OM @ Tunnel [Milano, 24/Aprile/2012]

538

Quando gli OM calano a Milano il tempo fa schifo. Due anni fa faceva un freddo canaglia, oggi piove a catinelle. Fortuna che il Tunnel è a due passi e, saltellando tra una pozzanghera e l’altra con le mie All-Stars bucate, lo raggiungo in condizioni dignitose. Giusto il tempo di (dis)gustarsi una birra (forse è ora di pulire i tubi della spina!) e i Morkobot sono pronti a partire. Il trio, sotto la lungimirante e über cool Supernatural Cat, è uno schiacciasassi come ce ne sono pochi in Italia. Li avevo visti per la prima volta eoni fa ed onestamente non mi ricordavo tanta padronanza e compattezza. Non sono certamente degli animali da palcoscenico ma, tra cambi di tempo alieni e sassate più dirette, l’attenzione dei presenti non cala mai. Giusto per dare un’idea si trovano a metà strada tra la follia dei Primus e la chirurgica precisione dei Meshuggah, periodo ‘Nothing’.

Per quanto riguarda gli OM beh… mi aspetto un riscatto, anche perché il concerto di due anni fa non era stato esattamente clamoroso. Fortunatamente a questo giro le condizioni sono decisamente migliori: un locale nero come la pece, un impianto adeguato (anche se c’è voluto un po’ troppo per assestare i volumi) ed una temperatura umana. Un’ora e poco più di concerto dall’incedere lentissimo, praticamente in slowmotion, che ti acchiappa dal primo secondo e non ti abbandona fino alla fine. Cisneros guida la messa con il suo basso tonante ed una voce drogata, scuote la testa a destra e sinistra quasi a scacciare dei demoni interiori e richiede dell’altra marijuana (già scroccata a qualche fan nel pre concerto). Il batterista è una piovra che lavora tantissimo sui piatti e il poliedrico Lowe aggiunge sfumature oniriche che ampliano e diversificano il suono della band. Presentano anche un pezzo dell’album in uscita, ma francamente poco importa visto che la loro proposta va presa e assimilata come un tutt’uno. O piace per intero o ti fa scappare dopo dieci minuti. Fortunatamente sotto il palco tutti sono presi bene, un’onda compatta che si si nutre del credo OM. Un’onda che ha bisogno di qualche minuto prima di dissolversi a fine concerto, tutti un po’ rintronati, ma sicuramente appagati e qualcuno probabilmente si farà vedere a Torino in settembre. Passati gli OM è passata anche la pioggia.

Chris Bamert