Orlando Julius & The Heliocentrics @ Teatro Quirinetta [Roma, 12/Febbraio/2015]

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Mentre sulla rete nazionale imperversa come ogni anno una famigerata kermesse musicale, nei piccoli ambienti e locali che spesso faticano a ricavarsi il trafiletto si materializzano pezzi di storia, che passano purtroppo inosservati ai più, fatta salva una ristretta cerchia di cultori. Non si tratta di esterofilia (c’è qualcuno che con coscienza pensa che il festival rappresenti davvero la canzone italiana?), ma realtà che hanno dato davvero un contributo significativo alla storia della musica tutta rimangono nell’ombra e colpevolmente relegate a curiosità per gli addetti ai lavori. Non stiamo parlando di James Brown, d’accordo, ma probabilmente anche quest’ultimo deve qualcosa ad artisti come quello che ha animato questa bella serata al Quirinetta. Contrariamente al solito detto, Orlando Julius ha bisogno di presentazioni. Complice la sua scarsa propensione alla pubblicazione discografica, questo arzillo sassofonista settantenne non ha mai goduto di universale considerazione, pur essendo una pietra miliare dell’afrobeat; eppure, c’è voluto l’intervento di quei santuomini degli Heliocentrics per riportarlo sulla cresta. Negli anni ’60 irrompe di prepotenza nel panorama musicale con i Super Afro Soul, band storica che anticipò molto del funk a venire. Anche un certo Fela Kuti milita in quelle file, salvo poi abbandonare il tavolo, formare i Koola Lobitos ed entrare pian piano nella storia. Dopo un periodo negli USA, dove collabora con tanti (Louis Armstrong tra gli altri), Orlando Julius torna infine in Africa. Nonostante la fama da leggenda raggiunta localmente e l’attività live intensa, smette di dedicare attenzione a far crescere il proprio nome e a registrare nuovo materiale. E qui entrano in gioco gli Heliocentrics. Registrato ai North London Studios di questi ultimi, ‘Jaiyede Afro’ è una piccola perla persa nel mare delle uscite del 2014: un disco sopraffino che avrebbe meritato ben altra fortuna. E questa sera si unisce l’utile al dilettevole: il banchetto con i CD è presente e siamo pronti a constatare (come se ce ne fosse bisogno) che questa musica va sentita, goduta, sudata e vissuta dal vivo, non ci sono storie. E possibilmente all’aperto e d’estate, col caldo che ti scalda l’anima. Questo senza nulla togliere al Teatro Quirinetta, è chiaro: ottima sede per l’esibizione di questi funamboli, il parquet a piano inclinato è anche l’ideale per sventare il rischio di ritrovarsi colonne d’Ercole alte svariati metri a oscurarti la vista del palco.

E ora descriviamo l’indescrivibile. Questa musica non si presta a disquisizioni tecniche o paragoni di genere: qua bisogna gettare la penna (e mettere a riposo i polpastrelli) e buttarsi nella mischia. Alle 22.30 passate, sono gli Heliocentrics a dare inizio alle danze. Con la sapiente regia del mentore storico Malcolm Catto, che sembra un personaggio dei fratelli Cohen, questo combo micidiale prepara la strada al protagonista della serata con un funky-soul sexy e sfrontato, che si insinua sotto pelle e ti dice “Balla ora o pietrificati all’istante”. La cifra stilistica della serata è ormai dettata, e si potrebbe andare avanti all’infinito senza colpo ferire. Finalmente è il momento anche di Orlando Julius. Un personaggio da un carisma e da un’umiltà infinite: il sorriso sempre sulle labbra, l’atteggiamento amichevole, la sana voglia di ballare e di divertirsi. Un piccolo, involontario saggio. Ad accompagnare Julius nelle fatiche ballerine e vocali una deliziosa ragazza: l’anagrafe è un dato oggettivo, ma l’età percepita, quella no, e lei è qui a dimostrarcelo; presenza imprescindibile e instancabile. ‘James Brown Ride On’, dal catalogo Afro Sounders, è una dichiarazione di intenti e di rotta. Un funky-blues tribale, con la voce di Julius ancora sugli scudi come ai vecchi tempi. Il soul, il funky, certamente il jazz, una spruzzata di pop qua e là, il blues, il reggae e ancora qualcosa che richiama persino i Buena Vista Social Club: un piccolo grande libro della musica che apre le sue pagine solo per un paio d’ore al Teatro Quirinetta. Tant’è vero che, verso la fine dell’esibizione, la band si lancia in un pezzo-tributo appassionato: si passa dai sax che suonano il tema di ‘Soul Man’ a una serie di altre citazioni, inserite magistralmente all’interno del brano. Fra un pezzo e l’altro, o spesso anche durante i brani stessi, Julius e la danzatrice prendono la parola ma francamente, nella confusione generale, è difficile carpire qualcosa di comprensibile dal loro forte accento. Meglio abbandonarsi all’andamento quasi gangsta di ‘In The Middle’, o alla tensione jazzy tribale di ‘Aseni’, uno dei migliori brani del lotto. Una menzione speciale agli Heliocentrics, che stendono un tappeto rosso di rara bellezza e maestria a Orlando. Dalla continuità statuaria del chitarrista, ai barriti alla “Capovaro, ri-rivado?” del sassofonista o i temi precisi e puntali del trombettista (un tuffo al cuore quando riprende ‘St. Thomas’ di Sonny Rollins durante l’assolo finale), è tutto uno spettacolo. Questi ultimi due si lanciano anche in divertenti balletti da band ska. E che dire della sezione ritmica? Un terzetto che è una testuggine romana in quanto a compattezza. Il bassista dovrebbe darsi al decathlon per la resistenza sulla lunga distanza, con quei giri insistenti, suonati sempre con grande gusto, precisione e groove. Catto e il percussionista vanno come treni, a mantenere i carboni ben ardenti sotto i piedi dei solisti. Julius col sax ci va spesso di mestiere, ma che mestiere: il numero più gettonato è un trillo, riproposto insistentemente tra un brano e l’altro, sovente accompagnato dalle mani vibranti degli altri che si alzano in un liberatorio “Olé!”. Quasi due ore di grande, grande musica, per un ensemble che si spera continui a produrre grandi cose e che, soprattutto, torni dal vivo: Mama Africa ha fatto centro ancora una volta.

Eugenio Zazzara

Foto per gentile concessione di Paolo Soriani