Nick Oliveri @ Init [Roma, 25/Luglio/2015]

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Come sempre l’Init Club è una sicurezza, in linea con i più importanti locali nazionali e internazionali offre quella cosa fantastica che è l’azzeramento della distanza tra pubblico e artista. Una casa per i nerd dell’underground inteso in tutte le sue sfaccettature, dove è possibile godere di show diversi dal solito, non solo per la tipologia e la scelta delle band o degli artisti, ma anche e proprio per la location: piccola, scarna e funzionale. La serata di cui mi appresto a scrivere prevede il live acustico di quel matto di Nick Oliveri, bassista nei QOTSA qualche anno fa, nei Kyuss ancora prima e fondatore dei Mondo Generator. Negli ultimi tempi Oliveri si è dedicato a questo progetto chiamato Death Acoustic, che poi sarebbe il nome di un suo album uscito nel 2009, basato su brani originali e cover eseguiti in acustico: solo chitarra e voce in perfetto stile violento. Ad aprire lo show sono i The Shiver di cui riesco a sentire poca roba per cui non vorrei dare pareri superficiali. La sensazione che ho avuto è comunque quella di un gruppo niente male dal punto di vista tecnico, ma poco originale. Segue il live dei Cockroaches, band per scelta nettamente diversa, più diretta, semplice e concreta, basata molto sull’intrattenimento e che bada poco ai virtuosismi strumentali o vocali. Il cantante Iavan offre uno show senza vergogna scatenandosi sopra e sotto il palco e richiamando l’attenzione di un pubblico timido, mostrandogli letteralmente il culo. Dopo aver eseguito un brano presentato dalla frase: “Mi madre è na cazzo de mummia!” (seguita dall’entrata sul palco di una mummia), invita Oliveri a salire sul palco per cantare ‘No Fun’ di Iggy Pop. Un bel momento, conclusosi con simulazione di eiaculazione da parte del musicista californiano. Il cambio palco è veloce ed ecco che il bassista pelato con la barba da capretta tibetana è già sul palco a suonare ‘Green Machine’ dei Kyuss. Come detto prima, quello che mi ha colpito di questo suo progetto acustico è la violenza, quell’approccio punk hardcore anche nel suonare in acustico, per cui rimangono la sua inconfondibile voce sgranata, urlata come se stesse suonando grindcore, e le corde dell’acustica scosse con prepotenza. Sul palco c’è solo lui, che tra una canzone e l’altra scambia qualche battuta con il pubblico: una situazione tutto sommato intima, in cui il caldo infernale fa soffrire un po’ tutti. Tra i brani che esegue ricordo ‘I’m gonna leave you’ dei QOTSA, ‘Invisible like the sky’ sua originale, ‘Endless Vacation’ dei Ramones, ‘You Think I Ain’t Worth A Dollar, But I Feel Like a Millionaire’ sempre dei QOTSA, ‘Outlaw Scumfuc’ di G.G. Allin. Come prevedono i suoi show, invita sul palco i fan per cantare insieme ‘Feel Good Hit To The Summer’ dei QOTSA per poi concludere con un pezzo solo vocale, parlato e incazzato nero. A fine concerto mi trovo a pensare a come sia possibile urlare in quelle condizioni, con un caldo allucinante vedevo la vena sulla sua boccia pulsare senza esplodere. Io sarei svenuto. Poi penso che lui può perché è lui: Nick Oliveri.

Marco Casciani

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