Paul Collins' Beat + Radio Days + Killtime @ Mads [Roma, 1/Ottobre/2009]

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Paul Collins non è il cugino povero di Phil Collins come ho sentito dire in giro quando ho detto che oggi sarei venuto a sentirlo. No, per nostra fortuna non ha nulla a che vedere con quella musica elefantiaca che va sotto il nome di prog e Genesis. Ben altro spessore e genere musicale. Questo qui si chiama power pop e Collins ne è uno dei capostipite, uno dei maggiori protagonisti della scena di Los Angeles prima con i The Nerves (chi è il folle che non conosce ‘Hanging On the Telephone’ coverizzata dai Blondie?) poi con i The Beat, il cui primo album è qualcosa di epocale, un gioiellino power pop superiore a tutto (Rubinoos, Cheap Trick, Romantics, Big Star impallidiscono davanti a cotanto album) e quindi con la carriera solista. Era già venuto il caro Paul Collins, un paio di anni fa, in una data del Road To Ruins al Jailbreak (leggi), in una serata memorabile per me che lo vedevo per la prima volta. Il ritorno odierno viaggia sullo split in 7″ con i nostri deliziosi Radio Days. Una canzone praticamente.

Il Mads rinnovato ci accoglie sempre accogliente e arriviamo giusto in tempo per l’apertura dei romani Killtime. L’impressione di questa ennesima volta che me li trovo davanti è che siano molto migliorati a livello di presenza sul palco. 30 minuti senza un secondo di pausa neanche per fare un clap con le mani, nessuna pausa tra un brano e l’altro. Peccato per la voce che viene fuori troppo bassa. Credo che sia stata la volta che mi son piaciuti di più. Cover finale dei canadesi Pointed Sticks (appena ritornati in pista, ndr – leggi). ‘Out Of Luck’? Spero che la memoria funzioni ancora ma potrei essermi sbagliato. Però non vorrei solo vederli come gruppo d’apertura e basta.

Arrivano i Radio Days. Li conoscevo solo tramite il myspace ma non sapevo come avrebbero potuto essere sul palco. Una sorpresa magnifica. Il loro r’n’r beat molto molto sixties è come una bolla piena di coriandoli che ti esplode in faccia. Solari, divertenti, dolci, innamorati, un brano meglio dell’altro. Look da band da British Invasion, melodie alla Herman’s Hermits, chitarre power pop, ritornelli che funzionano e la serata è riuscita. Andateveli a vedere quando suoneranno dalle vostre parti. Attualmente uno dei nostri migliori gruppi di r’n’r.

Ora tocca al grande vecchio. Con una chierica che manco San Francesco (la cinquantina è passata da un pezzo) si presenta sul palco con una maglietta dei Radio Days, le All Star e un paio di jeans. Si toglie subito il pensiero e regala come primo brano ‘Hanging On The Telephone’. Ma la voce? Un po’ ha lui problemi un po’ il fonico non è che abbia fatto faville per i primi brani. Non si è capito bene cosa cantasse ma poi per fortuna le cose si sono stabilizzate. Le canzoni sono tutte un miracolo. ‘Working Too Hard’, ‘Don’t Fit In’, ‘Work-A-Day World’ (ma quanto è bella!)  ‘U.S.A’. e la più bella di tutte (per me) che è ‘That’s The Life is All About’. Il pubblico? Tutti, tranne qualcuno che al mio fianco evidentemente neofita, cantiamo che è un piacere, io sono quello più esagitato però e che va meglio a tempo. Lui si diverte e dispensa sorrisi, va anche detto che l’atmosfera del Mads è perfetta, con quello spazio piccolo e intimo. Momento di stasi a metà concerto con qualche brano che non conosco ma gran finale con i glitter anthem ‘Walking Out On love’ e la tanto attesa ‘RnR Girl’. Al mio fianco si sorride, contenti di essere venuti a scoprire un certo Paul Collins. Che con il prog non c’entra un cazzo. Ma che invece con la storia del r’n’r c’entra parecchio.

Dante Natale