Nick Oliveri @ Circolo Magnolia [Milano, 10/Novembre/2009]

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Puntuali, arriviamo davanti al Magnolia alle 21:30 e parcheggiamo la macchina euforici, per una volta siamo riusciti ad evitare il parcheggio a pagamento. Braccino corto! Nel vialetto che ci porta all’ingresso del locale il mio sguardo perlustratore si concentra sulla figura di un donnone a braccetto con il suo uomo. All’entrata il buttafuori informa la coppia che devono fare la tessera ARCI, qualche parola indistinta e poi continua “oh, you are playing!?”. Mi faccio due risate riconoscendo Nick Oliveri, (lo credevo più alto), che se ne entra tranquillamente. Altri musicisti, anche molto meno affermati, avrebbero fatto una scenata epica. Bello ritrovarsi al Magnolia, probabilmente il locale live di Milano, (Segrate per la precisione), con la programmazione migliore.

Con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia si presenta sul palco del tendone esterno Diego, in arte The Big Sound Of Country Music. Barbone e camicia da boscaiolo,  o da campagnolo visto che ci tiene a precisare che viene dalla campagna. Tanta ironia che strappa più di un sorriso ed una voce che scalda. Blues dalle tinte oscure che, almeno secondo il buon Andrea, ricorda molto Ry Cooder. A voi l’ardua sentenza. In ogni caso Diego fa un gran bel concerto ed io mi riprometto di informarmi sul suo conto.

Ci si prende una veloce boccata d’aria fuori dal tendone e i Loud Nine iniziano a tradimento, forse per recuperare il leggero ritardo. Mi rituffo nel tendone accorgendomi che il pubblico, nello spazio di pochi minuti, è cresciuto di parecchio. Classica formazione a tre che fin da subito mette in chiaro di esser cresciuta a Kyuss, QOTSA e Foo Fighters. Bravi son bravi, martellano senza pietà dall’inizio alla fine, ma forse queste influenze sono un po’ troppo presenti ed invasive. Comunque hanno tutto il tempo per trovare una via più personale, nel frattempo sono comunque una spanna sopra la media delle rock band nostrane.

Che dire di uno che ha suonato con Kyuss, QOTSA, Dwarves e Mondo Generator. Semplicemente un mito, uno che sicuramente si è goduto ogni fottuto giorno della sua carriera musicale. Nel bene e nel male, eccessi compresi. Giù il cappello e via! Solo soletto con la sua chitarra acustica ricoperta da adesivi.  Non è cambiato di una virgola, crapa pelata, pizzo e sguardo da serial killer. Fondamentalmente punk in tutto quello che fa e, se possibile, con la chitarra è ancor più grezzo e debosciato del solito. Un calcio in faccia a tutti i virtuosi dello strumento, lui suona in modo approssimativo ma lo fa come se fosse l’ultimo concerto della sua vita. Dedizione totale che appaga completamente un pubblico rapito. Il repertorio è enorme ed è impossibile ricordarsi tutto, anche perchè la scaletta viene stravolta. Nulla pare preparato, semplicemente suona quello che gli passa per la testa o gli viene richiesto. E anche da questo si capisce la sua purezza artistica. Dei QOTSA ci concede le stupende ‘I’m Gonna Leave You’, ‘Another Love Song’, ‘Autopilot’ (richiesta e cantata da tutti), ‘Six Shooter’ e ‘Quick And To The Pointless’. Poi ‘Dairy Queen’ dei Dwarves, ‘Love Has Passed Me By’ e ‘Green Machine’ dei Kyuss. Dei Mondo Generator le migliori sono state ‘Day I Die’ e la fantastica ‘Four Corners’, pezzo in cui la sua bella Michele Madden ha sostituito più che egregiamente Mark Lanegan. Prima dei bis un’ottima ‘Bloody Hammer’ di Roky Erickson, per altro già coverizzata dai QOTSA in passato. Ma le chicche per me sono state le cover di ‘Endless Vacation’, ‘You Can’t Put Your Arms Around A Memory’ e la conclusiva ‘Outlaw Scumfuc’. Tre pezzi deliranti e tossici. D’altronde Dee Dee, Johnny Thunders e G.G. Allin erano tre disadattati che ora stanno due metri sotto terra. Loro sono morti stecchiti, Nick è vivo e vegeto e porta avanti la loro attitudine che vive sul filo del rasoio. Una toccatina di palle è d’obbligo. Lunga vita a Nick Oliveri e un pensiero a chi non c’è più.

Chris Bamert