OM + Lichens @ Circolo Magnolia [Milano, 27/Gennaio/2010]

526

Fa un freddo cane a Milano! Ma quando arrivo al Magnolia con l’immancabile Andrea – manco fossimo una coppietta! – ci rendiamo conto che tira aria da grande evento. Le facce conosciute non si contano: metallari, rockettari, hardcorers e quant’altro. D’altronde, oggi sul palco c’è un ex Sleep, gruppo culto in ambito stoner e la presenza è d’obbligo! Tutti impegnati ad abbeverarsi per sfuggire a questa morsa di freddo gelido,  infatti l’aria che si respira nel capannone esterno del locale è pregna di superalcolici.

In ritardo sulla tabella di marcia, sale sul palco Lichens, progetto solista di Robert Lowe, bassista e cantante dei 90 Day Men e collaboratore dei TV On The Radio. Una ventina di minuti senza interruzioni fatta di ambient-drone. Sarà il freddo, sarà lo scazzo da attesa, ma non ci trovo nulla d’interessante. Solo sollievo quando saluta e se ne va., anche perché il volume della performance non ti avvolge come dovrebbe e in queste condizioni tanto vale sentirselo al calduccio, tra le proprie mura domestiche.

Quando gli OM salgono sul palco io sono praticamente in stato d’ipotermia avanzato e, a giudicare dai forsennati balli in stile tip-tap di chi mi sta intorno, non sono l’unico. Non so è colpa dell’impianto di riscaldamento del Magnolia o se, semplicemente, fa troppo freddo, fatto sta che la situazione è al limite della sopportazione. Sono in tre sul palco: Cisneros al basso e voce, Aros (Grails) alla batteria e Lowe che si occupa di percussioni e chitarra. Suonano come t’aspetti: un lento e reiterato mantra psichedelico dalle tinte orientaleggianti. I suoni di stasera sono molto nitidi, ma purtroppo il basso non pulsa come dovrebbe e fatica a farsi strada verso le viscere dell’ascoltatore. Niente stato di trance da stordimento e metà dell’interesse per la performance svanisce tra i volumi non all’altezza. Difficile imputare qualcosa al tecnico del suono, più facile supporre che i limiti sui decibel hanno colpito ancora. Stancamente mi sforzo di arrivare a fine concerto tra qualche picco e tante canzoni troppo uguali tra di loro. L’unica cosa che mi ricorderò della serata è il gelo patito e le tante persone che urlavano disperatamente: “più basso, più basso!”. Dopo una serata così ho tanta voglia di primavera, chi l’avrebbe mai detto.

Chris Bamert