Pasquetta Day @ Circolo degli Artisti [Roma, 9/Aprile/2007]

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Regola infranta
Dopo trentacinque anni decido di trascorrere il giorno di Pasquetta all’aria aperta accanto a tante, tantissime altre persone. Sto invecchiando.
Up & Down
La giornata è ricolma di sole. Una shirt dei miei amici Clark Nova, una camicia senza le oppressive maniche lunghe, un giacchettino misto-cotone-Manchester ed una riserva d’acqua precedentemente tracannata senza rispetto alcuno per le popolazioni del terzo mondo. Alle 13.40 varco la soglia del Circolo degli Artisti per l’occasione trasformato in una variopinta oasi cittadina piena di verde e giochi. Qualche istante prima, nel parcheggio, avevo incontrato la crew della Dj Selecta. La giornata comincia sotto i migliori auspici. La prima frase “ricordo” è del tipo: “dai, che bello io voglio fare quello!”. Riferimento ad un gommoso salta salta primo di una serie che comprende anche il calcio balilla umano, la piramide mostra culo da scalare con corde teste e piedi scalzi ed uno spazio/campetto da polvere volley. In attesa che arrivi lo zoccolo duro della “famiglia” Nerds Attack provvedo a monitorizzare e a bonificare tutta l’area.
Il megafono
Coordinatore dei giochi è il prode Enrichetto. L’aria è da villaggio vacanze (“su le mani, daje co’ quella piramide, forza…”) e il parlato growl del possente nuovo Ettore Andenna risuona marziale in tutta l’area. La crew del club è al completo. L’organizzazione non ha lasciato davvero nulla al caso compreso il cartello che indica “Per la pappa da quella parte”. Cominciano a scorrere grandi personaggi da foto ricordo. Cani a pelo corto di razza incerta, palloni di spugna lanosa, vestitini a pois, frangette, occhiali a specchio, uomini soli intenti ad una rapita lettura dell’ultimo Dostojevski (quello più indie) – ovviamente disturbati da quel megafono spara watt a tradimento -, donne d’altri tempi, vamp, cramp, famigliole con vassoi e thermos pronte per i cancelli di Ostia, gonne bianche ideali per capriole d’erba, rasta, una coppia di stranieri increduli, tanti bambini (troppi), qualche dark lady giustamente vestita di nero con 57° all’ombra, centauri, dinosauri e quel megafono…
Sotto gli archi
Prima degli archi il cuore dell’happening. Sotto gli archi hanno già preso il via i Dj set che in un’alternanza frullata e ben assortita continueranno fino oltre le 19.30. Al di là degli archi il punto ristoro sforna panini. Intorno alle 14 attendo ancora rinforzi. Mentre Aguirre è già in viaggio e Mr. Watt sta chiudendo la porta di casa mi posiziono in fila per avere la mia razione di panino Vs. wurstel on the brace. E’ relativamente presto e tento di prendere sul tempo tutta la ciurmaglia sudata e già sfatta che ben presto si riverserà chiassosa in cerca di cibo. Dopo una quindicina di minuti di attesa avviene l’inverosimile. Due donnucole di mezza età (uscite probabilmente dal set di “Brutti, Sporchi e Cattivi” di Ettore Scola) aggirando la coda si infilano sul mio fianco destro come se niente fosse. Mentre la più giovane guadagna millimetri preziosi, la più abbrutita comincia a rubare fette di pane asciutto dall’approntato bancone. Prima che sia il mio turno, zac, eccole passare avanti e chiedere 7 panini 7 più una porzione di patate. Alla mia ramanzina con tanto di bestemmia pasquale non fanno caso e imperterrite rimangono al loro posto. Quando io e il mio panino ci dirigiamo a salutare il Frigez e l’accaldato Aguirre, la vecchia è ancora lì ad attendere le sue belle patatine! Giustizia è fatta.
All’ombra del vino bianco
Mr. Watt è finalmente dei nostri! E’ l’ora del picco solare. Per questo ci rifugiamo all’ombra di una buona bottiglia di vino bianco, fresco come la moltitudine di ragazze che ci sfilano sotto gli occhi. E’ il momento del gossip autarchico. In lontananza risuonano schiamazzi divertiti ai quali quel megafono detta i tempi con precisione militare. L’aria di festa ammanta e fa star bene. Terminato il litro cambiamo posizione d’osservazione. Siamo quattro bird watcher in attesa dell’uomo di Dresda. Gli incontri amichevoli cominciano a moltiplicarsi. Strette di mano, baci, pacche, sorrisi, auguri. Conquistiamo nel frattempo un accogliente tavolo in mezzo all’erba. Da qui controlliamo ogni angolo dell’area. Intorno alle 15.30 spunta il cappellino di Manni. Siamo gente di rispetto (foto 1). E la sete di vino cresce. Aguirre vola verso la seconda bottiglia. E’ la nostra personale Iwo Jima.
Chupa Chups
Fortunatamente il furore di Dio ha con sè una macchina digitale di ottava generazione. Scatta foto a ripetizione e ad ogni fermo immagine esclama: “WOO-D-COCK!!!”. Sorvolando su quale siano i suoi soggetti preferiti (foto 2) sarà meglio ricordare altri arrivi. Le tre ragazze chupa chups ad esempio, il cappellaio matto, Remo Remotti che non riesce a trovare un bagno, ballerine sciantose sopra la panca, una maglietta degli Europe che si aggira minacciosa, l’uomo scimmia, Courtney Love versione sobria, il fratello di Woody Allen, il bassista con la barba e il cantante con la giacca (foto 3) e all’improvviso spunta fuori anche un panettone dell’ultima guerra. Tento improbabili public relation(s). Fungo da elastico tra la postazione nerdica e il fulcro della gente che conta. Risultato? Al nostro tavolo arrivano le magie chupa chups con in dono del devastante vino rosso di Manduria. Mr. Watt (già cotto dopo le 15) si protende nel suo ultimo hurrà che gli sarà fatale. Io e Aguirre conversiamo in allegria intrattenendo le due giovani amiche con discorsi così surreali e inspiegabili che una delle due tanta di impiccarsi in diretta con un cordino trovato per caso su un albero. Ma il colpo di teatro è ad appannaggio dell’amico etilico che sfodera tre lecca lecca di provenienza alpina che regala alle sue ospiti. Quando il discorso scende pericolosamente verso la trama del film “Cruising” provvedo a distogliere Aguirre dalla maglietta I Love Sonic Youth.

