Paolo Nutini @ Ippodromo delle Capannelle [Roma, 19/Luglio/2014]

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Questo report è dedicato ai miei cari amici di Nerds Attack!, che da ormai dieci anni mi illuminano la via sulla musica giusta da ascoltare, cioè quella scelta sulla base del proprio gusto, senza condizionamenti esterni, mode o sovrastrutture, guardando il contenuto senza farsi fuorviare dal contenitore. Quindi se questa settimana sono andato a vedere Paolo Nutini e non gli Obituary la colpa è solo vostra. “Simone s’è rincoglionito” è il commento più frequente, ma a parte che non ho capito secondo quale criterio sarei peggio di quando andavo ai concerti dei Cannibal Corpse, non potete prendervela proprio con Nessuno se non con voi stessi. In tutta onestà ammetto che la vacanza in Scozia di 4 anni fa ha dato il via a un certo processo di rincoglionimento, però mi giustifico in parte anche con l’avanzare dell’età. In ogni caso, trovandomi incatenato alla gogna e non avendo ormai più nulla da perdere, confesso di aver scelto deliberatamente e con entusiasmo di comprarmi il biglietto il giorno prima non costretto da nessuno. La location è probabilmente sovradimensionata per un pubblico che mi aspettavo più nutrito, ma questo crea le condizioni ideali per vedere un concerto: a pochi passi dal palco e a 5 metri dal gazebo delle birre, con più di un metro di spazio vitale che mi tiene a debita distanza dai sudori, dai calori e dai rumori altrui. Ci metterei la firma perché fosse sempre così. È vero che, come si diceva ieri sera, il mio posto preferito per vedere i concerti è sul divano, però se proprio ci devo andare, a queste condizioni ci sto volentieri. È pure vero che il pubblico era più che altro composto da nanette urlatrici, quindi niente capelloni né cappelloni davanti e mi vedo tutto comodamente senza lussarmi il collo. Per carità, ho visto anche un bel po’ di vecchi cantare tutte le canzoni, ma fondamentalmente l’equalizzazione degli urli alla fine dei pezzi era nettamente spostata verso gli ultrasuoni. Per non parlare di quando l’idolo della folla si è tolto la giacca per restare in maniche di camicia. Lì ho urlato anch’io, ma in falsetto per non dare nell’occhio.

Non mi sono annoiato. Non mi sono annoiato a un concerto! Non lo avrei mai detto e invece mi sono gustato due ore di musica fresca, diretta, attuale, sempre intensa e a tratti scanzonata, mai banale né spocchiosa né ammiccante, con umiltà ma ricca di riferimenti. Rock, blues, country, folk, soul e arrembì, quintali di groove e di ogni sentimento. Dieci persone sul palco, tutti belli da sentire e da vedere. Poche parole, poche note e ognuno al posto suo. Anch’io voglio parlare poco stavolta, ma giusto per dire che a Paisley (Pàislig in gaelico scozzese[1]) non ci sono soltanto l’aeroporto di Glasgow e Gerry Rafferty, autore della famosa quanto stucchevole cafo-sassofonata ‘Baker Street’, ma anche un talentuoso giovinetto col nome da highlander purosangue che sa il fatto suo e non ha nessun timore reverenziale nei confronti del successo. Un bel po’ di canzoni, a partire da ‘Scream (Funk My Life Up)’ in apertura, per una scaletta sbilanciata giustamente sull’ultimo lavoro ‘Caustic Love’, appena uscito, ma che abbraccia comunque l’intera discografia. ‘Jenny Don’t Be Hasty’ viene proposta sapientemente rivisitata, mentre a sorpresa vengono tralasciati forse i suoi maggiori successi ‘New shoes’ e ‘These streets’, scelta coraggiosa che mi sento di rispettare se non di ammirare. Come non citare la bellissima e intensa ‘Iron sky’, con citazione buonista Chapliniana (caro Paoletto, il titolo non sarà mica preso dal buffo film con i nazisti nascosti sulla luna?). Ma poi, che fai, non ce la metti una ‘Caruso’ di Lucio Dalla voce e chitarra? Sì, è una canzone insopportabile, che poteva far scadere nel ridicolo, ma in questo contesto e con una bella interpretazione ha assunto tutto un altro valore. Degna di nota anche la cover dei suoi conterranei Chvrches intitolata ‘Recover’. Per quanto riguarda le altre canzoni la scaletta è disponibile su Google. Insomma, non ricordo se nella rubrica ‘Up & Down’ Paolo Nutini sia considerato fra gli up o fra i down (è comparso nei down a proposito di Sanremo, ndr), fatto sta che do un bel voto alto a un’ottima serata e a un ragazzo che a 27 anni ha fatto tre dischi che vorrei aver fatto io se avessi capito che. Se avessi capito. Se avessi. E invece niente. Quindi, amici, se pensate che mi sia rincoglionito avete ragione in pieno. Però consiglio anche a voi di provarci, perché io mi trovo benissimo.

Simone Serra

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