NoMeansNo @ Circolo degli Artisti [Roma, 8/Maggio/2010]

618

Di nuovo un appuntamento incredibile al Circolo degli Artisti che quest’anno propone una grande programmazione. Stasera è la volta dei NoMeansNo, gruppo canadese attivo dal ’79. Una leggenda del punk “ricercato”. Quello loro infatti è uno stile che si basa principalmente sul punk, ma passa per tempistiche jazz (siamo nei pressi del math rock), progressive per arrivare a sonorità post rock. Loro sono in tre, tutti ormai con i capelli brizzolati, ma con la giusta dose di immaturità senza la quale ad una certa età immagino si diventi molto noiosi. Quella follia che li ha caratterizzati nel loro genere e che è la base dei loro testi forti e intelligenti ce l’hanno ancora, ed io lo scoprirò durante la loro performance.

La band che apre la serata si chiama The Pack A.D. (che dovrebbe significare After Death). Un duo di ragazze anch’esse canadesi che propongono sul palco del Circolo il loro garage-punk semplice e diretto. Becky Black, la giovane cantante, ha una voce che da la giusta carica, selvaggia come dovrebbe essere quella di una ragazza davanti ad un microfono con la chitarra elettrica e il distorsore a palla. Gradevoli da sentire, simpatiche, brave, ma niente di nuovo: ricordano band come White Stripes, Distillers, The Kills. Noto il pubblico che si appresta a sentire il concerto: giovani musicisti romani già visti in altrettanti piccoli club che, se penso alla loro musica, immagino vedano nel trio canadese un punto di riferimento e una grande fonte d’ispirazione. Ci sono anche volti aggressivi che in realtà non aspettano altro che fomentarsi e aspettare il momento in cui si apriranno gli spazi vuoti per far partire il violento mosh. A questo punto le mie aspettative salgono enormemente, anche per un’altra ragione: sia i fratelli Wright che Tom Holliston se ne vanno tranquillamente a spasso per il locale, si aggirano indisturbati, si gustano il concerto delle “Pack”. E in genere quando questo accade, alla fine della serata non rimango mai deluso. Sarà che stimo l’andare contro il mainstream e tutto ciò che c’è attorno.

E allora eccoli sul palco che cominciano (a dire la verità non  molto carichi) con ‘Old’ un pezzo dell’ultimo EP che stanno vendendo nel loro tour di quest’anno. Fin da subito noto la particolarità della sezione ritmica, formata da una batteria precisissima e mai banale, che alterna tempi ricercati a quelli dritti tipici del punk hardcore. Il basso di Rob è distorto, possente, spesso suonato come una chitarra, infatti sono molti i momenti in cui Tom Holliston lascia il suo strumento per dedicarsi solo alla voce accompagnato dai due fratelli che non lasciano trapelare nessun vuoto. Le linee di basso sono limpide ma incalzanti, distorte ma  melodiche e accompagnate dalle stupende smorfie del simpatico frontman. Dopo 4 o 5 brani comunque, dopo aver suonato ‘Dead Souls’, ‘The Day Everything Became Nothing’ e ‘All Lies’, Rob Wright ammette che la sua voce è caput. Cosa notata da molti all’inizio del concerto. Poi mi spiegano che ha dovuto subire un’operazione alle corde vocali qualche anno fa. Ad ogni modo, contrariamente a quanto si possa pensare, è proprio dopo questa affermazione che i tre si sciolgono proponendo uno spettacolo esaltante. Davanti a me, sotto il palco inizia a crearsi il vuoto e i corpi che “lottano” diventano sempre di più. Un malcapitato si spaventa e si incazza con uno dei “fomentati” per avergli fatto cadere la birra, mentre un altro si schifa della birra che il malcapitato gli ha inavvertitamente rovesciato addosso. Il tutto tra l’ilarità generale. Seguono quindi, tra gli altri, brani come la splendida ‘Metronome’, la melodica ‘’Till I Die’, e ‘Humans’ con la quale chiudono e salutano il pubblico. Il quale, come da copione, richiede a gran voce il loro rientro. I tre hanno scherzato con tutti, hanno dato spazio, sia con le canzoni che con le loro frasi buttate qua e la, ai famosi giochi di parole che li contraddistinguono. Concludono con ‘No Rest For The Wicked‘ e la cover quasi stoner di ‘Beat On The Brat’ dei Ramones eseguita sul palco con la ragazza dei The Pack A.D. alla seconda chitarra e un altro bassista, naturalmente con i cori da stadio di quasi tutta la sala. Una volta fuori respiro immediatamente l’aria del sabato sera, i NoMeansNo sono tra la gente, (Rob Wrigth è a torso nudo) e con determinazione, io e i due pazzi che mi hanno accompagnato, decidiamo di ricominciare a suonare insieme: forse per molti non significa molto. Io invece credo che renda molto bene l’idea dell’effetto che una band di questo calibro possa lasciare nell’animo di chi li ha visti dal vivo.

Marco Casciani

3 COMMENTS

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here