Okkervil River @ Circolo degli Artisti [Roma, 20/Novembre/2008]

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Il Gherardi sottolinea come Will Sheff sia vestito uguale all’anno scorso. Quasi esattamente un anno fa gli Okkervil River erano infatti a supporto del quarto ‘The Stage Names’. 365 giorni dopo tornano con una naturale continuazione di quel bellissimo album, ovverosia ‘The Stand Ins’, orrendo nella copertina, ma ancora una volta capace di confermare la banda texana (anche se il 32enne Sheff arriva dal noioso New Hampshire) su livelli di alta meritocrazia.

Il Circolo bagnato da qualche goccia di pioggia invernale si va lentamente confezionando per il grande evento. Tradotto: c’è il quasi tutto esaurito. Età medio-bassa, ma non solo, tra i convenuti attenti ed eccitati nei momenti topici. Il segreto del successo degli Okkervil River sta proprio nel saper “accontentare” una vasta gamma di ascoltatori. Furbe influenze indie chiuse a doppia mandata con l’autentica “tradizione” stelle e strisce. I puristi vi parleranno di trad-rock. E non avranno nessun torto. Sheff e soci attraversano  trasversalmente due-tre decadi di musica contemporanea. Dal folk rurale, dalla vetusta generazione di cantautori solitari (non a caso arriva anche la recente ‘Singer Songwriter’), dall’americana, dai vicoli sudici calpestati dalla prima E-Street Band. Non è un mistero. C’è davvero tanto Springsteen nel verboso lirismo dei nostri. Lo si capisce all’inizio e nella parte finale destinata ai bis. Per un attimo passa anche il fantasma di ‘Rosalita’. Sheff ricorda il black out di un anno fa che colpì lo show proprio nella parte acustica. Intensa. Col pubblico in religioso silenzio. La scaletta è quasi totalmente coperta dagli ultimi tre album.

Un’ora e mezza di spettacolo a tratti coinvolgente e travolgente. Con l’apice centrato quando parte l’irresistibile ‘Unless It’s Kicks’, che sarebbe singolo vincente in qualsiasi disco – di qualsiasi artista – in qualsiasi latitudine. Interpreti maiuscoli. Non dimenticando la pacatezza seriosa di Jonathan Meiburg alle tastiere che con Sheff divide il decennale meraviglioso progetto Shearwater. Escludendo qualche linea di noia apparente nel segmento centrale, molto lento e privo del giusto nerbo, lo show conferma lo status d’eccellenza di una formazione viva. Una vera e propria piccola orchestra che ha il suo punto di forza nei testi. Tra i più originali in circolazione.

Tre brani nell’acclamato bis. Mentre Sheff rimane in maglietta, dopo essersi via via tolto giacca, cravatta e camicia. Presentazione conclusiva per introdurre i compari. Braccia al cielo. Grandi sorrisi. Proscenio conquistato. Il Gherardi sottolinea come la performance sia stata di gran lunga superiore a quella del Novembre di un anno fa. Non posso che credergli.

Emanuele Tamagnini

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