Masoko, Remotti e l’ultimo set
Il buon vecchio Manfry ha raggiunto il ritrovo. Al guinzaglio il bellissimo cane che servirà per ritrovare Aguirre (foto 4) a fine serata. 2/4 dei Masoko provvedono al penultimo Dj set all’aperto e nel mezzo la valanga Remotti che insieme a Paolo Zanardi dà vita ad un monologo colorito, vivido e sanguigno che termina con l’intramontabile “Mamma Roma”. Ho già in mano l’esiziale borsetta contenitore di compact per coprire la mia mezz’ora. L’ultima. 19.30/20.00 quando il sole è già lentamente sceso sul giorno di Pasquetta. E’ il momento migliore. Ci sono tutti. L’inizio è classicamente dedicato ad un’apertura. Primal Scream quindi Happy Mondays e Charlatans. Davanti c’è del movimento. Nel momento in cui partono gli Stereo Mc’s capisco che faremo tendenza. Quasi tutti i Dj della giornata in giardino, uno scatenato quanto sorprendente Fabio Luzzietti (foto 5), le chupa chups, un Masoko con cuffia, donne con gonna, nerd, sconosciuti, un “animatore” al microfono, magliette Madchester piroettano come se il tempo si fosse fermato al 1989… spingo “play” e partono anche i succedanei Audio Bullys che lasciano il posto al mio pezzo segreto che fomenta ai massimi livelli. Come posso ringraziarVI tutti? La chiusura è destinata agli Shamen. Ora potremmo davvero spostare “qualsiasi montagna”. Tra le sollecitazioni dei danzanti prorogo la mia partecipazione di altri due brani. Il finale fa parte della “scena”. Della storia. “The Only One I Know” chiude tra gli applausi. Spengo i lettori con una luce in più nel cuore.

Dentro le immagini
E’ sera. All’interno del Circolo sono iniziati i nuovi Dj set. Altri arrivi. C’è anche Phil Anselmo, il sesto nerd. Ultime birre per Aguirre ormai in preda alla sindrome Toscani. Fotografa particolari facciali, orecchie, bicchieri, schiene, donne, di tutto. Sul muro del locale sfilano i volti di molti dei protagonisti della giornata che nel primo pomeriggio erano state “girate” da un prezioso regista alla maniera warholiana. Un ultimo piatto di pasta calda. Il giro dei saluti. Gli Eternals ci scuseranno ma abbiamo dato tutto. Un pizzico di malinconia ci assale. Indico al fedele Aguirre la strada. Prendo su quel disco dei Trembling Blue Stars che porto sempre con me. Cerco la traccia dodici. “She’s Always There”. E’ tempo di tornare a casa.

Emanuele Tamagnini

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