Nils Frahm @ Teatro Quirinetta [Roma, 5/Maggio/2015]

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L’attitudine primaverile e il caldo quasi estivo fanno da cornice a quello che è il primo appuntamento ufficiale targato Spring Attitude Festival, la rassegna capitolina che, giunta ormai alla sua sesta edizione, porta nella capitale il meglio della scena elettronica europea e mondiale. A fare gli onori di casa tuttavia, questa volta è una delle personalità più in vista della modern classical, nonché uno degli sperimentatori più all’avanguardia del panorama attuale, il pianista berlinese  Nils Frahm che presenta nella splendida cornice del Teatro Quirinetta lo spettacolo che lo porterà in tour per tutto il periodo estivo “Nils Frahm has lost his mind”. Appena entrati si respira da subito l’aria dei grandi eventi, e nell’arco di pochi minuti è già il turno dei primi e unici opening act della serata, il trio nu jazz newyorkese Dawn of Midi che fresco di splendide recensioni da parte di testate quali il New York Times o il The New Yorker propone l’ultimo lavoro ‘Dysnomia’. Nell’ora scarsa a propria disposizione il trio inanella una performance di grande gusto, spaziando dal break-beat all’IDM senza soluzione di continuità tuttavia l’estrema pesantezza negli arrangiamenti non lascia davvero scampo e la sensazione in conclusione, è quella di aver recepito sicuramente meno di quanto si sarebbe potuto o voluto comprendere. In una sala ormai gremita e dopo un rapido cambio palco è subito la volta dell’ospite più atteso, che con fare dimesso fa la sua entrata nella penombra del palcoscenico circondato dalle tastiere e dai pianoforti che lo accompagnano in questo viaggio. Non appena viene suonata la prima nota, è da subito chiaro il tipo di connessione che si instaurerà di lì a poco con il musicista. Nils Frahm è un dialogatore, un poeta senza parole che parla attraverso ogni sfaccettatura del suo strumento, è padrone e si sente tutta la maestria e la sicurezza con cui i suoni vengono prodotti, presi, filtrati, ripetuti e mischiati insieme, in un crescendo di emozioni e riflessioni. Le atmosfere che si rincorrono spaziano dalla musica da camera alla sperimentazione, dal concerto per pianoforte all’electronic-ambient, senza strappi o fratture e sempre dolcemente accompagnate in ogni passaggio dalla maestria del talento tedesco che è in grado di renderle perfettamente  parti armoniose di uno stesso mosaico. Si ferma a parlare quando tra un pezzo e un altro racconta della sua “ossessione per gli organi” e presenta il gigantesco organo a canne che ha recentemente costruito, per poi ributtarsi nuovamente  anima e corpo nella successiva composizione, in uno spettacolo fatto di chiari e scuri, come le luci e le ombre che si alternano sul palco ogni volta che allontanandosi da uno strumento si avvicina ad un altro. Luci ed ombre che richiamano il bianco e nero dei tasti del pianoforte attraverso cui Frahm esprime molto più di quanto avrebbe potuto con le semplici parole; dopo l’ultimo pezzo annuciato tra i fischi della folla, è già tempo di encore ed eccolo impugnare due spazzoloni del water per percuotere le corde del suo grancoda un’ultima volta. Una volta tornato il silenzio, la sensazione è quella di essersi ripresi da qualcosa di più di un semplice concerto, un’esperienza  fatta di sensazioni esplicite ma non troppo, che mai si svendono al migliore offerente ma che in fondo hanno colpito esattamente dove dovevano colpire, raggiungendo senza dubbio, l’obbiettivo principale per ogni artista: emozionare emozionandosi.

Alberto Paone

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