One Dimensional Man @ Circolo degli Artisti [Roma, 21/Ottobre/2010]

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Alle 23 e qualche minuto sono fuori, ho superato il banchetto del merchandising adocchiando il nuovo Box nero contenente i 4 album degli One Dimensional Man e mi dirigo verso il bar. Rispetto alle 20 e 30, quando sono arrivato, il Circolo ora è gonfio di gente. Perché c’è l’esibizione del Maestro Mazza ospite di Any Given Month. Che è un po’ come i vecchi manicomi, quelli che un tempo non erano illegali. Alla fine però si scherza, si ride, si rimorchia, si balla. E il tutto con atteggiamento assolutamente vincente! Ma questa è la fine del concerto, quel preciso istante in cui nel locale convergono due flussi compatti di esseri umani: quelli venuti per gli One Dimensional Man che escono dalla sala concerti e quelli venuti per il manicomio vestiti coi Rayban e i pantaloni “fascianti”.

Alle 20 e 30 come dicevo c’è poca gente: è troppo presto, per noi abituati ad uscire di casa alle 23. So che dentro stanno suonando gli Speedy Peones e mi ricordo di averli già visti solamente quando sono di fronte a loro, quando riconosco la loro divisa bianca e rossa e l’agilissimo frontman. Spaccano. Punk’n’roll che dentro ha tante influenze, dagli Mc5 agli Stooges, dai Devo ai Roxy Music. Qualche pizzico di glam e di elettronica con la tastiera Roland. Purtroppo è la seconda volta che li vedo esibirsi davanti a poca gente, non se lo meritano. La scorsa volta la sala era così vuota che il vocalist Nicola (movenze simili al grande Iggy) durante un pezzo bello tosto è saltato giù dal palco determinato a spingersi là dove poteva arrivare il cavo del microfono e continuare a cantare in fondo alla sala, attirando quindi l’attenzione della gente al bar che fino a quel momento li snobbava. Concludono l’esibizione intorno alle 21 rientrando pienamente nei tempi.

La preparazione per gli ODM invece durerà un bel po’, non so se per far riempire un po’ la sala, per problemi tecnici o altro. Infatti fuori vedo il trio veneto che si aggira per il Circolo: Capovilla, che si è appena ripreso da un’influenza, chiacchiera assieme al batterista Luca Bottigliero (Mesmerico) con un gruppo di ragazzi. Favero, più solitario, si aggira con una borsa nera e una birra in mano. Intanto la sala si riempie. I più giovani naturalmente sono posizionati nelle prime file, molti con le t-shirts del Il Teatro Degli Orrori. Verso le 21 e 45 circa entrano sul palco Capovilla & Co. Le luci li illuminano dal basso verso l’alto, sono immersi nel fumo, e dietro hanno degli splendidi cabinet della Hope Lab sia per basso che per chitarra. E devo dire che è sempre bello non vedere gente in delirio, ma entrate sul palco modeste e dignitose senza tanti fronzoli: in fondo è un concerto rock. Partono con un intro strumentale decisamente noise, e decisamente potente. Il suono della diavoletto di Favero è estremamente metallico e si intreccia perfettamente con il Rickenbacker distorto di Capovilla. Bottigliero alla batteria ha il classico stile grunge (può essere banale come accostamento, ma ricorda molto Dave Grohl). Quando partono sul serio seguono alla perfezione la tracklist di ‘You Kill Me’ partendo da ‘Saint Roy’, passando per ‘No North’, ‘Inferno’, ‘Sad Song’, ‘Elvis’ fino ad arrivare a ‘Broken Bones Waltz’, unico momento in cui Pierpaolo Capovilla si concede un momento di riflessione per tutti, dando attenzione al concetto di tortura: “Non se ne parla mai in Italia… quando invece proprio da noi sono successe tante cose, una su tutte il G8 di Genova nel 2001”. Poi cambiano strumenti, passano ai Gibson, solo per un pezzo. Ammetto che dopo il bis mi perdo, loro non seguono più la scaletta, eseguono brani dagli altri lavori come ‘1000 Doses Of Love’ e vanno avanti fino ad una conclusione estremamente aggressiva. Il concerto sembra finito, considerando che sono le 23 circa e alle 22 e 30 dovevano attaccare i dj, ma loro non lasciano definitivamente il palco, la gente vuole un altro pezzo ancora, così dopo qualche minuto di discussione con i vari fonici, torna al microfono Favero e chiede sarcastico: “Ma non volete ballare? Avevo capito che volevate ballare stasera”. Il concerto continua con un ultimo pezzo, stavolta più pacato che accontenta tutti. Belli e brutti.

Marco Casciani

4 COMMENTS

  1. Guarda che Elvis non l’hanno fatta.L’unica da “You Kill Me” che non è stata eseguita.

  2. Ciao Visconte non me ne ero accorto! Comunque la confondevo con ‘Lovely Song’, hai ragione… Flavio il concerto è stato molto bello ed è durato abbastanza, cosa non scontata quella sera perchè c’erano due eventi uno di seguito all’altro…

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