Nina Nastasia @ Cineclub Detour [Roma, 11/Dicembre/2005]

413

Giorni come questi vorresti non finissero mai. In solitudine insieme a pensieri ossessivi. Sotto la pioggia che rintocca la strada col profumo d’una volta. La strada di una Roma scomparsa che parte da Via dei Serpenti, taglia Via dei Zingari ed arriva in discesa a Via Urbana. L’incontro è di quelli che segnano il cuore. Da Manhattan in un piccolo camerino del grazioso club del cinema Detour. E’ il viaggio intrapreso da Nina Nastasia. Artista di culto, venerata da Albini quanto da John Peel (che nel 2002 la vuole alle session e la inserisce nella Top 50 di fine anno mentre lei ricambierà partecipando al tributo della Touch & Go con il brano ‘Bird Of Cuzco’) ed autrice di tre piccoli gioielli di estasi folk a tinte forti. E’ accompagnata dal compagno Kennan Gudjonsson ma sul palco è sola con la sua chitarra illuminata al crepuscolo. La cornice del luogo si adatta alla perfezione alla dolce Nastasia: il club è ammantato di luci soffuse, immagini in movimento, colori impressionisti diluiti dalla musica glaciale del Dj set di Gianluca Polverari. Intorno alle 22.30 la sala è gremita. Nina Nastasia entra discretamente nel suo spazio. Una sedia. Una piccola luce. Un po’ d’acqua e la sua chitarra. Il tutto su sfondo bianco. Quello dello schermo dove nulla è proiettato se non le note di riflesso dell’artista. Il silenzio si fa sacrale quando le luci si spengono e la voce spettrale irradia la sala. Prova a rompere l’imbarazzo dichiarando che è la prima volta che suona in un cinema. Poi si scusa per il suo inglese. Le composizioni scevre da orchestrazioni ed arrangiamenti rendono ancor più giustizia all’ispirazione poetica della quale sono assolutamente pervase. Squarci toccanti ricuciti ogni tanto da un sorriso e da quella mano che spesso scosta i capelli dal viso. I pensieri ora vacillano e svaniscono, come d’incanto la mente è libera e serena, Nina Nastasia è una musa sognante. Dopo circa un’ora si allontana. Viene richiamata per altri due brani. Ma la magia ha già rapito. La pioggia è ancora lì. Gli stessi profumi. Lo stesso rumore. Di una giornata che non sarà più la stessa.

Emanuele Tamagnini

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here