OvO + Fuzz Orchestra + Zeus! + Hiroshima Rocks Around @ Circolo degli Artisti [Roma, 7/Giugno/2011]

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Serata malefica quella al Circolo degli Artisti in occasione della presentazione di ‘Cor Cordium’, ovvero l’ultima fatica di Bruno Dorella (Bachi Da Pietra, Wolfango, Ronin) e Stefania Pedretti (Alunn, ?Alos) che insieme formano il duo rumoroso/sperimentale dall’inquietante nome: OvO. A riempire egregiamente la programmazione della serata sono presenti altre tre guests: gli Hiroshima Rocks Around, gli Zeus! e i Fuzz Orchestra. Aspettavo con ansia di “incrociare” il duo in questione qui a Roma, soprattutto dopo aver visto i Ronin qualche tempo fa e aver letto notizie riguardanti il lavoro che sta dietro questo progetto così estremo sia a livello visivo che a livello musicale. ‘Cor Cordium’ ha riferimenti letterari (il titolo è la frase scritta sulla tomba del poeta Pierce Shelley che si trova al Cimitero Protestante qui a Roma e che significa “il cuore dei cuori”), unisce generi come l’industrial, il metal, il doom e ha implicato uno studio da parte di Stefania Pedretti sulla voce, ricerche riguardanti l’esoterismo e su tutto ciò che può essere considerato inquietante.

Procedendo in ordine: gli Hiroshima Rocks Around aprono le danze con il loro noise punk estremo, impreciso, goffo e molto, decisamente molto potente. I tre ragazzi mi hanno dato l’impressione di fottersene veramente degli schemi, secondo una visione e un approccio agli strumenti molto corporea e istintiva, primitiva. L’unico loro obiettivo è quello di esprimere potenza, follia, disagio, attraverso la batteria, il sax, la chitarra ed effetti vari. E allora sembrano trasformare in virtù quella che a prima vista potrebbe sembrare goffagine: l’effetto è eccellente!

Poi è la volta degli Zeus!, anche loro in due, ossia Luca Cavina (Calibro 35, Transgender, Hellish, Pornoise, Pixel Johnson, Beatrice Antolini) e Paolo Mongardi (Transgender, Rebelde, Il Genio, Jennifer Gentle, Mortuaria, Taunt/State Of The Art Living Dead). Suonano rispettivamente basso e batteria, rigorosamente distorti e rigorosamente precisi: da spaccare i bpm! Noisecore estremo, urla in scream, cambiamenti e stacchi di tempo esaltanti. Paolo Mongardi (quanto cazzo picchia!) con occhiali e barba sembra un muppets che distorce le pelli mentre Luca Cavina perde una corda del basso ma continua gli ultimi due pezzi senza problemi.

I Fuzz Orchestra sono la band che mi ha entusiasmato meno, non so spiegarne bene il motivo perché l’idea è originale: un noisepiano (e sicuramente qualcosa in più, ma non voglio osare: mi è sembrato di vedere un giradischi e un mangianastri), diavoletto con fuzz a manetta e batteria. Si descrivono come un avant heavy rock trio e inseriscono ai riff possenti e semplici della chitarra, alle rullate crude e alla melodia sintetica del piano, dialoghi tratti da film, documentari a sfondo politico e sociale che purtroppo non ho riconosciuto. E su questo, devo dirlo, sono stati molto svantaggiati dall’acustica: praticamente non si sentiva nulla del “parlato” sovrastato pesantemente dagli strumenti.

E finalmente in una sala buia e stranamente svuotata (ma che si riempirà nel giro di due brani) entrano sul palco queste due figure mascherate, diaboliche. Vestiti dal colore rosso e nero, maschera da wrestler e dred lunghi fino a terra. Sul palco ci sono solo rullante, timpano, piatto, amplificatore, chitarra (e basso) e microfono. Cominciano con note e rullate apparentemente a casaccio per poi esplodere in ritmi tribali e distorsioni cupe tipiche del doom. Stefania Pedretti suona con un plettro grande quanto la sua mano, la lunghezza di questo “pezzo di plastica” è equivalente al ponte della chitarra in modo da coprire l’intera muta di corde se posizionato in verticale e giocare così sulle armoniche. Vedo sulla sua Stratocaster color panna le corde fare su e giù come un elastico appena teso: il suono è scuro. Canta modulando la voce in modi diversi, passando da una voce angelica a quella di una strega gracchiante, alla nenia ai limiti del fastidioso, alternando scream e growl. Stefania Pedretti è una strega nel senso antico del termine, non si sposta mai dalla sua posizione a gambe divaricate, mentre l’energumeno al suo fianco a piedi scalzi, (o erano zoccoli?) aggredisce i tamburi come un boia intento a sfracellare qualche testa. Probabilmente eseguono le tracce di ‘Cor Cordium’ come si possono ascoltare sul disco, e come sul disco, a mio parere il punto più alto viene raggiunto dal brano ‘Marie’ seguito da ‘Penumbra Y Caos‘ con tanto di finale pieno di oscillazioni, feedback e distorsioni. Prima di salutare il pubblico Dorella lascia i suoi tamburi e va dietro al palco, dopo due secondi me lo ritrovo di fronte, in mezzo, (no, non è una gag alla Frankenstein Junior!) che ringrazia con degli inchini. Avverto un leggero disagio: sarà perché puzzava di zolfo?

Marco Casciani

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