Paolo Benvegnù @ Circolo degli Artisti [Roma, 28/Marzo/2011]

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Paolo Benvegnù nel mezzo del suo ‘Hermann’ tour 2011 passa da Roma. Alle 21 e 30 Terje Nordgarden, cantautore norvegese è già sul palco con la sua Martin acustica e la sua ottima voce a realizzare il sogno di suonare al Circolo degli Artisti. Ha una storia particolare Terje; nel 2003 suonava per strada a Bologna, lo notò Paolo Benvegnù che aveva da poco aperto il suo studio di registrazione a Prato e gli produsse l’album d’esordio, poi tornò in Norvegia per alcuni anni, ed ora eccolo nuovamente in Italia per un lungo e puntiglioso giro che per una sola notte lo riporta ad incontrare il suo “vecchio” amico.

Rapido cambio palco che ci porta alle ore 22.00 con un Circolo che regala un bel colpo d’occhio (450-500 persone). I musicisti si presentano eleganti, in scuro, con la cravatta rossa il frontman, e suonano per un’ora tutto il nuovo disco, nel preciso ordine della tracklist. Sullo sfondo proiettate le immagini sincronizzate di armi, feti, cuori, stelle, mari, e scritte con frammenti di testo. Tutto inizia con la scritta “Hermann è l’uomo” mentre parte ‘Il pianeta perfetto’, il batterista Andrea Franchi non ha ancora guadagnato il suo posto ma alla fine, visto che è lui in solitaria a chiudere il disco sarà l’ultimo ad andarsene, quindi inizia questo viaggio all’interno della mente “…vedrai che alla fine non potrai dirlo a nessuno” come a mettere in guardia dalle emozioni personalissime che ognuno dovrà provare nella prossima ora. E’ chiaro, infatti, che se il precedente ‘Le labbra’ era un disco molto carnale questo invece è un disco cerebrale, che utilizza i miti (da Atlantide a Ulisse) e la religione per indagare la psiche umana. Tra il 5′ e il 15′ di gioco sale in cattedra Michele Pazzaglia, il settimo Benvegnù che cura i suoni nel disco e da bordo palco manda sequenze di batteria elettronica dal piglio dance per ‘Moses’, e soprattutto per la bellissima ‘Love is talking’. Quindi Guglielmo Ridolfo Gagliano passa dalla chitarra al piano per ‘Avanzate, Ascoltate’. Mentre il bassista Luca Baldini si fa apprezzare nelle armonie vocali di ‘Io ho visto’. Poi Paolo Benvegnù lascia la sua Fender Jazzmaster per una Taylor acustica ed esegue ‘Andromeda Maria’ dedicata alla maternità, legata con un fischiettare fuori posto (nel senso che starebbe alla fine e non all’inizio) della successiva ‘Achab in New York’, secondo me il miglior testo di questo album: “… inventa e spara per sentirti libero, fai del silenzio un crimine, è semplice non dare alcuna spiegazione, la febbre è cosi dolce, la vita è avara, non dare alcuna spiegazione”. Poi ancora batteria elettronica per l’incedere ferroviario di ‘Sartre Monstre’ e per ‘Good Morning, Mr.Monroe’ che nella linea melodica ha qualcosa che mi ricorda Max Gazzè. Ingranaggi meccanici nella proiezione che accompagna il taxista protagonista di ‘Date fuoco’. Poi l’amore che vince la morte nella storia romanticissima di ‘Jonnie e Jane’. Ed il gran finale di ‘Il mare è bellissimo’ prima di lasciare il palco al solo Andrea Franchi che dall’angoletto della sua batteria viene avanti per imbracciare la chitarra e cantare ‘L’invasore’, dedicato a tutte quelle giovani coppie che cercano senza successo casa. Le immagini di annunci immobiliari romani scorrono sullo sfondo mentre il finale vede protagonisti Filippo Brilli al sax e Simon Chiappelli al trombone a impreziosire la sentita interpretazione. Un’ora secca. Così il disco, così il primo set del concerto.

Piccola pausa prima di iniziare a tirare fuori le cose precedenti, quando esce Paolo Benvegnù sembra più disteso, e scherzoso: “Noi siamo i Pooh ed abbiamo appena suonato Parsifal la nostra nuova opera rock” , poi dal suo primo lavoro solista ‘Piccoli fragilissimi film’ attacca ‘Cerchi nell’acqua’, il pubblico a differenza di tutte quelle nuove questa la conosce bene a memoria e la differenza dell’apprezzamento si sente. Poi si arriva addirittura al repertorio anni ’90 dei vecchi Scisma con ‘Rosemary Plexiglas’ meno conosciuta e karaokeggiata della precedente, quindi la viola elettrica suonata da Gagliano, che si dismostra ottimo polistrumentista, su ‘Io e il mio amore’ canzone di punta del progetto ‘Il paese è reale’ degli Afterhours. Quindi dal primo solista per ‘Mare Verticale’ con il lento e marziale incedere del pianoforte in primo piano. Finalmente nel finale si riprende anche ‘Le labbra’ con ‘Il nemico’ che porta ad una spiritosa presentazione di quella che Benvegnù dice, con disappunto del pubblico, essere l’ultima canzone: ‘La schiena’. Sarebbe stata un’ottima chiusura. Invece c’è il tempo per un’altra uscita, a sorpresa non prevista in scaletta ecco ‘Troppo poco intelligente’ che era in ‘Armstrong’ l’ultimo disco degli Scisma del 1999 (massacrato dalla critica), e fa strano sentirla cantata da Benvegnù, che ha una voce che si presta difficilmente al goliardico, invece che da Giorgia Poli che la cantava all’epoca. Alla fine si cita anche ‘Bohemian like you’ dei Dandy Warhols come a dire che quegli anni non sono stati tutti da buttare.

Dopo i 100 minuti di concerto resta la sensazione di aver visto all’opera un grande autore di canzoni, uno dei pochi personaggi indipendenti stimati anche dalle interpreti mainstream che spesso lo coverizzano (Irene Grandi, Giusy Ferreri…), e anche se avrei preferito una scaletta meno rigida e se alcune delle mie preferite che erano nei 3 EP, totalmente ignorati, non hanno trovato spazio, sono contento di aver visto uno capace di emozionare con un testo, che canta scandendo ossessivamente le parole come se dovesse dimostrarti che ogni singola maledetta lettera di quel testo per lui è fondamentale. E’ il disco della maturità questo? Forse a dirlo sarà il tempo. Di sicuro in questo come nel precedente le perle ci sono e per Benvegnù cominciano anche a non essere tanto rare.

Giovanni Cerro

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