Pasquetta Festival @ Circolo degli Artisti [Roma, 24/Marzo/2008]

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Sedici giorni in anticipo rispetto allo scorso anno. Cade a fine Marzo la Pasquetta 2008. E cade tra il vento, il freddo, la pioggia e l’umidità. Il Circolo degli Artisti non si risparmia e ad alcuni giochi all’aperto ne prevede altri indoor. La nostra sortita è prevista intorno alle 15. Dopo un luculliano pranzo a base di squisite prelibatezze multi-regionali, sciroppi contro la tosse malarica, antibiotici sotto vuoto spinto, caramelle balsamiche, colomba rafferma e funghi crudi di stagione. Il caffè, almeno, è degno della nostra fama. Per un giorno saremo come gli Zombie di Romero che attaccano il supermercato. Quelli originali insomma. Molta gente già popola il giardino del club romano. Notiamo nell’ordine di apparizione visiva: due porte da calcetto sull’erba, un calcio balilla umano, rete e racchettoni stile volano, canestro da basket per nani cresciuti, bivacchi e giacche a vento oltre alla postazione Dj sempre posizionata sotto gli archetti color casa cantoniera. Il “campo” più attivo è quello calcistico. Spicca Giannone super portiere e altre entità indie-ciuffate che ruminano terra senza però saper bene come trattare una sfera leggera. L’aria è pungente come lo sarebbe un’istrice al posto di un soffice cuscino. Il timing delle performance selettive è appeso in bella mostra su foglio bianco quando è Valentina Catalucci a menare le danze dopo aver dato il “cambio” ai due infreddoliti Supermarket sfatti e con una cera post-rave nei sobborghi di Manchester. E’ quindi la volta delle tre fanciulle di Lenti Eventi. Tre distinti modi di pensare la musica. Il freddo aumenta in maniera proporzionale alle parate del suddetto Giannone e agli errori a canestro libero del buon Castro versione Public Enemy.

Quando inserisco il primo CD nel lettore vedo la sagoma del nerd Gherardi stagliarsi imperiosa davanti al mio cappuccio principale. Seguiranno nell’ordine il Natale Dante, l’Aguirre e la Mary Hag. Ci siamo sempre. Qualche goccia di pioggia cade sicura e costringe l’organizzazione a dover interrompere i Dj set all’esterno per riprenderli dentro il locale. Siamo già ebbri e gonfi di bevande varie. Che invece di scaldare raffreddano l’esofago. Odore di salsiccia. Di braciola. Qualche cagnolino zompetta felice seguito da alcuni bambini noncuranti del freddo che si sta lentamente impossessando della Pasquetta. Non ci saranno le sfilate di shirt colorate, di sederini in bella mostra, di plaid sull’erba che avevano caratterizzato la passata edizione dell’happening, ma tanto vale accontentarsi e rimanere felici tra gli amici. E non solo. Dentro troviamo due giochi gonfiabili che occupano l’intera sala rossa e metà di quella principale. Il primo è il classico materassone dove, su due piedistalli, i contendenti devono abbattersi a colpi di astona d’equlibrio. Perchè faticare di festa? L’altro è simpatico. Ci sarà fila ininterrotta per parteciparvi fino quasi alle 20. Ma non ho voglia di spiegarvelo. Comunque bisognava rimanere attaccati ad una sagoma stile cadavere sull’asfalto. Sapete quelle tracciate dalla polizia con il gesso. La sagoma era in alto, in obliquo, su una parete morbida. Con una tuta speciale da attrito lo scopo era quello di provare a posizionarsi sopra la sagoma lanciandosi spinti da un salto molleggiato. Uffa. Ho sudato solo a vederne alcuni. Ma ho preferito sudare di mio scambiando col vento in poppa alcuni game a racchettoni. La tosse ha ringraziato felice.

Uno sguardo all’orologio. Sono quasi già le 18. Slot ha fatto il suo ingresso. Ci sono eskimi. Frangette. Barbe. Ombrelli. Cappelli. Sorrisi. Giapponesi e finti giapponesi. Si balla. Qualsiasi cosa. Si beve. Si scattano improbabili foto da copertina. Si mangia sushi. Si incontrano persone. Ci sono più maglioni a righe che soldi. Pelle. Giubbotti di pelle. Occhiali da sole. Estintori assistono inermi alla passerella di umanità cangiante e divertita. Il prossimo giro Dj è dopo le 21. In tempo per uscire e trovare ristoro in una bevanda calda. Intorno alle 19 il termometro segna 4 gradi! Aria di neve. Mando giù un caffellatte con la stessa avidità di un elefante in calore. Un cornetto alla crema di limone del quale non sento nessun sapore. Potrei anche mangiare radici e terra bagnata. Tempo da lupi. Si ritorna al punto di partenza. Il peggio di noi lo diamo nel backstage. Mentre sul palco è Tatiana ad esibirsi con tanto di borsetta stile Cappuccetto Rosso, dietro avviene un vero e proprio concerto di un’improvvisata airband. Stampelle come chitarre, cantanti colti da raptus, turbanti, caschi da astronauta in pensione e c’è chi persino suona un contrabbasso stile Aristogatti. La febbre gialla è diffusa. Faccio la mia mezz’ora. Di club dance commista a Madchester. Ma i pargoli sotto palco sono abituati all’indie patinato. Una rigogliosa ragazzetta sale sul palco per chiedermi “roba tipo Arctic Monkeys”. Rispondo con l’ultimo pezzo. Josh Homme che canta in un brano alla Chemical Brothers firmato UNKLE. La coerenza sempre.

E’ tempo di tornare a casa. Sfatti. Smunti. Emaciati. Non prima di aver salutato Giannone e Giamburrasca. Deambuliamo come Zombie dopo aver attaccato il supermercato. Quelli originali insomma. Una Pasquetta compressa. Effervescente. Curativa forse. Una Pasquetta comunque da ricordare. Strano però che mentre scrivo sta uscendo il sole. E poi questo aerosol fa troppo rumore. Ho bisogno di una vacanza.

Emanuele Tamagnini

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