Ok Go @ Circolo degli Artisti [Roma, 4/Ottobre/2006]

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L’estate è finita, finalmente. A sancirlo ufficialmente è stata la mia prima uscita stagionale al Circolo degli Artisti. Si ritorna alle vecchie abitudini invernali, alla solita passeggiata di 5 minuti che divide la mia magione dal locale, alle solite merde di cane da evitare in slalom lungo i marciapiedi, alla solita birra alla spina. Sono però cambiati (in meglio) gli orari, tant’è che quando entriamo alle 22:15 è già iniziato l’opening act dei Cat Claws, una, per chi scrive, tra le realtà più convincenti della scena romana. Opinione che esce rafforzata dopo il breve concerto di ieri, in cui il loro mix di noise, punk, new wave e indie è sembrato molto più maturo che in passato. Le influenze dei vari Pixies, Breeders e Sonic Youth sono abbastanza evidenti, ma sono convogliate verso un’attitudine danzereccia (e a volte anche pop) quel tanto che basta per far assumere al gruppo una propria identità. Riff semplici e orecchiabili si alternano con frequenza a dissonanze meno prevedibili. Anche la voce viaggia tra melodie lineari e toni più scazzati e indolenti. Ottimo anche il suono che il gruppo riesce a far uscire fuori, più corposo e meno acido del solito. Bella infine anche la nuova acconciatura della cantante in stile Kazu Makino. Ora attendiamo con curiosità e una certa aspettativa il loro primo album sul quale stanno lavorando.

Il tempo di una birra e di un paio di sigarette all’aperto fumate una dietro l’altra ed ecco che salgono sul palco gli Ok Go sulle note di “Miss You” degli Stones. Li avevamo già potuti vedere a luglio in apertura del concerto dei giganti Flaming Lips e l’impressione anche dopo questa serata è sempre la stessa. Gli Ok Go sanno bene che il loro successo è dovuto quasi esclusivamente a internet e alle tonnellate di spam e di link che quotidianamente gli utenti si scambiano via posta elettronica. Lo conferma l’introduzione a “Here It Goes Again” (“se avete un computer conoscerete sicuramente il prossimo brano” dice il cantante), pezzo il cui video ha lasciato perplessi i miei colleghi palestrati che, una volta aperto il link ricevuto da spammatori professionisti, si sono stupiti dell’utilizzo improprio che il gruppo di Chicago fa dei tapis roulant. I quattro infatti sono tanto bravi e sincronizzati in fatto di balletti quando insipidi e derivativi in fatto di musica. Per carità, suonano e cantano davvero bene e sarebbero l’ideale se uno si volesse divertire per un ora ballando e ubriacandosi con gli amici. Si vede che sono dei navigati performer, degli showmen (“tieni, prendi questi soldi e vatti a fare un drink” dice e offre il cantante a uno scalmanato delle prime file) e questo è sufficiente per rendere il concerto perlomeno gradevole. Ma se vogliamo parlare di musica … bè, non so proprio che inventarmi. Potrei dire che tra le numerose influenze ci sono anche i T-Rex ma farei un torto al povero Marc Bolan, potrei dire che “Invincible” è la fotocopia di “I Love Rock’n’Roll” e non farei torto a nessuno. Per cui dico solo che fanno rock’n’roll. Punto. Anzi, due punti: 1) non dureranno, a meno che non si inventino nuovi video con balletti sull’autostrada in mezzo alle macchine sfreccianti o sulle ali di aerei in volo 2) vale la pena assistere a un loro concerto esclusivamente per il bis, ovvero la riproposizione fedele e impeccabile del balletto di “A Million Ways” (di sicuro il loro pezzo più bello e interessante, l’unico che non si basa su schemi ultra collaudati), danzato e cantato ovviamente in playback per la grande gioia del pubblico e dei loro videofonini issati sopra le teste. Alla fine il Circolo, bello pieno, esplode in un boato e un illuminato dietro di me urla: “Lasciate perdere a suonare! Vi conviene fare solo i coreografi!”

Daniele Gherardi

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