Payback + Ebola + Undertakers @ Circolo degli Artisti [Roma, 23/Aprile/2007]

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Concertone! Il release party del nuovo disco dei Payback che aspettavo da una vita, e come al solito la serata si risolve in una moltitudine infinita di gag da parte dei gruppi e degli amici che non vedevo da un po’ di tempo. All’inizio dell’esibizione degli Ebola il Circolo stenta un po’ a riempirsi ma le cose migliorano con il passare dei minuti. La loro musica è influenzata soprattutto da metal e grind (blast beat come se piovesse e completa assenza di frequenze medie) con un occhio di riguardo al caos totale dei Converge e alla completa follia dei Burnt By The Sun; dotati di una tecnica mostruosa (soprattutto il batterista, uno dei doppi pedali più veloci di Roma) suonano mezz’ora alternando pezzi dell’ultimo disco e pezzi più vecchi. A livello di impatto sonoro soffrono un po’ l’assenza di un chitarrista ma l’esibizione rimane comunque buona e ai livelli del loro standard.

Appresso gli Undertakers. Non fanno molti concerti a causa del loro batterista che abita a 600km di distanza da Roma (in Puglia, è anche il drummer dei Traitor altro gruppo grindcore strepitoso) e infatti stasera è stato sostituito dal primo pesta pelli della band. La loro esibizione è stata una gag totale. Qualche giorno fa mi chiedevo insieme ad un mio amico che cosa dovesse fare un cantante nelle parti strumentali dei pezzi, perchè mica è facile rimanere sul palco senza fare nulla e non passare per deficienti. Lui proponeva di passasse in giro per il pubblico con un vassoio pieno di tartine o stuzzichini per allietare l’attesa, che potrebbe non essere una cattiva idea. O sennò si può fare come il cantante degli Undertakers: rimani sul palco a fare il cretino senza nessuna pretesa da poser o da metallaro sfigato che deve fare le facce cattive. No perchè questo gruppetto fondamentalmente fa grindcore, quindi mica una musica da ragazzini adolescenti kefiah muniti, i testi dovrebbero parlare anche di cose abbastanza serie a giudicare dai titoli delle canzoni (“Riot Maker”). Ma io impazzisco quando i gruppi seri non si prendono sul serio. E infatti la loro esibizione è stata una valanga di gag. Enrico (il frontman) che tra uno strumentale e l’altro ballava facendo il moonwalker o altre mosse alla Michael Jackson [i Jackson 5 sono fighi], correva avanti e indietro per il palco o ancora meglio correva sul posto tipo rudeboy ma senza tromba in mano, citava frasi leggendarie di Robertò (Hellnation) come per esempio “Baustelle, porco#@&”. Una figatona! Credo di non aver mai riso così tanto ad un concerto del genere. Ah, dimenticavo, musicalmente sono una vera cannonata, ma io consiglio di vederli dal vivo, sono tra i migliori animali da palco della capitale, peccato suonino così di rado.

I Payback. Ormai al terzo disco, 300Kg di muscoli e panza da birra tra cantanti e chitarrista, una miriade di concerti in Europa e italietta, membri di tutti i maggiori gruppi OI!/HC italiani e, non smetterò mai di ripeterlo, tra i gruppi attitudinalmente più veri in circolazione. Adesso si inizia a scaldare l’atmosfera. Sapendo che si ballerà parecchio mi tolgo felpa e occhiali. Soprattutto conoscendo il modo di ballare particolarmente violento degli skin. Ma a me non ha mai dato fastidio in quanto non c’è mai nessuna voglia di fare male, è solo uno dei tanti modi di smaltire il fomento da concerto, c’è chi si dimena a scatti come un cretino e chi preferisce sgomitare a destra e a manca, sono punti di vista. Il concerto inizia, si aprono le danze, i Payback suonano canzoni da tutti e tre i loro dischi. I pezzi nuovi sembrano molto più indirizzati alla nuova scuola dell’HC americano che si lascia influenzare dal metallo tipo i Terror o le parti più mosh dei Madball, mentre le prime produzioni erano più influenzate dall’ Oi! e dall’ HC rozzo e crudo alla Slapshot o alla Cro-Mags. Ad alcuni non ha fatto particolarmente piacere questa tendenza ad ispirarsi alle New Sensation americane, ma io lo considero solo come un altra tappa dell’evoluzione del gruppo che ci propone ad ogni uscita cose sempre diverse con suoni sempre migliori. A differenza di quanto pensavo anche i pezzi nuovi, che mai erano stati fatti dal vivo, riscuotono un grande successo danzereccio, anche se sono nulla paragonati agli antheme come “Roots” o la cover dei Cro-Mags “Hard Times” (“Payback! Skinheads!”), dedicate come sempre ai “boccioni”. Tutta l’esibizione è praticamente open-mic, volano calci e pugni in mezzo al pit, un continuo volare per terra di gente, la puzza di ascelle sudate (una costante delle loro esibizioni) che condisce il tutto ma che fa parte dello spettacolo come gli spadoni per i defender. Oltre a tutto questo c’è anche lo special guest: “Pelle” batterista dei Woptime (storica band HC torinese) il quale suona un pezzo dei Payback ed esce tra gli applausi. Finisce il concerto e me ne vado sudaticcio e pieno di acciacchi, ma di buon umore perchè è stato uno dei migliori concerti dell’anno. L’attitudine paga….

Andrea Di Fabio

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