Ninos Du Brasil @ Brancaleone [Roma, 19/Ottobre/2013]

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Dagli anni incendiari con i With Love, una delle migliori band italiche degli anni 2000, ai Lago Morto, rimasti invece confinati quasi unicamente nella natia Vittorio Veneto, passando per performance artistiche in tutto il mondo, collaborazioni artistiche a vari livelli, anni vissuti a New York prima del ritorno in Italia: la storia di Nico Vascellari è un monumento alla curiosità, alla passione, alla voglia di sperimentare e di esprimersi nei linguaggi più diversi. Ai With Love ci arrivai anni fa e solo con il loro ultimo lavoro, quel progetto multimediale con visuals e relativa colonna sonora intitolato ‘The Great Circle’, pubblicato oltreoceano dalla GSL, label dell’ex Angel Hair e The VSS Sonny Kay e di Omar Rodriguez-Lopez di At The Drive-In e Mars Volta. Troppo tardi per poter assistere a una delle loro infuocate esibizioni. Stasera è la volta buona anche se i With Love sono dimezzati nel numero, assieme a Vascellari c’è Nicolo’ Fortuni, e ora si chiamano Ninos Du Brasil, progetto partorito se non nei peggiori bar di Caracas, di certo in qualche cantina a San Paolo del Brasile un paio di anni fa, un album, ‘Muito NDB’, pubblicato lo scorso anno su La Tempesta, perfino un passaggio a ‘Quelli Che Il Calcio’, un mix strabordante di noise, elettronica e le percussioni della batucada brasiliana. Considerando la mia rabbia cresciuta leggendo negli anni alcuni report dei live dei With Love per non aver mai potuto provare l’approccio fisico degnamente hardcore nei loro concerti, nulla avrebbe potuto impedirmi di presenziare a questo loro set nell’ambito della serata Sensoralia del Roma Europa Festival. Sala aperta che è mezzanotte e mezza, dopo minuti di attesa assistendo a una performance targata Istituto Quasar dedicata ai Kraftwerk con tanto di piccoli robot sul palco durante ‘The Robots’.

Vascellari e Fortuni salgono sul palco con la faccia dipinta di bianco, strani copricapi che mi paiono coperti di decorazioni natalizie e indossano canottierine colorate, le loro voci si percepiscono a malapena nonostante le indicazioni al fonico durante tutto il set, gran parte della musica è diffusa da una base, sul palco ci sono solo tamburi, crash e pochi altri strumenti a percussione. Le radici, insegna qualcuno, non si dimenticano. E allora eccolo ancora intatto lo spirito hardcore e quell’approccio viscerale, sostenuto dai tamburi percossi con nonchalance, una furia che stende. Me, almeno e letteralmente dato che finisco a terra nel tentativo di sorreggere Vascellari lanciatosi sulle prime file e resto steso a ridere per qualche secondo nel mare di coriandoli sparati dai due. Una performance ancora perfettamente coerente con l’evoluzione artistica di Vascellari, punk nel suo esser imperfetta, trascinante nella sua urgenza e immediatezza: c’è chi sale sul palco, chi si appropria delle bacchette e inizia a sfogarsi sulle pelli, chi urla al microfono, chi semplicemente balla indemoniato, come gli stessi Ninos, pubblico e artisti entrambi al centro della situazione immaginando un rave in Amazzonia-sfido chiunque a non generare un delirio istantaneo con un pezzo come ‘Tuppelo’. Peccato che ‘Muito NDB’ duri solo mezz’ora, lo stesso tempo trascorso prima di vedere Vascellari e Fortuni sparire senza una parola e i tecnici spostare gli strumenti dietro al palco a ribadire la fine del concerto. Per qualche istante quasi uno shock ma giusto così.

Piero Apruzzese