Paris Rockin’ Festival @ Palazzo della Zecca [Roma, 3/Luglio/2015]

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Seconda edizione del Paris Rockin a Roma, questa volta in una location assolutamente insolita ed esclusiva  come quella della Regia Officina Carta Valori, meglio conosciuta nella Capitale come il Palazzo della Zecca, un’immensa struttura di oltre 50mila metri nel cuore del quartiere Parioli, per la prima volta nelle vesti di temporary club. La line-up dell’evento, diviso in due giorni, è molto gustosa, e la serata del 3 luglio è indubbiamente la più interessante grazie alla presenza di due autorevoli esponenti della french touch e della leggendaria Ed Banger Records, come Breakbot e Sebastian. L’arrivo alla piazza antistante al Palazzo è decisamente inusuale per un frequentatore di musica live da club (e al massimo arene estive) come me. Un immenso androne illuminato a giorno fitto di uomini della sicurezza in doppiopetto, mastodontiche scalinate barocche, ragazze agghindate pronte per il ballo delle debuttanti, camicie e cravatte. Sì, per me e la mia maglietta a righine colorate, più adatta forse a un concerto dei Fu Manchu, è decisamente inusuale. Per fortuna una volta entrato all’interno degli immensi saloni del palazzo noto che la situazione in fatto di fauna e abbigliamento è più eterogenea di quanto pensassi, al punto di vedere addirittura qualche impavido signore con famiglia e carrozzine al seguito. Giunto nella Salle des machines, il main stage, un tempo lo spazio adibito alla stampa delle banconote, scopro che Joris Delacroix non si esibirà per problemi di salute sopraggiunti all’ultimo momento, Dabeull guadagna così una posizione nel bill e un posto nel palco principale, purtroppo però ad assistere alla sua esibizione c’è davvero poca gente. Il numero dei partecipanti infatti, soprattutto in prospettiva all’enorme spazio messo a disposizione per la manifestazione, rimarrà abbastanza basso per tutto il corso della serata e sarà probabilmente il tasto dolente dell’evento. A mezzanotte e mezza, puntuale come un orologio svizzero, la silhouette di Breakbot, con la sua inconfondibile lunga chioma e barba incolta, si staglia all’orizzonte e prende le redini della consolle. Non nascondo che l’esibizione di Breakbot era per il sottoscritto sicuramente la più attesa, visti gli innumerevoli ascolti che avevo dedicato a suo tempo (era il 2012) a ‘By your side’, il primo e unico full-length del dj francese, un album non particolarmente originale o brillante ma ricco di quel flavor nu-disco che difficilmente mi lascia indifferente. Bene, le discrete aspettative non sono state ripagate, perché il set di Breakbot, accompagnato dal dj Irfane, a parte qualche raro momento di puro divertissement disco dance si è rilevato una sequela di tamarrate house, tribal house e commerciali (mi dicono anche di una ‘San Salvador’ che mi sono però perso durante un breve break al gabinetto) per nulla proprie a quello che mi ero prefigurato fosse un dj set del producer transalpino. Grazie al cielo verso le due di notte un signore di nome Sebastian decide che è arrivato il momento di demolire il vetusto palazzo umbertino con bordate di rumore assordante. Inizia così, sigaretta in bocca, mani nella consolle e pioggia di luci psichedeliche. Mi scordo in un istante della delusione Breakbot e comincio a invocare il nome del mio nuovo beniamino. Sembra di stare a un concerto degli Slayer, tanta è la molesta cafoneria che sprigiona l’impianto della sala. Muri di tastierone su basi electro-house minimali e coinvolgenti. Sebastian ci infila un po’ di tutto nel suo set, dai Justice alla dubstep (e pensate che a me la dubstep fa fondamentalmente cagare!) alla trap music, il mix di suoni risulta assolutamente coerente, la parola d’ordine è “fare male”. Sotto al palco il pubblico, un po’ rigidino durante lo show di Breakbot, si scatena finalmente sulle note del sabba elettronico, Sebastian è il loro cerimoniere. Le gambe e le orecchie le lasciamo tutti volentieri nell’antico salone del Palazzo della Zecca.

Dario Iocca

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