Omosumo @ Contestaccio [Roma, 14/Dicembre/2017]

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Gli Omosumo sono tre siciliani che si fanno dei bei viaggioni in tutti i sensi, sia quelli musicali con la loro psichedelia elettronica, che quelli ordinari, in grado di colmare le distanze necessarie per poter suonare. Musicisti ed agitatori culturali nella fertile scena palermitana, nascono come supergruppo formato da Angelo Sicurella, voce, synth e drum machine, Roberto Cammarata (Waines), chitarra elettrica e synth e Antonio Di Martino (Famelika e Dimartino) basso e cori. Durante la seconda parte del tour promozionale dell’ultimo disco, Antonio ha dovuto lasciare la band, per potersi concentrare su altro. Angelo Di Mino ha preso momentaneamente il suo posto, suonando basso, synth e violoncello elettrificato, prima di trasferirsi a Milano per fondare lo studio Blackstar. Carmelo Drago (Le Formiche), solitamente al fianco di Nicolò Carnesi, lo ha sostituito in questi ultimi mesi d’attività. Hanno sempre pubblicato per la conterranea Malintenti Dischi. L’esordio è nel 2013 con l’uscita soltanto digitale dell’EP “Ci Proveremo a Non Farci Male”, seguito a breve da un EP in vinile dei remixes di quei brani. Quindi incidono l’album “Surfin’ Gaza” nel 2014 e quello omonimo del 2016 con la mucca blu in copertina, a cui hanno deciso di fare il funerale con queste ultime date. Quale posto migliore per celebrarlo a Roma, se non al ConteStaccio, in occasione del ritorno alla direzione artistica di Raffaele Vannoli aka SuperLello? Del resto è lui, che otto anni fa, li ha accolti per la prima volta in città sul famoso palco testaccino, per poi richiamarli ancora. Allora erano un quartetto con Ferdinando Piccoli (Waines) alla batteria, totalmente privi di elettronica e dediti al classic rock di grana grossa e matrice progressiva. Una vita artistica precedente. L’unica costante è che la forza di questa band si esprime soprattutto nei live ed è caratterizzata da un’indiscussa potenza sonora.

Fa piacere incrociare Lello, che ci accoglie con il suo classico sorriso sornione e la sua carica di simpatia. Siamo contenti di riascoltarlo mentre presenta la serata col piglio di chi, a detta sua, ha frequentato “l’università dell’inbastita”. Vorremmo si cimentasse nel consueto “anche stasera nun avete pagato ‘n cazzo”, invece ci sorprende perculando bonariamente gli assenti tramite una diretta facebook. L’allestimento del locale risulta sostanzialmente invariato, la gente è poca ma partecipe e la qualità del suono è molto valida, grazie al prezioso lavoro di Sante Di Clemente. La band domina il palco. Cammarata è una profonda anima metal apparentemente sopita in una coltre di synth, ma capace di graffiare in maniera vigorosa con la sola imposizione della Gibson. Non a caso è fresco vincitore del premio come Best Performer 2017 per Keep On. Sicurella ha presenza scenica, un’estensione vocale invidiabile e particolare sensibilità. Qualità evidenti anche nel percorso solista degli album per Urtovox: l’introverso “Orfani del Desiderio” del 2015 ed il raffinato “Yuki-O” pubblicato recentemente. Drago è forse meno appariscente dei due, ma è solido e preciso, le virtù migliori che possa esigere il suo ruolo. L’insieme è pregevole ed intrattiene piacevolmente il pubblico per sessantacinque minuti. L’inizio è affidato a “Nowhere”, che parte col synth e si sviluppa trance, ipnotica e progressiva. “Yuk” è classe pura, Radiohead e metanfetamina, con la voce di Sicurella a sovrastare oceani di frequenze basse. “Le Streghe di Benevento” è un rock elettronico che strizza l’occhio ai Soulwax, con un buon lavoro della chitarra elettrica ed una ritmica contagiosa, anche se un po’ coatta. “Waves” parte in breakbeat, basso profondo e riffone di chitarra, crescendo fino a raggiungere un ipotetico punto di fusione tra l’elettronica ed i Led Zeppelin. “Sei Rintocchi di Campane” ha un riff di basso micidiale e sferzate di chitarra incisive, mentre la voce effettata di Sicurella raggiunge toni epici. “In Cielo come gli Angeli” ha un appeal particolare, contiene un insieme di suggestioni di varia estrazione, condensandole in pochi minuti d’esercizio di stile. Il frutto dell’incesto tra Underworld e Prodigy pervade la successiva “Sui Tramonti di Seth” ed è subito dancefloor e bagarre cerebrale. Una cover di grande fattura blues di “Nobody’s Fault But Mine” per chitarra e voce, introduce una bella versione big beat alla Chemical Brothers di “Ahimana”, sospinta da un pulsante riff di basso. “Ausschnitt” si apre con una sorta di duello di synth, a sgusciare tra sequencer e drum machine, con Drago intento a percuotere pad elettronici. Il tutto sfocia in un brano dance no limits, in bilico tra Moroder e forti tinte kraut. La chiusura è affidata alla suggestiva ed evocativa “Surfin’ Gaza”, capace di scuotere dall’interno per la drammaticità dell’esecuzione, soprattutto della parte vocale. Richiamati a gran voce, eseguono “Ci Proveremo a Non Farci Male”, generando un sussulto liberatorio che si abbandona ad un finale esplosivo. Terminate le esequie del disco, si prenderanno un periodo di pausa per dedicarsi ai progetti paralleli, ma torneranno presto. Intanto in alto i cuori, bentornato ConteStaccio!

Cristiano Cervoni

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