Paramount Styles @ Mads [Roma, 20/Novembre/2008]

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Aspettavo questo concerto da un paio di mesi, ma aspettavo di ascoltare dal vivo la voce avvinghiante di Scott da sempre. O meglio, da quando mi sono imbattuta per la prima volta in quel magnifico, torbido brano che apriva ‘Do Things’, terzo imponente album dei New Wet Kojak. Ok, side-project dei decisamente-più-noti Girls Against Boys per chi non lo sapesse. Non stavo nella pelle. Ci sono voci, come quella di Scott, che ti devi assicurare di dare in pasto al pellame. L’effetto è di natura epidermica, appunto. Se l’aggettivo “sexy” è un abuso, se la speculazione linguistica del termine fa sì che “sexy” sia immeritatamente indirizzato a destra e a manca, a starlettine da due soldi, a smodati sospiri softcore, alla lingua lecchina e al pollame dello showbiz, beh allora non ci capiamo dato che il suddetto adottato termine significa altro. Io dono a te Scott McCloud il vero senso di questa parola. E non c’è cosa più sexy di non avere coscienza della propria sensualità. Di sicuro saprà di possedere almeno un aspetto affascinante o glielo dovevo ricordare io? E dunque sarà il Mads ad ospitare la prima data romana del suo nuovo progetto solista: Paramount Styles. Da New York chiaramente e per presentare il lavoro ‘Failure American Style’.

I dilatatissimi tempi di attesa ci han fatto diventare amici stretti dei morbidissimi divani del locale e della birra ma almeno son serviti a dipanare il mio nevrotico entusiasmo da ammiratrice che non conosceva contegno e decoro. Poi, proprio mentre io sonnacchio nel limbo dell’attesa, mi passa innanzi l’uomo della serata, senza gli occhiali scuri con cui ero abituta a vederlo, tranquillo. Mi spalmo come confettura sul divano. Mi scuso col divano. Nel frattempo sul palco suonano i Montecristo, da Roma. Mi perdonino per non aver teso il mio orecchio distratto ma ormai ero io il divano ed ho avuto modo di accorgermi davvero che stessero suonando solo quando ha fatto ingresso ‘Part Time Loser’, brano catchy davvero ben riuscito. Un’altra buona scarica di trenta minuti sparati a salve sulla testa e si animerà il micro palco del Mads. La venue calzerà perfettamente la situazione andando a creare una nicchia sonora di luce blu sotto l’asfalto. Il mio piccolo concerto quasi privato. Inizialmente in cinque gatti, poco dopo si unirà qualche altro felino curioso. Proprio come volevo, poca gente e giusta [nessuno molesta, schiavo del proprio vizio nicotinico] e non devo fare a cazzotti. Ho la situazione in pugno, mi sento privilegiata.

Scott con la sua chitarra acustica e i suoi aiutanti, fra cui figura alla batteria quel mietitrebbia di Alexis Fleisig [Girls Against Boys, sissignor], si avviano a dare inizio alla performance. Tra me e me dico: “I shine my teeth and I prepare for the feast”. Appena giunge ‘Alleyesareonyounowmypet’ riconosco la sua voce trascinata e ruvida ma con quella costante capacità edulcorante, che sembra quasi stia rivolgendo il suo pensiero musicato a te. Questo come altri brani giocano su una struttura melodica molto più semplice, ben lungi dagli abissi noir, le stravolgenti e complesse striature strumentali e le sperimentazioni dei NWK e dalle rocciosità dei GVSB, la stessa linea sobria segna un cerchio anche attorno all’ottimismo di ‘Paradise Happens’. Ogni brano viene sigillato da un sentito “grazie mille”, al quale mi sento ogni volta di resituire un sentito “grazie a te”. Poi sarà la volta di ‘Hollywood’ e poi, finalmente dell’accattivante ‘Come To New York’. La metropoli, riflessioni sulla vita, sul passato e sul presente, la nostalgia e la fiamma viva delle cose che hanno una vita nuova; rivisitare la persona del passato e vedere se quella attuale si presta ancora alle forme di una volta. Il diavolo errante di Scott McCloud in visita alle proiezioni di ciò che era ed all’idea di ciò che si tende ad essere. Analitico e onesto esercizio di cantautorato introspettivo. Leitmotiv l’urbanità, il luccichio finto delle cose, le scelte. Ed ecco appunto ‘I Keep Losing You’. La seconda parte del live lievita come un impasto perfetto, in un ambiente tiepido e intimo, ci sono momenti di verticalismi sonori e incidenti ritmiche. Lo show Paramount Styles finisce tra gonfi applausi e compiaciuti sorrisi e ringraziamenti da parte di Scott e della band. Non poteva essere altrimenti. Io però, ho ancora una missione da compiere. Ho nella mia borsa due CD amati che chiedono la firma, la aspettano febbricitanti. Sarà solo grazie ai mie due complici che riuscirò a distrarlo dalla birra per affrontarlo in quello che sarà un breve ma intenso scambio di battute sulla musica. Mi chiede quasi incredulo se io possegga realmente la discografia intera dei NWK, e segue dicendo che devo avere proprio un buon orecchio se mi son piaciuti e mi piacciono così tanto. Io avrei voluto dirgli che per il mio orecchio non è stato difficile. Grazie mille a te, Scott.

Marianna Notarangelo (+ foto)

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