Paolo Benvegnù @ Locanda Atlantide [Roma, 14/Marzo/2012]

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Vi trovate una sera in un quartiere dove si dorme poco, c’è movimento anche se è mercoledì, e stanno per succedere cose strane. Paura Eh? E invece no, di strano non c’è niente, sono le 22:30 e nel locale dove hai scelto di passare la serata ci sono un centinaio di persone mentre sul palco salgono tre sesti dei Mardi Gras (gli altri tre osservano penitenza quaresimale travestiti da pubblico) la voce di Claudia McDowell, nota anche per trascorsi nella radiofonia romana, è di quelle che non passano inosservate ma la mezza band capitolina  suona troppo tesa e preoccupata per convincere.

Improvvisamente (ma i 200 che erano lì lo sapevano, probabilmente una soffiata) arriva Paolo Benvegnù, cavaliere senza paura della musica italiana, al suo fianco Guglielmo Ridolfo Gagliano, validissimo scudiero polistrumentista. I due danno vita all’ “Odontoevskij tour”, e io che l’ho letto nel pomeriggio sul sito del Benvegnù e tutta la sera che mi chiedo: “Checazzovordì?”. Ma lui, reticente, non me lo spiega. Arriva con la barba e il ciuffo argento, giacca e cravatta, imbraccia una Takamine acustica che viene elettrificata incastrando il pickup nella buca come faceva Cobain nel più celebre ‘Unplugged’, ringrazia per la presenza, elogia i Mardi Gras visti facendo capolino da dietro i camerini. Improvvisamente: “tutti i respiri che ho sono per te…” – ‘La Schiena’ – poche note e penso: “adesso piccolo Paoletto senza l’elettricità nella chitarra come fai a fare la sbroccata della seconda parte quella di Dio che bestemmia e non si applica?” poi passa mezzo minuto e il nostro cavaliere mi dimostra che quando ci si deve arrabbiare distorsori o no cambia davvero poco. Quindi mi arrendo a ‘Quando passa lei’. Che serve a farmi dimenticare la domanda di tutta la sera, affinchè possano prendermi di sorpresa disvelando la natura di questo tuor acustico in duo, cioè la voglia idiozia. Vi spiego. Dopo due canzoni MikeBuongiornoBenvegnù tenta un voto per alzata di mano tra chi preferisce la busta A, la B o la C. Busta A: Il concerto finisce tanto le due canzoni più fighe le abbiamo appena fatte e andiamo tutti a casa. Busta B: facciamo due ore di idiozie sparando cazzate e mettendoci in mezzo qualche canzone tragica. Busta C: solo canzoni tragiche. Vince la B, per due ore prende vita st’ ‘Odontoevskij tour’. Che è la storia del gatto superdotato ‘Ofto Siffredi’ che cerca la pietra filosofale. In mezzo grandi canzoni in una versione intimascarnafragilenudapreziosa e poi ‘sti siparietti non sense che strappano anche grosse risate ma hanno il potere di far uscire il pubblico domandandosi perche mai ho votato B mannaggiammè. Però voi siete curiosi come il gatto superdotato della storia, quindi vi racconto che il gatto viaggia su una slitta trainata da coppie di Mastella, che le domande che escono dal racconto sono: “Ma lady gaga è uno zaino?” oppure “Ma Morandi è Ligabue da vecchio o Ligabue è Morandi da giovane?” . Paura Eh? Ok, vi siete spaventati abbastanza, quindi riparte la musica. Parte di scaletta dedicata a ‘Hermann’: ‘Love is talking’, ‘Moses’, ‘Io ho visto’, ‘Avanzate Ascoltate’ e ‘Andromeda Maria’ chiusa con, tanto per tornare al cazzeggio, ‘Questo folle sentimento che’ (successo della Formula 3 firmato Mogol/Battisti), quindi secondo capitolo delle avventure del gattosuperdotato che incontra Giovanardi che vuole sedurre Iva Zanicchi, l’influsso malefico della Zanicchi manda problemi tecnici su una delle canzoni italiane più belle del decennio scorso. ‘Cerchi nell’acqua’, seguita da ‘Achab in New York’, ‘Il sentimento delle cose’ poi ‘E’ solo un sogno’ dove ancora la voce densa di Benvegnù dimostra che non ci sono Irene Grandi che tengano la sua versione è migliore. Punto. Alla fine delle canzoni arriva stravolto, con l’esultanza di chi ha dato tutto, ed è appagato dall’applauso convinto che arriva puntale dopo ogni esecuzione. Il gatto Siffredi intanto indaga su alcuni misteri (con tanto di sigla di Twin Peaks e citazioni su Lara Palmer) incontrando il mago zurlì, il mago Otelma e i Subsonica (esilarante il balletto in cui Paolo fa finta di essere Boosta). Poi arriva la batteria di ‘Good Morning Mr. Monroe!’ chiusa con la parte elettronica che nel finale diventa ‘I’m sexy and i know it’ degli LMFAO e via di nuovo balletti ironici. Per dimostrare di essere poeta del millennio passato ‘Simmetrie’, a sapere i vecchi brani degli Scisma in sala sono molto pochi nonostante il pubblico sia mediamente grande. Arriva ‘Il nemico’ e l’intermezzo finale con la soluzione della storia: la presa in giro della reunion dei Litfiba e il mondo che scopre l’amore per il pelo (Nobel a Benvegnù!, ndr).

Poi ancora il repertorio dei compianti Scisma: ‘Troppo poco intelligente’ e sempre, ogni volta che senti le canzoni ri-interpretate da Benvegnù ti chiedi che senso avesse allora far cantare la monotonica Sara Mazo. Nel finale i troppopocointelligenti diventano alcuni sindaci e trova posto anche un accenno di ‘Alejandro’ di Lady Gaga, che omaggiando ‘La Sora Cesira’ diventa ‘Alemanno’ anche qui. Manca raramente ‘Rosemary Plexiglass’ dalla serie cheffigoquandoeravamoggiovani e la chiusura affidata alla dedicata storia di ‘Johnnie and Jane’. 1h 50’ per 17 brani e 4 intermezzi teatrali: maledetta democrazia. Il bis, 3 pezzi, e voglia di canzoni canzoni canzoni anche se è due ore si ci sconcerta. ‘Il mare verticale’, ‘L’innocenza’ (ripeto: perché 13 anni fa le cantava la Mazo? PERCHE’?),’Nel silenzio’. E l’una passata “con una grazia irreale… “. Le emozioni nel nocciolo delle canzoni quelle carnali come quelle celebrali, quelle tragedia come quelle speranza. Esci. Domande in testa: Ma come fa a cantare così? Ma come fa a scrivere canzoni così? Ma come cazzo è che ancora non ha mai fatto il successo che meriterebbe? Questi misteri li risolveremo nella prossima puntata. Paura eh?

Giovanni Cerro

Produzione: Ausgang

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