Out Hud @ Circolo degli Artisti [Roma, 19/Maggio/2005]

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Sarei rimasto volentieri a casa. Colpito da anormale stanchezza dopo una di “quelle” giornate da dimenticare. Avrei pensato a qualcos’altro, aggrottando la fronte, ricordando magari che quando si tirava tardi la notte in giro per concerti – quasi ogni giorno della settimana – si era più giovani e baldanzosi. Evidentemente lo sono ancora – giovane e baldanzoso intendo – visto che dentro il Circolo degli Artisti, alla fine ho trascinato le mie stanche ossa. Vi chiderete: quando la smetti di dire stronzate? Adesso. Ora viene la parte seria. Quella che argomenterà riguardo una splendida serata di musica e sorprese. La prima di queste è la presenza dei torinesi Disco Drive, forti del recente debutto su Unhip Records, ‘What’s Wrong With You, People?’. Asciutti – affiatati – perfetti nell’esecuzione, sembrano tutto tranne che nati anagraficamente su questo suolo. Un’ora di orgia percussiva/post punkoide che li assesta derivativi al massimo tra le pagine di storia, nei capitoli dedicati a Gang Of Four/A Certain Ratio, ma anche con uno sguardo non troppo ingenuo verso stranianti fattezze alla Fugazi e strizzate d’occhio alle furbe sonorità Q And Not U. Se avessero un articolo (The) davanti al moniker, se avessero una qualsiasi sigla di cittadina britannica stampata sulla targa del van, se si chiamassero Andy, Alex e Edgar piuttosto che Alessio Natalizia, Andrea Pomini e Jacopo Borazzo… beh probabilmente stareste qui davanti a leggere e sbavare, o meglio ancora avreste già preso il primo autobus verso il negozio di fiducia per acquistare il loro album. Vergognatevi. Il locale è pieno a metà. Il palco che accoglie gli Out Hud è invece colmo di strumentazione. Il gruppo nato in California, ma ora residente nella grande mela, è come tutti saprete (maledetti ignoranti) un progetto nato nel 1996 dalla fusione di membri occupati in gruppi locali come Tourettes e Yah-Mos. Successivamente Nic Offer, Tyler Pope e Justin Vandervolgen convoglieranno nei !!!, lasciando aperta la finestra di dialogo con le deliziose Phyllis Forbes e Molly Schnick. Due album all’attivo, l’ultimo dei quali ‘Let Us Never Speak of It Again’, rivela un’ancor più marcata dedizione ai groove electro disco rispetto al debutto del 2002 (‘Street DAD’). Dal vivo la resa è maggiore. Se nelle 10 tracce incise c’è una velata propensione alla forma pop, live quei brani assumono fattezze da remix e la forza di poter scardinare da terra noi poveri mortali accorsi all’altare. Il quintetto è un chiaro esempio di combo “multifunzionale”, dove praticamente tutti i membri si alternano su diversi livelli di strumentazione: voce, chitarra, drum machine, synth, basso con annessa coreografia ad appannaggio dell’indomabile Nic Offer. Con qualche capello in meno rispetto all’ultimo show dei !!!, Offer è un tarantolato assoluto. La gestualità che accompagna i “battiti” percussivi dei brani è uno dei pezzi forti dello show. Le ragazze (la piccola Molly si cimenta anche al violoncello) e quello spiritato di Vandervolgen, riescono a trascinare l’audience, ormai rapita nel delirio più totale. Si balla, si muove la testa, mentre alle spalle (grazie ad una telecamera puntata sul palco) scorrono su fondo nero immagini ed ombre “cromatiche” dei singoli elementi, come in un continuo videoclip (anche i Disco Drive hanno usufruito di questa piacevole novità). Alcuni tratti chimici si ibridano poi incestuosi a schegge dub, electro, punk funk e richiami alla NY fine ’70 (Konk ed ESG su tutti) e viene da sorridere pensando a cosa siano diventati oggi alcuni Dj di grido, alle prese con le chitarrine finto tamarre o le canzoncine pop. Freak shit ad oltranza dunque, al cospetto del quale LCD Soundystem, Bodyrockers, Q And Not U, Gramme e compagnia cantante, assomigliano ad allegri vivaisti alle prese con il commercio di sterco.

Emanuele Tamagnini

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