Parquet Courts @ Biko [Milano, 23/Ottobre/2016]

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Ai Parquet Courts è servito meno di un lustro per diventare una delle band di riferimento sulla scena alternativa di questa decade, periodo che li ha visti protagonisti assoluti con la pubblicazione di due EP e cinque dischi in studio. I quattro newyorkesi sono arrivati a Milano per la seconda e ultima tappa italiana del tour a supporto di ‘Human Performance’, album che ha ricevuto una buonissima accoglienza dopo l’exploit di ‘Animal Sunbathing’ del 2014 e le sperimentazioni non troppo efficaci di ‘Monastic Living’. Il Circolo Arci Biko Club si è fermato a un passo dal sold out nonostante il clima ottobrino e il concerto di PJ Harvey pochi chilometri più a nord, a testimonianza del buon hype per il concerto. L’ingresso dei Parquet Courts è stato accompagnato dal disappunto di qualcuno nelle retrovie, dovuto a un palco forse troppo basso che ha limitato la visibilità dal fondo del locale. ‘Duckin’ And Dodging’, tratto dal disco di maggior successo, è stato il brano scelto dalla band per aprire il live, poi il claustrofobico post punk di ‘Dust’, con il basso di Sean Yeaton a dettare i tempi, ha dato il via a un filotto di brani estratti dall’ultimo lavoro: prima l’indie rock puro della titletrack e di ‘Outside’, poi le contaminazioni post hardcore di ‘Paraphrased’, il nervosismo di ‘Captive Of The Sun’ e pure qualche reminiscenza psych come nell’ottima ‘Steady On My Mind’. I pezzi sono stati presentati senza grossi stravolgimenti, sporadicamente impreziositi da qualche distorsione in più e da un Sean Yeaton particolarmente in forma. Le parti cantate a più voci hanno testimoniato il grande affiatamento della band, comunque trascinata da un Andrew Savage in grado di assurgere al ruolo di leader carismatico. Il livello dell’esibizione è cresciuto quando sono stati proposti pezzi tratti da ‘Light Up Gold’, capaci di trascinare un pubblico che fino ad allora aveva già dimostrato di apprezzare il live: se ‘Yr No Stoner’ e ‘N Dakota’ hanno strappato applausi convinti, ‘Borrowed Time’ è stato, invece, uno dei momenti migliori di tutti i novanta minuti di esibizione. Nell’ultima parte del concerto, ‘Animal Sunbathing’ è stato il disco più rappresentato prima di un finale la cui parabola ha trovato il suo apice in ‘Light Up Gold II’ e nel delizioso assolo conclusivo. I Parquet Courts hanno chiuso il concerto dopo aver suonato quasi senza soluzione di continuità per un’ora e mezza, concedendo piccole pause solamente per scherzare con un pubblico sempre più partecipe col passare dei minuti e che ha atteso invano un bis mai arrivato. Ma c’è davvero poco da dire su quanto visto al Biko Club: i Parquet Courts godono di un ottimo stato di salute e la qualità della loro proposta emerge distintamente anche in sede live, rendendo l’esperienza parecchio gradevole e, per i fan, anche necessaria.

Piergiuseppe Lippolis

Foto DNA

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