Paolo Benvegnù + Offlaga Disco Pax @ Casa del Jazz [Roma, 4/Luglio/2011]

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Soluzioni Semplici Festival quarto episodio. Ore 21.15 su Roma, cielo minaccioso e giornata meno estiva dei giorni precedenti che ha fatto desistere parecchi dall’affollare la casa del jazz. Rispetto a tre giorni fa sono sparite le sedie, almeno quelle delle prime file, quindi sotto al palco c’è spazio per stare anche in piedi. Gli Offlaga Disco Pax si presentano quando le presenze sono poco oltre le 100 unità, e senza preamboli attaccano ‘Isla Dowson’, poi una distorta versione della sigla dell’euro visione introduce le imprese sportive di ‘Ventrale’ quindi arriva ‘Enver’, quindi Max Collini comincia a sciogliersi: “è proprio vero, quando ci son le seggiole la gente sta in silenzio” quindi arriva l’inconfondibile introduzione di ‘Dove ho messo la golf?’ una delle mie preferite dei loro due dischi, recitata da consumato attore dal cantore emiliano e, giustamente, molto applaudita dal pubblico di Roma. Incassato l’applauso Max mostrando la sua maglietta nera dice: “C’è un colore, anche in questa città, che non passa mai di moda, putroppo” e attacca ‘Sensibile’ canzone che tratta della vita di Francesca Mambro e Giusla Fioravanti prendendo spunto da una dichiarazione in tribunale in cui la Mambro aveva risposto alla domanda sul perché avesse scelto proprio Fioravanti come compagno di vita: “Perché Giusva è l’uomo più sensibile che ho mai incontrato” e da qui che il trio reggiano vuole definire il “neo-sensibilismo” per discostarsi da quello stragista dei Nar e di questi due tizi che essendo ora fuori di galera, fa male ammetterlo, vincono 2 a 0. Poi la sarcastica metafora dei gamberi del lago di Pilato in ‘Fermo’. Alcuni piccoli problemi ai campionamenti non compromettono la resa di ‘Lungimiranza’: perfetto racconto di quando il fonico famoso non era famoso, il cantautore famoso non era famoso e il partito era ancora il partito. Poi le critiche alle gomme americane reazionarie in ‘Cinnamon’ con tanto di decine di gomme alla cannella tirate sulle prime file del pubblico, il racconto privato di ‘Venti minuti’, e l’elenco telefonico di Reggio Emilia a cercare di far comprendere il senso di ‘Onomastica’ gli Offlaga Disco Pax che dopo un’ora ringraziano, confabulano con i fonici, si accordano per un’ultima canzone, che nella loro settennale storia era, in realtà, la prima: ‘Roberspierre’. Promozione banchetto: “chi non compra i nostri dischi al banchetto, tra anni di risaia in compagnia di Angelino Alfano”, sarebbe ora che ai due dischi in questione datati 2005 e 2008 arrivasse un nuovo fratellino, e magari anche qualche rinnovamento sonoro, visto che nonostante la magnifica teatralità del frontman, i due comprimari hanno faticato a far quadrare il cerchio soprattutto Enrico Fontanelli nelle sequenze non direttamente suonate ma preregistrate o suonate da sequencer, mentre suscita curiosità Daniele Carretti che, essendo mancino, oltre a suonare una chitarra mancina (telecaster) e una chitarra destra rovesciata (stratocaster) suona anche il basso con le corde da destro messo in posizione da mancino, quindi con le corde più spesse nella parte bassa. Fa veramente strano vederlo sul palco. Offlaga comunque garanzia.

Molta più attesa c’è invece per i Paolo Benvegnù che dopo tre mesi (leggi) tornano a Roma, questa volta il nuovo disco ‘Hermann’ non è suonato per intero e in ordine, anzi la prima è ripescata da ‘Le Labbra’ e si chiama ‘Il nemico’, ed ha una pausa perfetta, una di quelle pause che catturano l’attenzione subito prima di un ritornello alla Benvegnù, melodie pop su testi da poeta. Tre minuti e il pubblico è già tutto dalla tua parte. Però per star tranquillo piazzi tre pezzi da nuovo grande disco (da poco disponibile anche in vinile): ‘Moses’, ‘Love is talking’ e ‘Io ho visto’, poi dal passato ‘La schiena’ e la bellissima ‘Cerchi nell’acqua’ cantata a memoria dalla maggior parte dei presenti. Altra tripletta dall’ultimo lavoro con ‘Avanzate, ascoltate’, ‘Andromeda Maria’ e ‘Achab in New York’. Poi indietro otto anni all’esordio solista per ‘Il sentimento delle cose’, da ‘Le labbra’ arriva ‘Cinque secondi’; uno dei momenti più intimi con un’atmosfera che richiama il jazz che è di casa in questo parco, poi l’esplosione prevista esplode a metà per la drum machine un po’ bassa che pulsa su ‘Good morning, mr. Monroe’ uno dei punti più ballabili di ‘Hermann’, una ballata romantica come ‘Johnnie e Jane’ e la chiusura con ‘Interno notte’. Set da un’ora e quindici, elegante, con ottimo gusto e stile per uno degli autori più preziosi della canzone italiana. Tre pezzi per il bis sono ‘Rosemary Plexiglass’ ormai “Benvegnuzzata” e distante da come era nel 1997 quando era una canzone degli Scisma. Poi la dichiarazione: “Io lascio che le cose passino e mi sfiorino perché non sono ancora in grado di comprenderle” ripetuta ipnoticamente ne ‘il mare verticale’ e in chiusura ‘Io e il mio amore’. Sei musicisti che lavorano per 10, con cambi frequenti (quasi tutti suonano almeno due strumenti) e repentini che fanno dei Paolo Benvegnù un ensemble malleabile, adattabile alle situazioni, con diversi colori a disposizioni per dipingere le emozioni di questo signore che a 45 non si vergogna di avere il bianco come colore dominante sui capelli, e porta la sua poetica visione delle cose in questa che è una delle fasi più ispirate della sua carriera.

Giovanni Cerro

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