Novembre + Klimt 1918 @ Alpheus [Roma, 25/Maggio/2006]

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Il concerto di stasera mi si presenta in maniera enigmatica per vari fattori. Come sono i Room With A View? Che genere fanno adesso i Novembre? Quanta gente potrà mai venire? Che effetto mi farà riascoltare canzoni che sentivo a 16 anni e che per inevitabili motivi non mi appartengono più? Quanto costa la birra? Risposte: 1) Non lo so, 2) Sempre lo stesso, 3) Tantissima, più di 200 persone, a conferma che lo zoccolo duro metallico stenta, anzi non ne vuole proprio sapere, di morire, 4) Nessun effetto, 5) Sempre troppo.

Andiamo con ordine. Mi preme innanzitutto scusarmi con i Room With A View, ma quando sono arrivato stavano terminando l’ultimo brano. Preferisco ammettere il mio ritardo che inventarmi la recensione. Pazienza. I Klimt1918 sono stati la piacevole sorpresa della serata. Il loro primo disco mi aveva assolutamente impressionato, per quel suono morbido e suadente, bilanciato tra una sorta di dark wave riconducibile ai Katatonia o agli ultimissimi Anathema ma con un approccio più semplice assimilabile primi U2 o Depeche Mode. Sono da poco usciti con un nuovo ottimo album, ‘Dopoguerra’, rilasciato dalla tedesca Prophecy Productions, disco che dovete assolutamente far vostro per l’incredibile qualità della loro musica. Il concerto è stato davvero intenso, i ragazzi hanno offerto una produzione maiuscola, le canzoni sono semplicemente perfette nel genere e dal vivo il gruppo ha un impatto molto più metal anche se il tutto è bilanciato dalla voce melodica del cantante Marco Soellne. Va dato comunque merito all’intera formazione di aver offerto un ottima prestazione, anche e sopratutto a livello tecnico. I brani si dipanano in lunghe cavalcate che avvolgono chi ascolta in spirali cosmiche senza perdere di vista la melodia, un delicato gusto per la melodia da far invidia a chiunque. Grandi davvero, peccato siano cosi restii ad esibirsi dal vivo e quindi i loro concerti siano cosa rara a Roma.

I Novembre. Già, i Novembre. I Novembre nascono a inizio anni ‘90, sotto l’influenza di vari gruppi metal dalle più diverse sfaccettature come Beyond Dawn, My Dying Bride, Burzum, Anathema, ma anche Depeche Mode (splendida una loro versione di ‘Stripped’ sul secondo album ‘Arte Novecento’) e un bel po’ di altre band. Quando uscì il loro primo disco, ‘Wish I Could Dream It Again…’ si gridò al miracolo; l’album, una sorta di melodic black metal, era un gioiellino che catturò l’attenzione di tutti coloro che ascoltavano quelle sonorità, me compreso. Il secondo ‘Arte Novecento’ era stato un altro bellissimo disco, ma il genere proposto era completamente diverso. Niente più growl o voce screamy ma solo voce pulita, niente più black metal ma tristi pennellate dark/new wave/metal che, a seguito delle ottime recensioni, catapultò i Novembre dalla piccola etichetta siciliana Polyphemus Rec alla strombazzata Century Media che a metà anni ‘90 deteneva praticamente il monopolio del miglior metal in circolazione (The Gathering, Tiamat, Moonspell, Dark Tranquillity…). L’album che ne scaturì fu ‘Classica’, un ibrido tra il primo e il secondo album… per chi scrive, una mezza ciofeca. Da li in poi li ho un po’ persi di vista. Ora sono su Peaceville Rec e l’ultimo disco è ‘Materia’.

Ora, io non ho ascoltato il nuovo disco per cui mi astengo da dare un giudizio preciso sulle nuove canzoni, ma il concerto a cui ho assistito è stato di una noia infinita. Carmelo Orlando sarà sicuramente un ottimo compositore, nessuno lo mette in dubbio, ma dal vivo la sua band è davvero penosa (era la terza volta che li vedevo e le altre due non che mi fossi entusiasmato più di tanto). Il cantato, sempre lamentoso e languido, stucca che è una meraviglia, la batteria del fratello Giuseppe, tecnicamente un mostro e sicuramente tra i miglior batteristi in circolazione in Europa, non dà segni di vita, rimanendo uno potenziale inespresso, idem per il resto della band. Le nuove canzoni mi sono sembrate tutte uguali, tutto troppo simile, tutto già sentito e scontato, dai riff banali e monotoni alla doppia cassa usata di continuo su basi lente che dopo un po’ è davvero irritante; né è bastato ogni tanto qualche urlo di Giuseppe a risollevarmi dalla nerissima noia in cui ero precipitato. E poi certe sonorità riscontrate nei nuovi brani alla HIM/Negative/To Die For sono state davvero tristi. Possibile che oggi chi faccia un certo tipo di goth metal deve per forza suonare a quel modo? Ancora più grave se poi suoni da quasi 15 anni e non sei l’ultimo arrivato. Intendiamoci, il mio è solo un giudizio personale, il pubblico mi è sembrato gradire, e ovviamente è quella l’unica cosa che conta, non di certo il mio parere. Il concerto scivola via senza mordente e solo nel bis finalmente la band si ricorda di aver scritto degli ottimi brani all’inizio della loro carriera ed eccola finalmente la splendida title track del primo disco, anche essa eseguita però senza quell’impatto necessario. E poi, che cazzo, che senso ha mettersi a presentare la band con l’enfasi di una blues rock’n’roll band mentre stai suonando (quasi) black metal rendendo quindi davvero grottesca l’atmosfera? BOH. Nonostante ciò, auguro di tutto cuore alla band tutta la fortuna e il successo che possano desiderare perché le notti adolescenziali passate ad ascoltare la loro musica e a tradurre i loro testi non le ho dimenticate.

Dante Natale

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