esecuzione, pezzi molto tecnici legati a tempi sincopati, peccato per il solito line-check eseguito sul posto: la chitarra spariva frequentemente nelle linee di batteria drasticamente onnipresenti e la voce, gia poco comprensibile per il genere, presente ad intermittenza, causata forse da un guasto al microfono. Un vero peccato, anche se alla fine, il pubblico sbraita comunque per loro, e sottopalco, il solito delirio.

Una breve pausa per un rapido check anche per i Pestilence, e mentre osservo i cambiamenti sul palco, mi rendo conto che non vi sono amplificatori per chitarra. Più di qualcuno fa la mia stessa osservazione a voce alta, ed è proprio vero: a parte quello per il basso, le due chitarre (parliamo di ben otto corde!) passeranno per delle effettiere digitali che riamplificheranno direttamente nell’impianto voce. Si tratta di una strana usanza per una band death di questa portata, una cosa che sinceramente mi ha lasciato perplesso da subito, anche se ovviamente sono scelte. Poche note di prova, quindi la band compare sul palco, qualche parola in italiano farfugliato da parte di Patrick Mameli (che ovviamente non suonerà il nostro Inno, anche se qualcuno della folla pare averlo chiesto) quindi le note distorte partono dirette con l’effetto di un sasso contro la vetrata di una chiesa. Da segnalare la presenza di Jeroen Paul Thesseling, già conosciuto nella line up degli Obscura, mentre alla chitarra solista ed alla batteria, vi sono rispettivamente Patrick Uterwijk e Yuma Van Eekelen. Voce potente e roca, leggermente sforzata quando le note salgono in alto, là dove lo studio può aiutare in molti modi, la performance live non può certamente tradire il vero, e le carenze forse tecniche fanno spesso capolino, anche se in realtà non sembrano disturbare più di tanto lo spettacolo. La band olandese, ha appena sfornato un nuovo lavoro intitolato ‘Doctrine’, lavoro che sinceramente lacia un po’ il tempo che trova (niente a che vedere con ‘Testimony of the Ancients’) e la mia paura che la band avesse intenzione di suonare solo quello, rimane un tantino in bilico (per fortuna) come si dice, la verità stà nel mezzo. A parte la prestazione che reputo comunque più che sufficente, il pubblico sembra comunque gradire, ma si tratta di “quella folla”, tanto affamata da masticare letteralmente ogni nota gli possa essere suonata davanti. Il suono aimè, rimane la grossa pecca di questa serata, ancora una volta i tecnici esterni hanno eseguito un rapido line check, è vero che non stiamo per ascoltare suoni puliti floydiani, ma non vedo il motivo di sprecare una potenziale “ottima acustica” in quel modo: Pessima scelta! Il segnale positivo arriva dall’evento stesso, un’ottima risposta di un pubblico che sembra non aspettare altro, segno forse che il panorama metal è ancora più che vivo, ed al momento l’Init, appare come il miglior ritrovo per questo genere che molti credevano sepolto (almeno a Roma).

Il concerto in sintesi:
Band: 6 Sufficenza piena per entrambe le formazioni, anche dal punto di vista scenico.
Suono: 5 anche stavolta, il line-check tradisce le possibilità ben più elevate, come a dire “il ragazzo ha le capacità ma non si applica”.
Pubblico: 8 il solito pubblico delle serate metal, energico e piacevolmente avvolgente, anche se scattare foto dalle panche laterali non è certo il massimo.
Location: 7 ottima affluenza nonostante la poca pubblicità in rete, sono curioso di vedere la prossima data in primissima fila.

Stefano D’Offizi

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