Perché in fondo da Parigi a Montreal il passo è breve e si chiama Gold Zebra

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Ci sono diverse etichette basate a Montreal, tra cui una che si chiama Visage Musique, che producono piccole perle di artisti, sconosciuti ai più, ma che a volte sbarcano in Europa per dei tour estivi, invadendo di preferenza la Francia – paese con cui lo stato canadese intrattiene da sempre interessanti collaborazioni musicali – e permettendo cosi alle orecchie più attente del vecchio continente di incontrare suoni ineccepiibilmente concepiti e dannatamente gradevoli. Un duo tra tutti i Gold Zebra. Con all’attivo solo pochi lavori e un remix da parte dei parigini Scratch Massive (leggi) i Gold Zebra seducono e ipnotizzano sin dal primo ascolto ed il perché è presto detto.

Integralisti devoti ed appassionati dellla cosidetta “disco noir”, i Gold Zebra riescono con solo un sintetizzatore analogico e la voce femminile di Julie – un’affascinante discreta mescolanza tra inglese e francese, come solo i montrealini sanno fare – a dar vita ad un suono caldo ed avvolgente, a volte melanconicamente strazziante, ma in ogni caso capace di mettere in primo piano un elemento spesso e volentieri assente nella musica contemporanea: l’emozione. Un breve approffondimento di qualche brano potrà meglio chiarire quanto affermato. Primo tra tutti il pezzo ‘Back in the dust’ (ascolta), massima celabrazione della “loneliness”, ‘Back in the dust’ con un sintetizzatore spinto all’ennessima potenza al punto da rendere quasi impossibile distinguere altri suoni al di fuori di esso, si fa il perfetto accompagnamento al concetto di solitudine, declinato in tutte le sue forme dalla voce di Julie con parole come solitaire, sadness, tristesse, per approdare infine alla desolante overture che lascia senza fiato del refrain “cause I was far away, back in the dust anyway”. Poi il brano più recente ‘Invisible Desorder’ (ascolta), italo disco atroce e melanconica, invisibile presa di coscienza nichilista dalla probabile fine di un amore e delll’esistenza più in generale. Ma la best track del duo si conferma senza ombra di dubbio ‘Love, French, Better’ (ascolta), il brano ripreso appunto anche dagli Scratch Massive. Si comincia con un cantato-parlato in francese, disilluso e neo-romantico dove si possono captare vocaboli come trahisse, une histoire, un instant, un moment, un minute, le matin, le soir, e frasi tristemente utopiche come “je serai où je suis, dans tes reves et dans ta vie”, per poi passare, nella seconda parte, ad un inglese più forte e marcato, base di affermazioni come “Love French is better, this gonna change my life for ever and ever” che svela il senso del dualismo linguistico. I Gold Zebra si servono infatti del francese, la lingua dei poeti maledetti, della poesia di Rimbaud, Verlaine, Baudelaire per il mondo della reverie, del sogno lontano e in quanto tale non realizzabile, per poi passare all’inglese al fine di descrivere una realtà più concreta, vissuta, legata alle vicissitudini di questo mondo, di cui a volte sembra addirittura più difficile prendere coscienza visto che “I can’t tell you what I feel”.

Un’occhiata veloce sulla pagina facebook del duo permetterà ai più curiosi di scoprire novità e date del tour in Europa, per gli emigrati su Parigi si segnale la tappa prevista il prossimo 7 giugno al famigerato Point Ephémère.

Daniela Masella

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