The Orange Man Theory + Bible Of The Devil + Corpse Fucking Art [Roma, 5/Novembre/2006]

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La serata è tripla. Primi della lista sono i Corpse Fucking Art, il cui delizioso nome suggerisce magnificamente il genere proposto: brutal death made in Florida. Non mi è mai piaciuto questo stile, (a parte alcune cose degli Obituary) e non perchè troppo estremo, ma perchè secondo me si annienta da solo. La velocità della batteria e dei riff, è talmente veloce, che purtroppo non si è capito niente. Degno di menzione il cantante il cui grugnito farebbe invidia al Chris Barnes d’epoca (vedi Cannibal Corpse). Scivolano via nella noia.

In teoria la seconda band in programma doveva essere quella degli Orange Man Theory ma a salire sul palco sono i BOTD. Con le pancie gonfie di birra, barbe da camionisti e vestiti in maniera assolutamente semplice (jeans, maglietta e scarpe da tennis), a dispetto di tutti i pacchianissimi gruppi metal, i quattro rocker di Chicago hanno offerto una lezione letale di come si debba suonare questo genere. Metal-garage ecco la definizione. Metal sparato nelle orecchie furiosamente con qualche pizzico di melodia nei soli e nelle voci, pur sempre al vetriolo. Ripropongono quasi interamente il nuovo album ‘The Diabolical Procession’ con qualche piccola concessione ai restanti tre dischi. L’attacco è killer con ‘Ecclesia Novarum Innocentum’, sapore d’altri tempi, odore di Motorhead, di metal grosso e grasso; da li seguiranno le varie ‘Sepulchre’, ‘Orphan Of Doom’, suonate in ordine di disco. Lerci, luridi e velenosi si divertono a pestare sugli strumenti come ragazzini e dal vivo sono anche più eccitanti che su disco. Onore a loro e alla nostrana Cruz Del Sur per averli messi contratto.

Vado a farmi una birra e aspetto gli Orange Man Theory. La scena hardcore di Roma è sicuramente tra le cose migliori proposte dalla città negli ultimi anni e gli OMT ne sono dei degni alfieri. Mi erano sempre sfuggiti, ogni volta che potevo andarli a vedere c’era sempre stato un qualche impedimento, ma stavolta finalmente soddisfo la mia curiosità dopo aver consumato il loro disco d’esordio. Nel 2004 Steve Austin (al lavoro con Converge e Lamb Of God tra gli altri…) si interessa alla band e li fa volare in America per registrare ‘Riding A Cannibal Horse From Here To…’ pubblicato poi nel 2005 dalla Indelirium Records. Una settimana fa i ragazzi erano a New York per un importante appuntamento promozionale e ora sono qui al Traffic. Il suono è un misto furibondo di hardcore, metal, industrial, indie, tutto frullato in maniera assassina. Il gig che ne viene fuori è disumano, la band si esprime ad altissimi livelli, riversando la furia iconoclasta sul pubblico che apprezza e applaude. Tesi, massivamente abissali, annientano e annichilscono. Superbi. Inutile citare le canzoni, il loro concerto va assimilato compatto come una mattonata di cemento solido. Me ne torno a casa infreddolito e con il cranio trapanato. Supportateli cazzo!

Dante Natale

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