Oren Ambarchi + Massimo Pupillo @ Sinister Noise Club [Roma, 29/Novembre/2009]

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Ancora una volta il Sinister Noise si distingue come uno dei pochi locali a Roma che si può permettere di ospitare eventi e personaggi del vero underground. La serata che mi appresto a “reportare” si è conclusa con l’esibizione magistrale del “drone duo” composto da Oren Ambarchi (Sunn O))), Burial Chamber Trio) e Massimo Pupillo (Zu). Ma cominciamo con ordine. Intorno alle 22 e 30 sono davanti al Sinister, entro notando quel “rumore”, quella musica fluida e distorta proveniente dall’interno: i hanno già iniziato la sonorizzazione del documentario (‘Elements’) e all’interno ci si abbandona alla miscela di musica e video che ha invaso la sala bar del locale. Uno splendido esempio di video arte, in questo caso forse più incentrato sul suono che sul video (almeno personalmente per il semplice fatto di vedere i “tecnici” all’opera), ma gli stati d’animo evocati dalle molteplici manipolazioni del duo si accostano perfettamente con le immagini che scorrono proiettate sullo schermo. Poche sono le persone interessate, una trentina forse, e chi entra si trova immediatamente catapultato in questa performance.

La serata continua con i Do Not Cross The Railway Lines. Nella sala al piano di sotto viene portato e posizionato al centro del palco un manichino, quasi a simboleggiare un frontman-fantoccio per questa band che ancor prima di cominciare appare già provocatoria. Cominciano con il brano principale di “2001:Odissea Nello Spazio” (‘Così Parlò Zarathustra’ di Richard Strauss) e poi proseguono con la loro musica: principalmente noise, dalle tempistiche particolari, molti stop e soprattutto nessuna linea vocale principale, non c’è frontman, o meglio c’è (il manichino) e l’unica voce che si sente ogni tanto è robotica, artificiale, digitale. Pubblicizzano il loro nuovissimo video di ‘A Noble Prize For War’ (divertente e girato molto bene), facilmente rintracciabile su youtube.

Faccio una pausa, esco fuori con birra e sigaretta e noto un po’ di scompiglio in strada. Mi pare di capire che c’è un uomo e una donna che litigano. Interviene la polizia, nel frattempo un tizio ambiguo crea un po’ di scompiglio nel locale, “suonando” un pianoforte alla Jerry Lee Lewis. Credo sia un habitué. Sotto invece hanno cominciato, con un po’ di ritardo, i Gru. Tre ragazzi, anche loro incentrati sulla ricerca e la sperimentazione musicale attraverso il rumore. La bellissima voce è di una ragazza e ricorda molto gli artisti islandesi che negli ultimi anni hanno creato uno stile innovativo, ovvero Bjork e i Sigur Ros. Musica ai limiti dell’ambient, con molti riferimenti alle sonorità africane.

Ma ecco che finalmente si prepara il drone duo. Tutto è stato già preparato in precedenza su dei tavolini così che in poco tempo sono sul palco pronti per iniziare. Oren Ambarchi ha incentrato il suo percorso sulla ricerca e l’esplorazione della chitarra e della sperimentazione sonora riguardante essa, sulle armoniche e le risonanze. Il suo album live ‘Triste’ ha ricevuto l'”Honorary Mention” nella categoria “musica digitale” al Prix Ars Electronica. Anche Massimo Pupillo ha sperimentato e opera una costante ricerca “sentita” sul suo strumento, ovvero il basso. Ormai è un nome di fama mondiale grazie all’attività della band jazz-hardcore per cui suona (gli Zu). I due offrono uno spettacolo potente: fluidità, distorsioni mutevoli, un avvolgimento totale in questa cascata sonora che ipnotizza. È un modo diverso di approcciarsi all’ascolto: uno splendido esempio per capire dove si è arrivati oggi riguardo la concezione del suono come rumore e tutte le conseguenti sperimentazioni sugli strumenti. Quello loro è un crescendo che culmina con Oren alle prese con la batteria e un Massimo Pupillo scatenato, intento a far “esplodere” la sala attraverso le sue creazioni. Una mezzora di esibizione circa, iniziata e conclusa in modo pacato, ma con il raggiungimento di picchi noise molto estremi. La serata si conclude così. Sono le due ed esco molto soddisfatto dal locale, perché so che pur essendo tutto ciò di cui ho parlato qualcosa di “under under underground” come mi dice Massimiliano del Sinister Noise è praticamente ovvio che siamo di fronte a espressioni musicali proiettate in avanti, al futuro della musica.

Marco Casciani