Nour Eddine Fatty @ Auditorium [Roma, 16/Marzo/2012]

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La vita musicale di Nour Eddine Fatty parte dalle radici del suo paese d’origine e del Maghreb (gnawa, jajouka, musica classica arabo-andalusa) per arrivare alle contaminazioni della World Music. Musica senza frontiere, apolide, come la sua storia che si svolge tra Marocco, Francia e Italia, dove vive dal 1993. Il nome di Nour Eddine è legato sia alla musica classica che a quella popolare ed etnica. La sua ricerca lo ha portato alle selezioni del Classical Brit Award nel 2010 con l’opera ‘Advocata Nostra’ accompagnato dalla Royal Philarmonic Orchestra di Londra, brano inserito, tra l’altro, nella compilation vaticana ‘Alma Mater’, che ospita per la prima volta un compositore musulmano. Quest’estate sarà in tournée mondiale con l’opera ‘Primavera Araba’ insieme alla Sicily Simphony Orchestra. Ha realizzato, inoltre, alcune colonne sonore: per il documentario ‘Sound of Morocco’ di Giuliana Gamba e con il gruppo dei Transcendental ha curato le musiche di ‘I giardini dell’Eden’, ‘El Alamein’ e ‘Elvis & Merilijn’ di Armando Manni.

Una carriera fatta dunque di due strade principali che arrivano a incrociarsi dando vita a quella che il compositore marocchino stesso definisce ‘World Classic Fusion’. Dodici album all’attivo e questa sera in sala Petrassi presenta il nuovo progetto ‘Zagora Moon’, nato sotto la luna toscana. La sala è gremita, il pubblico variegato (tanti i bambini), partecipativo e caloroso nell’accompagnare i brani con le mani fino al portarsi sotto il palco a fine concerto. Il palcoscenico è affollato da un ensemble numeroso e multiculturale: Nour Eddine, oud e chitarra (Africa), Rashmi Bhatt, tabla (Asia), Thomas Vahle, flauto africano e flauti (America), infine gli europei: Marco Valabrega (al violino per Nour-Eddine da 15 anni), Bruno Zoia al contrabasso e altri tre musicisti alle percussioni, al pianoforte e al sax tenore e soprano. Le coreografie di danza orientale contemporanea sono state realizzate dalla compagnia romana Hafla Dancers di Elisa Specchia. La scaletta ha previsto due parti, l’una a ripercorrere le ultime fasi della carriera dell’artista, come l’esecuzione splendida di ‘Sound of Spirit/Advocata Nostra’; l’altra parte incentrata sul nuovo album con brani quali il valzer metropolitano di ‘Souvenir de Paris’, ‘C’est ma vie’ e la magica ‘Zagora Moon’, quest’ultima eseguita con Paola Capone. Con la cantante pop Nour Eddine inscena lo scambio di bandiere italiana e marocchina come simbolo di amicizia e unione tra le due rive del Mediterraneo. C’è anche lo spazio per un omaggio a Cesaria Evora e a Lucio Dalla con il mash-up di ‘Saudade/Caruso’. Un concerto lungo, quasi due ore. Un entusiasmo sia sopra che sotto il palco, il marocchino, infatti, concede due lunghi bis e termina in allegria con il pubblico in piedi sotto il palco e con l’augurio di buon compleanno alla cantante e attrice Elena Bonelli, che accompagna Nour Eddine in un brano tradizionale del Marocco. Ben curata la parte visuale del live: uno sfondo bianco su cui proiettare immagini e far riflettere luci di volta in volta avvolgenti o spaziose. Meravigliosa la luna colore champagne, presente per tutta la seconda parte.

Lina Rignanese

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