Nina Nastasia & Jim White @ Init [Roma, 24/Novembre/2007]

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“Inizia ora” riportava l’sms ricevuto verso le undici mentre mi apprestavo a percorrere la tangenziale quasi fuori tempo massimo. Il buon Watt, sempre, ingiustificatamente in anticipo manda segnali di fumo dall’Init. Piede stuccato sull’accelleratore e via. Il concerto inizierà subito dopo il mio arrivo, puntuale, senza gruppi spalla [ohh ogni tanto ci vuole], senza fumo non consentito, senza sbraitare, senza sudore. Ma come noteremo presto mai sprovvisto di, almeno due, elementi ballerini dell’Accademia Scordinati di Roma. Non ho mai nutrito un particolare entusiasmo nei confronti dell’operato della Nastasia nonostante le riconosca una notevola capacità compositiva, melodica ma la texture vocale – elemento a me troppo caro e oggetto di morbose attenzioni – è quella che è: strutturalmente liscia, contenuta, filiforme, bianca. E’ in tour con quell’orco buono di Jim White (Dirty Three) ed io non so davvero cosa aspettarmi anche perché l’ultimo lavoro ‘You Follow Me’, cui avevo teso l’orecchio solo il giorno prima, necessitava davvero di un altro ascolto poiché la mia prima impressione non ne uscì totalmente tersa. Sono curiosa di ascoltarla live dunque. Se non sbaglio, verranno eseguiti quasi tutti i brani di ‘You Follow Me’ (qualche accalorato seguace mi corregga se sbaglio), almeno io ne ho riconosciuti un bel po’.

A tratti ho l’impressione di trovarmi dinanzi a due esecuzioni separate, non sento la batteria conglobare Nina o meglio, non vedo Nina saltare con la corda flessibile di Jim. Watt lo definirà “drammatico” nel senso più letterale del termine o meglio nel senso più narrativo del termine oserei dire. Giochi di tensioni, spasmi, allentamenti, ghirigori, un autentico cesellatore del ritmo. Una drammaticità che sì, segue il romanticismo di Nina, ma che talvolta supera i suoi tempi espositivi. Quell’incantatore di serpenti di Jim ha già forgiato un cerchio di suoni e dettagli preziosi, non resta che Nina ci entri dentro e quando questo accade, è davvero bello. Una simpatica non corrispondenza fisico-stilistica, un uomo grosso che si muove con l’eleganza di un acquatico slow-motion (cit. Watt) o con la meccanica precisione di uno sminuzzatore. Un approccio allo strumento, quello di Jim, pittorico, pigmentato di microgranuli ritmici, di polveri stellari, Nina ricambia con la dolcezza e la pacatezza della sua voce e della sua chitarra ma non sempre li vedrò/sentirò disposti a chiasmo, incidenti. Nonostante questo la performance, nella sua esecuzione rimarrà più che convincente, per estro e semplicità insieme, per bravura e per abilità. E non è cosa da poco. Anche, grazie a questa inappuntabile presenza il concerto produrrà quel piacevole senso di pienezza. Una pienezza direi corporea. Poi quattro chiacchiere, una birra, un saluto rivolto a Nina e a casa. Direi che è un piacere quando è così.

Mary Notarangelo

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