Noel Gallagher’s High Flying Birds @ Fabrique [Milano, 14/Marzo/2015]

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Sono partita da Roma chiedendomi se lo show che attendevo da mesi sarebbe stato all’altezza delle mie aspettative. Oppure avrei provato la stessa miscela di delusione e rabbia sperimentata lo scorso anno all’Orion in occasione del concerto dei Beady Eye? Noel Gallagher è ancora “The Chief”? Dato che l’ascolto di ‘Chasing Yesterday’ – l’album rilasciato il 2 marzo scorso – per quanto piacevole, non mi ha entusiasmato, ritenevo che solo il concerto avrebbe potuto rispondere a quest’ultima domanda. Così è stato. Ad aprire la prima data italiana del tour dei Noel Gallagher’s High Flying Birds (prima, perché proprio il giorno precendente l’evento ne sono state annunciate altre tre che si terranno in estate a Milano, Piazzola sul Brenta e Roma), andata sold out praticamente subito, sono i Black Rivers – band formata, nel 2014, da Jez ed Andy Williams (precedentemente membri dei Doves) – i cui pezzi non si rivelano però in grado di attrarre l’attenzione di una folla in adorante attesa. E – a dir la verità – non riescono a suscitare il minimo interesse neanche in me. Alle 21 – in perfetto orario – sulle note di ‘Shoot A Hole Into The Sun’, Noel ed il resto del gruppo entrano in scena, facendo immediatamente esplodere il Fabrique con la b-side ‘Do The Damage’ (e qui c’è da dire che aprire un concerto con una b-side non è davvero una cosa che farebbero in molti). Prosegue poi, risoluto, con ‘(Stranded On) The Wrong Beach’ ed ‘Everybody’s On The Run’, brani tratti dal primo album – omonimo – dei Noel Gallagher’s High Flying Birds del 2011. A chiudere questa prima parte è ‘Fade Away’, la prima delle cinque canzoni degli Oasis che proporrà durante il live. A questo punto Mr. Gallagher s’interrompe momentaneamente per i saluti. Il pezzo seguente, ‘In The Heat Of The Moment’ – primo singolo tratto dal nuovo album – coinvolge totalmente il pubblico che balla e canta rapito. Sicuramente quest’ultima appartiene a quel genere di canzone che può essere pienamente apprezzata, in tutto il suo “impeto”, solo ascoltandola dal vivo. Seguono ‘Lock All The Doors’, la ballata ‘Riverman’, ‘The Death Of You And Me’ e ‘You Know We Can’t Go Back’ che Noel dedica alla moglie presente in fondo alla sala. Si torna poi di nuovo alle origini con ‘Champagne Supernova’, un brano apprezzato da ogni “Mad Fer It” presente, ma che interpretato da Noel, a parere della sottoscritta, segna più di ogni altro il distacco da quella realtà. Gallagher, dopo aver eseguito ‘Ballad Of The Mighty I’, sfodera tutto il suo aplomb scambiando alcune battute con un ragazzo del pubblico che compie gli anni quella sera, a cui dedica ‘Dream On’. Segue ‘The Dying Of The Light’ melanconica e dal sapore oasisiano. Ad alleggerire il tutto arriva ‘The Mexican’ che assolve perfettamente a questo compito. In vena di dediche, Noel rivolge poi a tutte le signore in sala ‘AKA… Broken Arrow’. E arriviamo a ‘Digsy’s Dinner’ – la terza cover dello show – tratta da ‘Definitely Maybe’, album di debutto del gruppo di Manchester. Con ‘If I Had A Gun’ il nostro annuncia la fine del concerto, anche se la maggior parte degli spettatori sa che a breve rientrerà per eseguire gli ultimi tre pezzi. Dopo la pausa, Mr. Gallagher ci regala un’emozionante esecuzione di ‘Don’t Look Back In Anger’, alla quale segue ‘AKA… What A Life!’ Il cui ritmo martellante fa scatenare nuovamente il Fabrique prima del gran finale. Noel sceglie l’immancabile ‘The Masterplan’ come brano di chiusura di quello che è stato un live ben strutturato nell’alternarsi dei pezzi proposti e davvero piacevole dall’inizio alla fine. Si, Noel Gallagher è ancora “The Chief”!

Laura Di Francesco

Foto dell’autore

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