Ninos Du Brasil @ Lost & Found Studio [Roma, 20/Aprile/2014]

623

Per celebrare al meglio morte e resurrezione di Brian di Nazareth, niente di meglio che un concerto. Poco importa che dei Ninos Du Brasil avessi già scritto poco più di sei mesi fa (leggi) perché il giorno di Pasqua coincide con la vigilia della pubblicazione del loro nuovo disco: ‘Novos Mistéros’ verrà infatti pubblicato l’indomani da Hospital Productions, label di Ian Dominick Fernow alias Prurient alias Vatican Shadow, compagno di scorribande a più riprese di Nico Vascellari che degli NDB è la metà esatta, assieme a Nicolò Fortuni. Alcuni brani del disco dovrebbero poi far parte del documentario ‘Socrates uno di noi’ di Mimmo Calopresti e il primo video estratto dall’album, ‘Sepultura’, è proprio dedicato al grande e compianto campione della nazionale di calcio verdeoro.

Il “segretissimo” K-Party che vede protagonisti i NDB è organizzato giusto alle spalle del Qube, nel loft al terzo piano di una ex area industriale occupato dal Lost And Found Studio dietro cui gravitano artisti, videomaker, fotografi, grafici, ed è dunque una festa nella festa, con il release party del duo veneto (partorito però, giustamente, a São Paulo, in Brasile) e l’atmosfera adeguatamente “tropicalizzata” per l’occasione, con piante ai lati di casse, mic e tamburi. Dopo un’ora di attesa e l’aria già irrespirabile e pregna di fumo, i due entrano finalmente in scena in jeans, volti dipinti di bianco, quelle che sembrano chiassose ed elaborate cuffiette di lustrini in testa e t-shirt bianche con raffigurato un pollo con le maracas e il nome della band. La presentazione è quasi scontata ma tanto travolgente: beat e bacino snodato, tamburi percossi con furia esagerata e Brasile, “Somos-Ninos-Du-Brasil!”. Le nuove sonorità sembrano più tendenti a techno e dance ma se questo possa dipendere da un’influenza subliminale o meno di alcuni artisti DFA (un altro EP dei NDB uscirà a breve proprio per la label fra gli altri di Factory Floor e Juan MacLean) me lo chiederò solo l’indomani, a mente e corpo molto più freddi: la coppia Vascellari/Fortuni porta in scena infatti uno degli act più divertenti, trascinanti e coinvolgenti a cui si possa prender parte, roba da liberare istinti danzerecci anche se non muovereste il culo su un dancefloor neanche per cifre astronomiche. E infatti la sala si anima, ci si scatena, si salta e si balla anche se non solo di ballo si tratta, soprattutto quando i due si lanciano tra il pubblico, passano i microfoni ai presenti (ancora una volta cosa cazzo è stato quel delirio brasiliero di ‘Tuppelo’?!), sparano coriandoli, generano pogo (moderatissimo, anche se qualcuno non ha propriamente gradito) e vengono resi protagonisti di animaleschi crowdsurfing. E’ festa, è una liberazione, è il fluire primordiale del ritmo nelle vene, tribalismo sferzato da techno servito in salsa punk, un baccanale più che un concerto per cui i due non si risparmiano assolutamente, danno tutto e ancora una volta l’unica lamentela è che sia durato troppo poco. A terra restano drumsticks distrutte, coriandoli e condensa, la mia t-shirt è pregna di fumo e sudore, do una stretta di mano a Nicolò Fortuni e, dopo aver recuperato i miei amici pure soddisfatti, vado via fradicio ed entusiasta, non servono altre parole.

Piero Apruzzese