Nu Guinea @ Circolo Magnolia [Milano, 18/Luglio/2019]

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A poco più di un anno dalla pubblicazione di “Nuova Napoli”, i Nu Guinea sono passati da Milano, per la seconda volta con la band al completo, per recuperare l’attesa data primaverile rinviata per le avverse condizioni meteorologiche. Il Circolo Magnolia è stato teatro di un concerto che ha visto la partecipazione massiccia di un pubblico decisamente composito in termini di età. La creatura di Lucio Aquilina e Massimo Di Lena ha inaugurato il live sulle note di una lunga jam scivolata fra suoni mediterranei, percussioni afro e virtuosismi mai eccessivi, accompagnati dagli ormai imprescindibili Fabiana Martone, Pietro Santangelo, Marcello Giannini, Andrea De Fazio e Paolo “Batà” Bianconcini. Il live è entrato nel vivo con l’irresistibile mistura di jazz, rock e ritmiche in levare di “Parev’ ajere” e con l’ipnotica “Stann fore”, preceduta da un’intro dai sapori dub e dalle urla di incitamento dal palco rivolte a un pubblico in realtà già parecchio coinvolto dalle prime alle ultime file. Prevedibilmente, i brani sono stati ampiamente dilatati e impreziositi da assoli e lunghe code, con sonorità sempre sospese tra funk, jazz e afrobeat. “’A voce ‘e Napule” ha occupato la fase centrale del concerto, stipata fra le due deliziose strumentali “Nuova Napoli”, morbido jazz-funk intriso di psichedelia, e “Disco sole”, col suo soul mediterraneo e incredibilmente estivo. Inevitabile il delirio collettivo sull’incessante levare contaminato di “Je vulesse”, poi una cover e quindi la chiosa, con “Ddoje facce” e il suo notevolissimo sax. Spazio per il bis, richiesto a gran voce dalla folta schiera di partecipanti, con due cover, la seconda delle quali (“Amore” dei Chrisma, che i Nu Guinea hanno registrato in chiave afro-funk) è stata dedicata a Luciano De Crescenzo, scomparso nella stessa giornata. Le presentazioni hanno mandato agli archivi un live nel complesso giocato benissimo, durante il quale i Nu Guinea hanno saputo mostrare le diverse anime di un sound che non ha la pretesa di risultare nuovo o rivoluzionario, ma che recupera una tradizione con classe e tantissima personalità, restando in perenne equilibrio tra groove funk e afflati jazz, ma trascinando con sé elementi world, soul, afrobeat, rock e psichedelici. Pur non essendo qualcosa di realmente nuovo, il piccolo miracolo dei Nu Guinea risiede nella capacità di viaggiare su strade tutto sommato già tracciate principalmente da artisti come Pino Daniele, Tullio De Piscopo e Toni Esposito, ma anche di James Senese e Franco Del Prete col progetto Napoli Centrale, conservando però un’identità forte, che è figlia di talento, classe e belle idee. Il live diventa così un’esperienza necessaria, a completamento un album che, a sua volta, ha le carte in regola per lasciare la propria scia.

Piergiuseppe Lippolis