People Light People @ Circolo degli Artisti [Roma, 28/Ottobre/2007]

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Una sequenza fotografica. Basterebbe sfogliare l’album dei ricordi di questa serata per avere un’idea sugli effetti provocati dalla “luce”. Quando questa viene incanalata, costretta, musicata, rallentata, eretta a scenografia, condotta, filmata. Il terzo appuntamento griffato Lenti Eventi è stata un’immersione in un acquario di luce rarefatta. Dopo la carta e le sue varianti applicative. Dopo le stanze gioiosamente pop. Ancora multimedialità creativa nella domenica aperitivo del Circolo degli Artisti. Che viene trasmutato in un palcoscenico incantato. Fatato. Tra spicchi di cielo fluorescente accarezzati dal colore rosso. Ambienti caldi. Rilassanti. Sognanti. Mentre si varca la sala “piccola” si ha la sensazione di entrare in un altro mondo parallelo. Un sussulto. Uno stargate realizzato con superba maestria dai ragazzi di Astic Studio composto da sette cilindri alti tre metri. Dove la luce incastrata viene modulata dal rumore d’atmosfera. Rumore bianco tra proiezioni su sfondo nero. Perdersi è l’unica via. Senza la rincorsa del tempo. Senza tutto quello che c’è fuori.

Sul palco altri sei cilindri trasformano lo stage in una sorta di anfiteatro. Un colonnato policromatico che donerà statuaria superbia allo show degli svedesi Mixtapes & Cellmates. Un altro effetto di luce. In una sala dove campeggia (davanti al mixer) la consolle rialzata imperlata di lucine dicembrine. L’altare da dove prenderanno vita i Dj Set affidati al sottoscritto e a Valentina Catalucci. Una piacevole staffetta ad accompagnare i numerosi avventori che un po’ alla volta iniziano a prendere visione delle cristalline installazioni.

Arrivo con un po’ di anticipo sulla tabella di marcia. Come sempre. Come al solito. Io e la puntualità abbiamo ormai un legame indissolubile. Alle 19.15 comincio a dare sfogo alla scaletta assolutamente shoegaze mentre scorrono le immagini di un film in precedenza scelto con l’aiuto del geniale cinefilo Aguirre. Sono i 45 minuti del secondo mediometraggio del funambolico Shinya Tsukamoto: “Le Avventure Del Ragazzo Del Palo Elettrico” realizzato esattamente vent’anni fa. La storia di Hikari e della sua deformità. La lotta contro i vampiri. Il dolore. La vittoria e la riconsegna della luce al mondo. Perfetto.

La serata è umida. Figlia di un tempo dondolante tra il freddo ed il sole da ottobrata capitolina. Le pennette sono piccanti. Il riso con le cozze. Fanciulle svedesi che chiedono a ripetizione la locazione del bagno. Ragazzi svedesi che chiedono impazienti l’ora del concerto dei loro conterranei. La pattuglia Nerds Attack! decimata ma presente. Il vino rosso. Gli amici. Scorrono i clip e i corti de Il Posto delle Fragole. C’è attenzione. Mentre fuori le conventicole si moltiplicano vocianti. Dolci divani accolgono coppie di innamorati. Di rilassati curiosi.

Puntualissimi alle 22.20 salgono tra la luce avvolgente i giovani ventenni venuti dal freddo. A presentare il nuovo disco omonimo distribuito in Italia dalla My Honey Records. Di nero vestiti. Perfetto contrasto con la seduzione della loro musica di estrazione shoegaze bagnata dal classico elettro-indie di stampo continentale. I brani funzionano. Sono bravi. Si calano nell’umore dell’avvenimento. E per la prima volta dopo decenni torno a vedere dei musicisti che si muovono “guardandosi le scarpe”. Ma l’effetto è tale che il sound vibratamente rarefatto in molti frangenti si fonda magnificamente con i colori tutt’attorno. Magia cromatica. Applausi. Un bis meritato.

Nell’ultima ora che conduce alla mezzanotte mi riapproprio dell’altare luminoso. Ripartendo emozionalmente da quella musica che più di ogni altra riesce (forse) a seguire il cammino della luce. Gente che va, gente che viene. Rincorse al buio. Anfratti di estasi e ristoro. Mentre fuori il freddo punge le guance ancora accaldate. I battiti che provengono dall’altra sala sembrano austeri, frastornanti rintocchi che non concedono tregua all’avanzare della notte. Che però in un lampo agguanta la scena. Il buio scandisce il termine dell’avvenimento. Volti soddisfatti. Volti stanchi. Volti amici. Mentre le colonne, quasi ci trovassimo in un antico foro, rimangono a vigilare su un nuovo giorno. Domani. Che sarà ancora pieno di sorprese. Come lo scrigno incantato con su scritto: LENTI EVENTI.

Fine.

Emanuele Tamagnini

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