No Neck Blues Band @ Angelo Mai [Roma, 9/Maggio/2006]

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Premetto che questa volta il compito che mi sono assunto non è per nulla semplice. Cercherò di descrivere quanto avvenuto ieri sera all’interno della chiesa sconsacrata dell’Angelo Mai, consapevole delle enormi difficoltà che questo comporta. Una cosa va però detta subito: questo non è il resoconto di un normale concerto, quello di ieri è stato molto, molto di più. La curiosità di fronte a quello che Thurston Moore (Sonic Youth) ha definito come “the best band ever in the history of the universe” era enorme, ed è stata certamente la causa principale che mi ha spinto ad andare a questa serata approfittando dell’occasione per scoprire questo centro sociale che negli ultimi tempi è protagonista delle più incredibili vicende (speriamo davvero continui ad esistere). Nonostante sia martedì, nonostante faccia freddo, l’affluenza all’Angelo Mai è più che buona. Parecchia gente attende ansiosa l’esibizione della No Neck Blues Band. Certo, definire quella di ieri una semplice esibizione è più che riduttivo. E’ stata una vera e propria esperienza, paragonabile ad un’immersione negli abissi più profondi del mare (musicale). Varcare la soglia della chiesetta equivale ad immergersi negli angoli più remoti e meno esplorati della musica, ricchi di fascino, mistero e interessanti sorprese. Le sorprese che incontriamo sono tre. Infatti, prima del collettivo newyorkese incontriamo Agathe, bizzarra creatura proveniente dal Belgio, probabilmente scappata da qualche ospedale psichiatrico. Ce la immaginiamo fuggire dalla clinica, scavalcare il muro di cinta, incontrare sulla via un violino, raccoglierlo e iniziare così a girare l’europa. In compagnia del suo violino e della sua voce (a volte anche dal battere dei piedi) la ragazza scapigliata urla, canta, sussurra, recita le sue filastrocche improvvisate in un linguaggio incomprensibile misto ad un inglese altrettanto di difficile comprensione. La sua esibizione (ripeto, è stato molto di più) alterna brevissimi lampi di lucidità a lunghi tratti di pura follia, accarezzando, pizzicando, maltrattando il suo violino come fosse il suo amante. Assolutamente incredibile. Dopo un breve pausa, la nostra attenzione viene attirata verso il fondo della sala, dove si annuncia a gran voce, quello che sarà il prossimo atto del nostro viaggio. I Suoni Della Città Fossile si dispongono in tutti e quattro gli angoli della chiesa, ed è così che il ragazzo seduto accanto a me si rivelerà il chitarrista del collettivo romano. Alle mie spalle un altro ragazzo si diletterà a manipolare i suoni e a suonare anche lui la chitarra. Di fronte, lì dove una volta c’era un altare, una figura barbuta si occupa dei fiati (sax e clarinetto). La loro breve comparsa non presenta particolari memorabili, a parte un inizio interessante che però perde di forza man mano che si avanza. Ma il diffusore acustico ricavato da una cassa di polistirolo (di quelle che normalmente contengo chili di pesce fresco al mercato) rimarrà per sempre nel mio cuore. Siamo oramai giunti quasi alla fine della nostra esplorazione, quand’ecco che di fronte ai nostri occhi si materializza qualcosa di mostruoso. Probabilmente una delle creature più inquietanti che popolano gli abissi. Quel Cryptosaras Couesi (il pesce lanterna) che da piccolo tormentava i miei sonni. Lo spaventoso pesce è rappresentato dai cinque americani, che similmente al loro parente marino, impressionano. Non canzoni, ma un lunghissimo stream of consciousness nel quale i pensieri, le note, le melodie dei cinque americani cozzano, si scontrano, lottando tra di loro riuscendo alla fine a trovare una strada comune (armonia) pur continuando ciascuno per la propria. L’atto generativo e creativo viene rappresentato sotto forma musicale, il caos primordiale, dove tutto era disarmonia, rumore, lotta, viene plasmato e si evolve in armonia. E come la vita sul pianeta Terra è destinata lentamente a sparire, così anche la loro musica si dissolve lentamente, silenziosamente, perché ciò che è stato generato è destinato a morire. Concerto dell’anno.

Emanuele Avvisati

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