The Paper Chase @ Sonica [Roma, 2/Febbraio/2003]

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Per i soliti appassionati si sono affacciati a Roma i poco noti Paper Chase, il cui ultimo lavoro ‘Hide The Kitchen Knives’ è stato licenziato nientemeno che dalla Southern (Karate, 90 Day Men). Attivi dal 1998, hanno debuttato per l’etichetta minore Beatville, in genere orientata sullo ska e sul reggae. La band è capitanata da John Congleton, un ragazzino nervoso che canta sgraziatamente come un Roger Waters isterico in fase prepuberale, che scatta come posseduto da uno spirito maligno, che imbraccia una chitarra noise, che punge e screpola un sound la cui struttura complessiva è affidata quasi completamente al rigore metronomico schellachiano del basso, pesantissimo, del barbuto Weaver (l’unico del gruppo a dimostrare più di 16 anni). Completano la line-up le tastiere spettrali di Kirpatrick e la batteria di Dalton. Molto graditi da me, e anche dal pubblico (composto prevalentemente da affezionatissimi nerds), hanno proposto una singolare mistura che gioca sulla parziale destrutturazione della forma espressiva e sulla sottrazione del suono. Brani sbilenchi ed emotivi, pervasi da una vena di follia schizoide, frammentari, a tratti quasi svuotati fino alla nudità, e quindi ricomposti in violente esplosioni soniche. Volete qualche parola d’ordine? Non avete che da scegliere: avant rock, post rock, emo-core, noise, indie, punk. C’è tutto questo ed, in fondo, nessuna di queste cose.

Alessandro Bonanni

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