Perturbazione @ Blackout [Roma, 29/Marzo/2014]

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Non c’era bisogno di Sanremo per sapere che i Perturbazione sono una delle gemme più preziose nello scrigno del pop italiano. La loro partecipazione al Festival più chiacchierato dello Stivale, tuttavia, ha rappresentato il coronamento di una carriera fatta di sacrifici, umiltà, sudore, chilometri e tante potenziali hit che sono rimaste nel cuore dei fans ma non hanno mai raggiunto a dovere il grande pubblico. I passaggi radiofonici e televisivi con ‘L’unica’ non sono soltanto un premio morale per l’impegno profuso nel corso della carriera, ma soprattutto l’occasione per far scoprire il pop raffinato dei piemontesi alle orecchie di chi ne era rimasto ancora colpevolmente ignaro. In tanti accorrono dunque al Blackout di Via Casilina per tributare la band, con una lunga ordinata fila al momento dell’apertura dei cancelli (e chissà se, qualora non ci fosse stata la concomitanza del concerto di Brunori Sas all’Atlantico, si sarebbe raggiunto il sold-out). Alle 22.30 sale sul palco Daev, musicista romano a cui spetta il compito di dare il via alla serata. In mezz’ora abbondante il cantante, imbracciata la sua chitarra acustica, sciorina i pezzi del proprio EP, tutti in lingua inglese (la pronuncia è apprezzabile). La proposta di Davide è un cantautorato su cui Damien Rice e Jeff Buckley hanno esercitato forte influenza. Nonostante l’accompagnamento di un violoncellista e una voce che sa esaltarsi sulle tonalità più acute, l’esibizione scorre via incolore e i brani, scanditi da una chitarra arpeggiata molto minimale, non decollano mai. A danneggiare il ragazzo, sulla scena da più di dieci anni, è tuttavia un siparietto sgradito in cui, dopo aver annunciato di essere in chiusura, qualcuno tra gli astanti lo canzona. Per carità, l’ignoranza e la maleducazione di chi poteva piuttosto tacere sono del tutto deprecabili, ma invitare il soggetto in questione ad uscire a mo’ di alterco e poi ringraziare “in particolare quei pochi che sono venuti appositamente” ad ascoltarlo inficia l’artista e lo fa passare per “rosicone”.

Un rapidissimo cambio palco ed arriva il momento dei Perturbazione, disposti sul palco in schieramento 3-3 con il chitarrista Gigi Giancursi, il frontman Tommaso Cerasuolo e la violoncellista/tastierista Elena Diana in prima linea e il batterista Rossano Lo Mele, suo fratello Cristiano alla chitarra e il bassista Alex Baracco sullo sfondo. L’incipit è affidato alla title-track dell’ultimo disco ‘Musica X’, nel quale i piemontesi hanno cominciato ad arricchire la propria proposta di elementi elettronici, supportati dalla produzione di Max Casacci dei Subsonica. L’accoglienza è calorosissima e il pubblico canterà i testi per tutto il corso del set, mentre la band mostra la propria abilità live: i Perturbazione sono una garanzia di qualità ed emozione. Si torna al 2005 con l’unico estratto da ‘Canzoni Allo Specchio’, l’ottimo singolo ‘Se Mi Scrivi’ (nel video figurava anche Carlo Lucarelli). I suoni non sono ben assestati, i volumi appaiono da subito troppo alti – no, non siamo noi che stiamo invecchiando, fidatevi – e soprattutto all’inizio vi è una forte predominanza delle tastiere a discapito dei restanti strumenti che ne vengon fuori impastati. Con il proseguire del concerto la situazione sembrerà assestarsi. Sembrerà. Procediamo con ordine: dopo ‘Diversi Dal Resto’ viene eseguita ‘Buongiorno Buonafortuna’ direttamente dal penultimo ‘Del Nostro Tempo Rubato’, a parer di chi scrive il migliore album dei Perturbazione insieme a ‘In Circolo’, dal quale invece viene riproposto il classico ‘Il senso della vite’ in un fresco arrangiamento che cita anche ‘Blitzkrieg Bop’ dei Ramones. La band è in formissima e Tommaso canta con incredibile capacità nonostante la situazione dei volumi sul palco non sia dalla sua. La scaletta è stupenda, si passa dal pezzo sanremese ‘L’Italia vista dal bar’ a ‘I baci vietati’, passando per il singolo di ‘Pianissimo Fortissimo’ ‘Battiti Per Minuto’ – meraviglioso il violoncello di Elena – e la marziale ‘Questa è Sparta’ con lettere luminose sullo sfondo che vanno a formare il nome del gruppo. L’atmosfera è familiare nonostante il gran numero di presenti e l’umiltà e la passione con le quali i sei stanno sul palco è tangibile. La bellissima ‘Mondo Tempesta’ cede il passo a ‘Portami Via Di Qui Sto Male’, azzeccata cover in italiano di ‘Get Me Away From Here, I’m Dying’ dei Belle & Sebastian. Sulla struggente ‘Del Nostro Tempo Rubato’, mentre la sezione ritmica lascia momentaneamente il palco, Tommaso scende in mezzo al pubblico per cantare il brano e godersi l’abbraccio dei presenti. Dopo ‘La Vita Davanti’ arriva l’atteso momento dell’indovinato singolo sanremese ‘L’Unica’, con tanto di reprise finale e accennato balletto disco-dance da parte di Gigi, Cristiano e Alex. La sfrontata cover del classico dei Rolling Stones ‘Let’s Spend The Night Together’ chiude meravigliosamente il concerto con Tommaso nuovamente tra la folla e forsennato sing-along finale del pubblico. Non c’è nemmeno il tempo di scendere dal palco, la band è subito richiamata per i bis di rito ed è qui che, definitivamente, si palesano tutti i difetti dell’impianto. Se su ‘Chiticapisce’ i fischi dei microfoni cominciano a prendere il sopravvento, malauguratamente è il pezzo più amato dai fan, ‘Agosto’, quello che esce distrutto nell’esecuzione, principalmente per i volumi di palco elevati e per i suoni confusionari. Tommaso scende tra la folla e preferisce far cantare il suo pubblico, prima di esibirsi in un pezzo a cappella. ‘Nel Mio Scrigno’ chiude mestamente il concerto, con il frontman che si scusa per aver esaurito le cartucce vocali e per l’impianto acustico che ne ha inficiato le gesta finali. Un’uscita di scena che non scalfisce però le emozioni provate durante il concerto, le cui problematiche vedono la band completamente esente da colpe. Perturbazione piezz’e core.

Livio Ghilardi