Offlaga Disco Pax + Eva Mon Amour @ Carroponte [Sesto San Giovanni, 3/Settembre/2011]

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È la prima volta che vado a vedere gli Offlaga Disco Pax dal vivo. Anche se il loro primo disco è uscito ormai da sei anni. Fino a una settimana fa, erano un nome in più nella galassia di band per le quali, a domanda, rispondevo “Sì, li conosco, ma solo di nome”. Che è un eufemismo per dire che non sai un cazzo e che stai perdendo colpi. Ma ora, nonostante il ritardo, sono contento di averli conosciuti. Gli Offlaga Disco Pax sono una risposta confortante allo sconforto di buona parte della musica nuova d’oggi, musica “da maggioranza silenziosa”. Pensieri, parole, sprazzi di vita infantile e adolescenziale misti a rivendicazioni ed eleganti microsaggi, Max Collini ha scelto una forma narrativa semplice ma efficace per convogliare episodi della sua vita personale e politica, tanto legata a quell’Emilia, regione (forse ex, ormai) rossa d’Italia. Più ironici e meno mistici dei C.S.I., più diretti e meno drammatici dei Massimo Volume, gruppi ai quali sono stati ovviamente accostati, gli emiliani si stanno pian piano costruendo con merito la loro storia personale, fatta di elettronica e socialismo tascabile.

Nella cornice del Carroponte, questo sabato teatro della festa di Sinistra, Ecologia e Libertà, si sta per concludere l’ultimo comizio. Neanche il tempo di dire l’ultima parola che dal palco arrivano i primi suoni metallici e aspri delle chitarre elettriche. Gli Eva Mon Amour hanno già iniziato il primo brano. Trio di due chitarre e batteria, l’impostazione è in qualche modo simile a quella dei Marta Sui Tubi, anche se la bilancia della fantasia pende chiaramente dal lato dei siciliani. Gli Eva Mon Amour sono meno istrionici e più legati a dinamiche propriamente rock e blues, per quanto le strutture siano a volte elaborate, con frequenti cambi di ritmo. Mi colpisce in particolare una coda strumentale eccezionalmente potente ed evocativa, apice della loro breve esibizione. A parte le performance di simpatia del cantante fra un brano e l’altro, ahimè deboluccie, un buon antipasto. Anche se mi chiedo perché, come diversi altri gruppi, rinuncino al basso quando non farebbero altro che guadagnarci.

Alle 22.50 salgono sul palco gli Offlaga, dopo essersi sistemati autonomamente la strumentazione. I tre godono di un notevole spazio l’uno dall’altro: Carretti a sinistra, con chitarra e synth, Fontanelli a destra, con bassi, chitarra, Moog e Casiotone e Collini al centro, solo microfono e leggio con tanto di pratica lampadina. L’acustica è ottima, già dall’iniziale ‘Isla Dawson’ (tratta dal concerto Materiali Resistenti): un brano sulla deportazione degli intellettuali marxisti cileni subito dopo il golpe del 1973 sull’isola di Dawson, nel freddo estremo sud del continente americano. Musicalmente non mi colpisce troppo, ma il testo è interessante, ben scritto e recitato. A seguire, una lunga carrellata di brani tratti dall’ultimo ‘Bachelite’, come ‘Ventrale’, col suono persistente del Moog, a onor del vero un po’ meno potente che su disco. Max lascia perlopiù che siano i suoi testi a parlare per lui, senza intervenire tra un brano e l’altro, se non per qualche rapida battuta, come quando dice “siete venuti a fare il bagno a Sesto S. Giovanni Terme”, ironizzando sull’acquazzone caduto poco prima. Altro momento singolare è la sua espressione dopo l’affermazione di Francesca Mambro in ‘Sensibile’: “Giusva è il ragazzo più sensibile che io abbia mai conosciuto”. Pura incredulità, che strappa gli applausi del pubblico. D’altronde, e purtroppo per noi, “il nero è un colore che non passa mai di moda”. Il pubblico, evidentemente già esperto, riserva le migliori acclamazioni al bozzetto biografico di elettronica gentile di ‘Dove Ho Messo la Golf?’, o a ‘Lungimiranza’. La staticità dei tre musicisti non inficia la validità dell’esibizione: la musica e i testi bastano a ipnotizzare e a captare. “Ora vi mettiamo un documentario del vetero-geographic” dice Collini prima di attaccare le metafore ittico-sociali di ‘Fermo!’, mentre un elenco dei numeri di telefono della provincia di Reggio Emilia, tenuto per mano dal cantante e aperto davanti al pubblico, è quel che ci vuole per decifrare i nomi propri di ‘Onomastica’. Dal debutto ‘Socialismo Tascabile’, invece, arrivano il ritmo disco di ‘Enver’ e le encores: l’elenco savianiano e pre-savianiano ‘Robespierre’ e ‘Cinnamon’. Peccato davvero per l’assenza di ‘Kappler’, autentico gioiello shoegaze. A parte alcune piccole imperfezioni, le basi elettroniche e ambientali vengono gestite stupendamente da Fontanelli e da Carretti, e la voce imperiosa e ferma di Collini cattura tutta l’attenzione. Una formula apparentemente banale e facilmente riproducibile: eppure, o nessuno ci aveva pensato prima, o gli Offlaga Disco Pax sono davvero bravi. O entrambe le cose.

Eugenio Zazzara

Setlist
1.    Isla Dawson
2.    Ventrale
3.    Superchiome
4.    Enver
5.    Dove Ho Messo La Golf?
6.    Sensibile
7.    Fermo!
8.    Lungimiranza
9.    Venti Minuti
10.    Onomastica
Encores
11.    Robespierre
12.    Cinnamon