Paus @ Spazio211 [Torino, 7/Marzo/2015]

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Eccomi qua, all’ennesimo sabato sera da nerd. Tutti i miei conoscenti sono a sbronzarsi in centro, mentre io sto disteso sul divanetto da esterni dello Spazio211 a fumare da solo. E quando dico da solo, intendo nel senso letterale del termine. Tutti i partecipanti alla serata sono dentro a gustare i Maniaxxx, mentre io invece tengo il broncio come un monello. Simpatici, lunatici, anche divertenti sti ragazzi ma io sono andato lì per sentire ben altro. Precisamente sono stato mandato a vedere i Paus. Dico così perché qualche settimana prima un caro amico li aveva persi a Londra causa sold out. Lo stesso, pubblicando svariati video sulla mia bacheca di Facebook, mi aveva strappato l’insana promessa di non perderli. Ed eccomi qua ad annoiarmi con sti due vestiti di nero che parlano in maniera strana. Portugêse? Vuoi vedere che sono i Paus? Sembrano scazzati quanto me. Dal nulla un buffo tizio col cappello li richiama dentro. Ok è il segnale, entro in sala. I Maniaxxx si sono in parte denudati e mascherati, stanno per finire. Tutti sono distratti, mi dirigo verso il palco principale. Come uno psicopatico mi piazzo davanti proprio di fronte alla famosa batteria con la grancassa condivisa. Facciamo però un piccolo stacco e diamo qualche notizia sui Paus. Si tratta di un gruppo portoghese di Lisbona, e se non ho capito male, dovrebbe essere una sorta di All Star Band di musicisti lusitani, che comunque suonano sotto la stessa effige dal 2009. I Paus sono rispettivamente: Makoto Yayu al basso e tastiere, Fabio Jevelim a tastiere e chitarra, e Joachim Albergaria che divide la batteria con Helio Morais. Si, avete letto bene. La batteria è divisa tra due percussionisti che condividono un piatto e la grancassa, tenendo, ognuno per se, un arsenale personalizzato di rullanti, woodblock e piatti spezzati. La voce dominante è quella effettata dell’avvenente Albergaria ma tutti cantano spesso anche in coro. La band è in tour in Europa per promuovere l’album ‘Clarão’ uscito l’anno scorso in Portogallo e da poco disponibile anche in Italia.

Torniamo alla serata. Finito lo showcase del gruppo d’apertura, con una certa furia e voglia di iniziare, salgono sul palco i membri del gruppo tra la pacata indifferenza dei presenti. Indifferenza che presto lascerà spazio alla meraviglia, poiché, senza perdere tempo in chiacchiere, partono subito con un pezzo dell’ultimo disco. Una bomba. Le ritmiche deflagrano in violenti assoli di batteria supportati da un groove incessante e spezzato da un suono acido di tastiere. E’ amore a prima vista. Direte voi, a primo ascolto. E no, perché una cosa è ascoltare un pezzo su Youtube col video psichedelico super montato, ben altra è stare a 80 cm dal charlie pregando che quella furia non si trasformi in imprecisione. Tolto quindi il terrore di portare una benda sull’occhio per il resto della vita, è stata senza dubbio un’esperienza sensazionale. Non sono un tipo movimentato io. Ai concerti di solito non mi muovo come uno sciamannato, non grido, a volte canto ma di certo non ballo. Stavolta però era impossibile rimanere fermi, il mio culo assecondava fin troppo quei ritmi suadenti. Lunghe cavalcate psichedeliche fuse a ritmi tribali. Un cantato ossessivo, cori, urla e gemiti che se assumevano un idioma era sempre portoghese. Anche se, a dire il vero, con l’italiano ci hanno provato. Ovviamente, senza cantarlo. Hanno sciorinato una marea di: “Bonjorno Turino”, “Grazi milli” e sul finale Yayu si è prodigato in un’accorata pubblicità verso il Manhattan, nota pizzeria okkupata di Torino. Grazie Makoto, sei un grande. Lo spettacolo, come tutte le cose belle, scivola via troppo presto. 70 minuti di violenza danzereccia e di ubriacante vitalità. Niente bis, solo un lungo ultimo pezzo tratto dal primo EP, un ultimo saluto a una certa Maria, infine, il fatale commiato. Come avrete dedotto leggendo il pezzo, il ribaltamento della serata è stato evidente. Da annoiato spettatore mi sono presto trasformato in una bimbetta dopo la sua prima cotta, fregandomene delle persone che mi aspettavano e contento di aver passato l’ennesimo sabato da disadattato. Grandissimi Paus, ne sentiremo parlare, in Spagna e Portogallo sono già famosi, in Inghilterra fanno il tutto esaurito e da noi, come sempre, non se li fila nessuno. Basta poco però per cambiare le cose. Oggi conquisti l’Europa, domani ti butti alla conquista armata del mondo. I tamburi per questa impresa, di certo non mancano.

Gerri J. Iuvara

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