Palma Violets @ Circolo degli Artisti [Roma, 4/Giugno/2013]

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Nella vita di ognuno c’è una costante, uno di quegli accadimenti invariabili e ripetitivi che ci regalano buonumore e ci rassicurano, facendoci mettere da parte per un attimo tutte quelle paure relative ai cambiamenti. Ed è una manna dal cielo, visto che di questi tempi quelli climatici già sono sufficienti per metterci a dura prova. C’è chi questa costante la trova nel proprio barista di fiducia, con cui quotidianamente scambia convenevoli sorseggiando un caffè, chi nella figura del proprio barbiere, con quel taglio di capelli che col passare del tempo resta sempre uguale a sé stesso, altri negli errori di ortografia che appaiono sui cartelli esposti dai mendicanti, altri ancora, di certo più fortunati, nello svegliarsi ogni mattina accanto alla persona amata. La mia costante è un’altra, e risulterà stupida e cervellotica ai più, o ai pochi che hanno seguito questo mio ragionamento che in apparenza non ha nulla a che fare con la musica: sbirciare la programmazione del Circolo degli Artisti verso maggio, quando la stagione dei concerti al chiuso è ormai in dirittura d’arrivo, e trovare un live inaspettato, uno di quelli da segnare con un circoletto rosso sul calendario, anche se non siamo donne alle prese con il ciclo naturale delle proprie cose. Anno dopo anno ho sempre ricevuto soddisfazioni costanti da questa mia attività, una tra le più nitide nella mia memoria la visione di un live dei Best Coast agli esordi, con ingresso “up to you”, al quale ho assistito con un pubblico così numeroso da contarsi sulle dita di due mani, col resto di due.

Quest’anno il regalo che inconsapevolmente il Circolo mi ha voluto fare, regalandomi la stracitata costante-certezza, è stato il live dei Palma Violets, londinesi di Lambeth al primo album e già dichiarati Best New Band agli NME Awards, premio che però in questi tristi tempi di snobismo a prescindere corrisponde ad una bocciatura da parte dei più, troppo fighi per ammettere di amare qualcosa salito all’onore delle cronache e circondato da un potente hype. Non per nulla al nostro arrivo nella sala concerti del Circolo il colpo d’occhio è desolante: 20 persone di numero, in gran parte sedute ai bordi della sala in una postazione più da bar dello sport che da sala concerti. Nicola Barghi e la sua band, opening act di serata, con le proprie atmosfere sospese tra it e brit pop, intratterranno i presenti per circa mezzora, mettendoci in impegno e qualità molto di più di quanto ricevuto in consensi dal sonnolento e sparuto pubblico che assiste alla loro performance. Verso le 23:05, orario in cui i Palma Violets saliranno sul palco, la situazione risulterà migliorata, anche se non di molto: una cinquantina di spettatori, con almeno una dozzina di inglesi in trasferta (che pogheranno ininterrottamente dall’inizio alla fine del live) a creare la giusta atmosfera sotto palco. I londinesi si presentano nella classica formazione a quattro, con Chilli e Samuel ad imbracciare nell’ordine basso e chitarra ed a scambiarsi il ruolo di prima e seconda voce in base ai brani. A completare il quadretto, a tinte floreali, visto il tema delle loro camicie, sono tastierista e batterista che terranno un basso profilo, facendo così da contraltare ai due frontmen. Dopo un rapido (ulteriore) check degli strumenti, si parte con ‘Johnny Bagga Donuts’ ed i volumi si fanno subito altissimi, così come alta è la scarica elettrica che ci viene trasmessa dall’energia dei ragazzi sul palco. Avevamo amato l’album d’esordio ‘180’, ma riusciamo addirittura ad adorarne la riproduzione live che ci fa capire che la loro migliore dimensione è proprio questa: per tutta la durata del set non noteremo alcuna sbavatura nella parte vocale e tantomeno in quella strumentale, davvero una rarità, specialmente perché si tratta di una band agli esordi. La loro esuberanza sul palco è dovuta all’entusiasmo e non serve certo a buttare fumo negli occhi dei presenti per mascherare una performance scarsa. A colpirci è anche la serietà nei loro volti: davanti non abbiamo quattro ragazzini che giocano a fare i punk per imitare i propri idoli per poi, presumibilmente, scopare con le fan a fine serata, ma una band vera con negli occhi la determinazione di chi non vuole durare una stagione, ma al contrario puntare in alto per rinverdire i fasti di un’Inghilterra che musicalmente resta ancorata alle reunion di gruppi composti da mostri sacri, sempre molto apprezzati, ma senza più negli occhi quel sacro furore che anima giovani band decise ad arrivare ed a innovare. Siamo allergici agli elenchi, fin dai tempi delle polverose Pagine Gialle, albericidio di Stato, ma non possiamo fare a meno di menzionare alcuni brani tra quelli eseguiti che più di altri hanno smosso corpi e cuori dei presenti e che possono costituire una guida introduttiva per chi vuole approcciarsi a questa band: ‘All The Garden Birds’, terzo brano in scaletta e primo a far perdere l’aplomb alla maggior parte del pubblico, ‘Best of Friends’, primo celeberrima hit, in odore di ‘Creep’, visto i violetti hanno già ammesso di odiare questa canzone, ‘We Found Love, nuovo singolo a cui va il premio del pubblico, visto che è risultato il brano più gradito dai presenti e ’14’, singalong che nonostante il suo martellante “Take me home” non è il brano che ci accompagnerà all’uscita, ruolo che toccherà a ‘Invasion of The Tribbles’, cover degli Hot Nasties, gruppo punk canadese e chiara ispirazione per i Palma che oltre ad omaggiarli con questo brano (per il quale saliranno sul palco due dei “rinforzi” inglesi) hanno fatto lo stesso con la cover art del primo album, del tutto simile a quella dell’EP dei Nasties. La band, conoscendo le regole del punk, resta on stage soltanto 45 minuti, senza peraltro lasciare spazio ad encore, ma noi torniamo comunque a casa felici, sicuri che il prossimo anno, di questi tempi, il nostro calendario avrà senz’altro un nuovo circoletto rosso. Mai sentito parlare di costanti?

Andrea Lucarini

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