Parasites @ Traffic [Roma, 8/Settembre/2007]

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Essendo questa la famigerata Notte Bianca, l’unica soluzione per ogni snob intellettuale che si rispetti sarebbe quella di starsene rintanato a casa, evitando pericolose passeggiate in luoghi affollati da persone in cerca di chissà quale evento culturale da poter raccontare il giorno dopo, per il solo gusto di aver visto o aver sentito qualcosa. Ma per fortuna stasera ci sono due piacevoli diversivi: prima la cena di compleanno di un caro amico, l’Aguirre mondiale (rinnoviamo gli auguri ad Aguirre “il buono”), e poi il concerto d’apertura della stagione al Traffic. A causa delle libagioni arrivo un po’ tardi. I Parasites hanno infatti già iniziato a suonare. Nel frattempo avevano calcato la scena The Bonnie Parkers e Killtime, entrambi i gruppi abbondantemente recensiti su queste pagine senza tempo. Gli americani del New Jersey Parasites sono attivi da oltre venti anni e, tra vicissitudini varie, si tengono in vita grazie al frontman Dave Parasite che in questo tour si fa accompagnare da componenti di Sonic Dolls, alla chitarra e alla batteria, e dal nostro compaesano Stefano (Popsters) al basso. Il punk rock della band – che nel tempo ha condiviso il palco anche con Green Day, Rancid, NOFX, Bad Religion, The Buzzcocks, Jawbreaker, The Queers, The Mr. T Experience – è uguale a cento altre band, le loro canzoni sono identiche a centomila altre canzoni, e uguali anche a se stesse, come è giusto che sia, eppure si fanno apprezzare per la grinta, i ritornelli e l’attitudine a metà tra adolescenza e punk arrabbiato. Alla fine riesco ad ascoltare una decina di pezzi e c’è modo per canticchiare qualcosa, vista la facilità delle melodie. A concerto ultimato, dopo aver abboccato al solito richiamo del 45 giri, mentre commentiamo la recente esibizione, vediamo salire sul palco un paio di elementi con capelli lunghi e chiodo che armeggiano con chitarre e ampli. Non realizziamo subito ma ci vuole poco a capire che i Parasites sono ritentrati sul palco travestiti da Ramones con tanto di parrucche identiche nel taglio di capelli alle pettinature di Joey, Johnny, Marky e Dee Dee (Ed infatti agli esordi della loro carriera si chiamavano The Accelerators e ricamavano un punk rock devoto proprio alla band newyorkese, ndr). Sparano quattro cover quattro del più grande gruppo di ogni tempo, suonando in maniera assolutamente dignitosa e coinvolgente (altro che quel cadavere di Marky Ramone!). La goliardata riesce alla grande: il pubblico balla, salta e canta. Le cose più sceme sono sempre le più riuscite.

Dante Natale

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