Pelican @ Parco del Torrione Prenestino [Roma, 23/Luglio/2013]

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Concerto che promette fuoco e fiamme all’interno della rassegna Pigneto Spazio Aperto con in scena i Pelican, band americana che propone una sintesi fra sludge e post rock, raggiunto al meglio nel primo episodio della loro carriera discografica: ‘Australasia’. Tornati a Roma a cinque anni di distanza, il numero di tempo sufficiente per sbollire il furto di tutta la strumentazione presente nel loro van (avvenuta mentre i ragazzi visitavano la capitale), i Pelican, orfani di Laurent Schroeder-Lebec, si presentano sul palco con Dallas Thomas alla chitarra. Arrivato troppo tardi per gustarmi l’apertura dei Molotoy, faccio appena in tempo a sorseggiare una birra e bivaccare prima dell’inizio dello show. Il pubblico è più numeroso di quanto mi aspettassi per un gruppo tutto sommato di “nicchia”, ed anche piuttosto eterogeneo, non tanto d’età quanto di genere.

Salita la band sul palco tutte le mie aspettative si frantumano di fronte a un’inesorabile verità: il volume è TROPPO basso. Lungi da me attaccare fonico, organizzazione, band, tutti vittime di questa amara realtà che dimostra ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, che gli spazi a Roma per concerti di medio calibro – in particolare d’estate – sono o nulli o proibitivi per talune proposte. Premesso che avrei rosicato pure se fosse stata una band di un altro genere, è veramente difficile godersi il live di una band che per sua natura necessita di suonare a un volume alto con così pochi decibel. E dire che c’ho provato in tutti i modi a non lasciarmi influenzare da questo intoppo, convincendomi che il valore della band non è solo proporzionale al volume dei loro amplificatori. Tuttavia, non serve essere dei fanatici del genere per comprendere che talune band non possono fare a meno della violenza sonora per esprimere a pieno la loro proposta musicale. A questo proposito torna in auge un discorso fra il pratico e il politico relativo al concatenarsi di permessi prima per organizzare uno spazio, poi per fare in modo di farci suonare le band, per poi ritrovarsi a dover farle suonare con “er volume de Topolino”, come dice un mio caro amico, perché ci sono i palazzi a trenta metri. Capisco che la cultura faccia schifo a questo paese ma magari il comune in primis dovrebbe impegnarsi a proporre spazi alternarivi per chi organizza questo genere di eventi. Tornando al live i Pelican hanno fatto uno show impeccabile, salvo un Larry Heweg (batteria) un po’ macchinoso a tratti. Purtroppo il gruppo ha escluso del tutto i brani di ‘Australasia’, che, come avrete capito, è il mio disco preferito del quartetto di Chicago. Un’oretta di concerto per una band che spero di rivedere molto presto, magari al Traffic per uscire con le orecchie che mi fischiano.

Luigi Costanzo