Pazi Mine @ Traffic [Roma, 31/Maggio/2007]

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E’ l’ultimo giorno di maggio. Ma è come se fosse l’ultimo giorno del mondo. Il Traffic è avvolto da una brezza pungente che dona senza volerlo un suggestivo aspetto surreal-spettrale alla serata. Alcune figure nerdiche sono convenute per assistere, con curiosità, all’esibizione del duo ferrarese dei Pazi Mine (da pronunciarsi proprio così vista l’origine balcanica delle due parole) anticipata dai tre Aphorisma che provvedono con la solita perizia sonica a scaldare un ambiente purtroppo poco numeroso.

Curiosità. Il destino della musica è sempre ruotato attorno a questo sostantivo. Quando manca, l’orizzonte si fa di colpo plumbeo, impalpabile, quasi invisibile. Al contrario quando se ne è pervasi lo stesso orizzonte prende i colori della gioia, della sorpresa, della scoperta. Invecchierò parlando della curiosità. Che smuove l’intelletto. Sollecita i sensi. Rinvigorisce il cuore. In fondo è così semplice innamorarsi.

La produzione di Sara Ardizzoni e Mirco Gargioni – che ci auguriamo presto possa vedere la luce in forma ufficiale – è stata curata dall’onnipresente Giulio Favero con un ospite d’eccezione che risponde al nome di Brian Ritchie dei Violent Femmes presente in un brano. Gargioni è un batterista eccezionale. Eclettico. Che percuote la scarna strumentazione con tutta l’esperienza del girovago continentale. Scandisce il tempo alle sinuose linee chitarristiche, a tratti sghembe, cariche di noise, avvolgenti, della filiforme quanto affascinante compagna. Valichi strumentali che cerebralmente empatizzano i presenti consci di assistere ad una proposta “alta” e mai banale. Ai confini con l’improvvisazione wave rumorista. Con la voglia di fermare un battito d’ali. Un attimo in più. Un minuto oltre quella luce. Che ora è lontana e che alla fine ritroveremo dentro di noi. Un enorme (ap)plauso alla professionalità, alla disponibilità e al talento dimostrato. Aspetti che saranno fondamentali per il futuro dei Pazi Mine meritevoli d’ogni bene artistico. E’ solo l’1.30 quando caracollanti riemergiamo con un sorriso sulle labbra. La soddisfazione si dissolve però ben presto al momento di prendere strade inevitabilmente diverse. E’ notte. Anche per il destino.

Emanuele Tamagnini

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